Felicità: di che cosa è fatta?

felicitàParliamo di felicità, oggi, mica di bruscolini. Del tema più dibattutto dagli esseri umani di ogni tempo, tanto da surclassare perfino quello dell’amore. Perché parliamo di felicità? Beh, prima di tutto perché è importante…. :) Poi perché siamo all’inizio dell’anno e che ci piaccia o no molti rimuginamenti e appartuniamenti e paturnie di questi giorni sono concentrati sui buoni propositi, sugli obiettivi e sui risultati che si vogliono ottenere nel nuovo anno. E che si teme non si otterranno. Che noia, ragazze, che barba. Che brutti vizi, brutti brutti.

Quello di pensare a “come essere felici” è un buon modo per procrastinare la felicità, per rimandarla, ritardarla. Ma si sa che gli esseri umani – e le donne in particolare – sono degli esperti specialisti nell’autosabotaggio e nel “rovinarsi la vita”, cioè nell’evitare e nel distruggere le proprie possibilità di essere felici.

"La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi. La trovi nonostante i problemi. Stephen Littlewood"

In più io credo che in molte non abbiano nessuna vera buona idea su che cosa sia la felicità, cioè la felicità per loro. Diciamo che di solito lo schema è questo: ci si sente insoddisfatte – e questo capita per uno scollamento tra desiderio e realtà, tra ideale e concreto – e si comincia a pensare che si dovrebbe essere felici mentre, invece, purtroppo non c’è la felicità, ma non si sa che cosa significhi davvero essere felici, avere serenità, stare bene e quindi non si sa dove, come e che cosa fare e cercare.

Perché non si sa che cosa significa essere felici? Perché le persone non sanno che cosa serve – a loro nello specifico – per essere felici? Perché la felicità non viene insegnata, non c’è nessuno che guida in questa direzione e fornisce le indicazioni giuste. Tutti mandano da un’altra parte. Indirizzano nella via sbagliata. Sbaglio di indirizzo, perbacco! Bisogna ritrovare la strada, aprire il proprio sentiero.

Felicità, come fai a capirla?

Nessuno insegna a nessuno come ascoltare se stesso ma tutti insegnano come prestare attenzione ai tanti rumori esterni: per essere felice, se sei una donna, devi studiare e poi avere un lavoro che ti permetta di guadagnare, ma di non impiegare tutte le energie e il tempo nel lavoro. Perché, poi, per essere davvero realizzata e dare un senso alla tua vita, devi avere un partner e dei figli. Per gli uomini le indicazioni sono: devi ottenere risultati – non necessariamente impegnandoti in modo trasparente – guadagnare e avere successo nel mondo là fuori. Per uomini e donne ci sono i simboli del successo, gli status symbol: la casa, la macchina, i vestiti, le vacanze. Insomma tutte le stupidaggini che sappiamo bene.

"Tutti vogliono essere felici; per poter raggiungere tale condizione bisogna capire che cosa si intende per felicità. J.J.Rousseau"

Il fatto è che con tutto questo rumore di fondo e tutto questo casino di persuasione che viene dall’esterno, è un po’ complicato arrivare nel mondo (atterrare su questo pianeta, cioè) e, magari partendo da piccolini e da ragazzini, farsi un’idea propria, utile ed efficace di felicità. Intendo, un’idea che permetta di stare davvero bene e di essere davvero sereni. Perché serenità e felicità vanno “create su misura”, come gli abiti dei sarti (bravi) di una volta.

Per esempio – e io su questo non mi dò pace – ci sono carrettate e carrettate di fanciulle – anche giovanissime, appartenenti alle generazioni più “moderne” – che pensano che la felicità sia nella vita di coppia, in un amore romantico, nella vicinanza di un uomo che non sia solo il fantastico principe azzurro pieno di romanticherie e di comprensione, ma che sia un vero e proprio “sostegno” per la vita e i problemi che essa presenta. Mi spiace, la felicità non è in un rapporto di coppia, per nessuno. La felicità è composta da vari fattori, tutti importanti, tutti da tenere in massimo conto. Se manca uno o più di questi fattori, la piena felicità non è raggiungibile.

Ci vogliono olio di gomito e determinazione per essere felici

L’idea che la felicità sia ottenuta quando si sarà raggiunto un obiettivo specifico – il matrimonio, un posto di lavoro, la sicurezza economica, la macchina grande (oh, ma c’è ancora chi dà valore a ‘ste strombate, pazzesco…) o il denaro – è un’idea profondamente “inumana” della felicità e stucchevolmente superficiale, perché ignora la ricchezza insieme delle risorse di una persona e dei suoi tanti bisogni, delle necessità emotive che si presentano nel trascorrere della vita e attraverso l’evoluzione personale che (si spera) si compie attraverso la crescita nella vita adulta.

"La morale è che non c’è nessuna favola. Da internet"

Detto in altre parole: la nostra esistenza è talmente complessa, noi siamo talmente complessi e attraversiamo tante fasi della vita molto diverse tra loro, che non possiamo identificare la nostra felicità con un fattore, un aspetto materiale ed esteriore o unico per sempre.

E arriviamo al punto davvero sgradevole: i messaggi esterni dai quali siamo bombardati danno un’idea di felicità all’apparenza facile, perché basata sull’avere, stolida, perché basata sull’apparenza e sulla materialità e semplificata: la felicità viene equiparata al comfort, alle facili soluzioni o addirittura all’assenza di problemi. L’aspirapolvere che pulisce da solo, la lavatrice che lava da sola e i bambini che devono servire anche loro come status symbol, non devono “rompere”, ai quali si dà l’ipad per farli stare buoni (nemmeno più, i vecchi cartoni animati), “che sai è tanto sveglio e intelligente” che si educa da solo (e come no!).

Mi vengono in mente certe pubblicità dei profumi di gran marca dove una bionda incredibile con pelle di velluto, altissima (si capisce che non sono bionda e non sono alta, eh?) avvolta in magnifici abiti di seta dorati, in ambienti fantastici, si cala come un angelo da una catena che scende direttamente dal cielo: adoro quelle pubblicità. Mi è sempre piaciuta la pubblicità e quegli effettoni, quel glamour fané e immortale da anni ’80 lo trovo affascinante: pensa te quante competenze per creare tutta questa idea di lusso finto raffinato per abbindolare le masse da discount.

Il fatto è che tutto questo non c’entra nulla con la vita. Perché, udite, udite, la vita non è “j’adore” (brivido gelato lungo la schiena, strombata cosmica), ma la vita è una sequela di complessità (problemi?) che vanno attraversati.

E’ che il modello “j’adore” o anche il modello della tecnologia di massa: “striscio sullo schermo e ho tutto quello che voglio”, danno l’idea che la felicità sia una cosa facile e alla portata di tutti (guarda un po’ quella tua amica che si è rifatta le tette, sempre a postare foto di lei in costume su Facebook, oh, a lei le cose le vanno sempre tutte bene) e se qualcuna si sente insoddisfatta, prova un senso di vuoto (umanissimo, dato questo contesto, poi), pensa che la soluzione più semplice sia conquistare un uomo, far innamorare un ragazzo. Ah, la via breve per essere felici. Condividere la propria insoddisfazione con uno ancora più insoddisfatto da scegliere tra i vari modelli il dongiovanni, il confuso, il perditempo, il rospo, il fantasma, il bambinone, l’irresponsabile lo stronzo, l’indeciso, il confuso, l’uomo sposato, il falso figo, il cretino, colui che ti usa per esercitare la sua manipolazione perversa, mister non voglio una storia seria etc. etc.

Ecco perché poi alla fine si collezionano uomini sbagliati uno via l’altro. E santa pazienza!

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Felicità: e allora?

Per essere felici, come dicevamo prima, è utile sapere di che cosa è composta la felicità per se stesse – non per la mamma, la tv e le amiche – e poi prendersi cura di tutti questi “componenti” ogni giorno, investendo su quelle la propria attenzione e non nello scrutare le foto e gli stati degli amici su Facebook. O sognando a occhi aperti l’arrivo del famoso principe azzurro con il suo bacio risolutore.

"Felicità? Una piccola incombenza giornaliera da curare come faresti con un giardino. Annabel Buffet"

Ebbene, ecco che cosa di sicuro è utile per essere più felici e sereni. Facciamo una specie di “lista” base, che potrebbe anche creare qualche turbamento interiore. Ma è attraverso i turbamenti interiori – affrontati e superati – che si arriva a essere migliori e ad avere una vita migliore.

1) Hai presente quando si dice: “se c’è la salute c’è tutto?” E’ un concetto che chi è stato sempre bene spesso fatica ad afferrare. Ed è un concetto sacrosanto. In realtà c’è di più: non è solo la salute del corpo (essenziale e prioritaria) e della mente (fondamentale) che contano. Conta l’equilibrio personale, fatto di autonomia e indipendenza emotiva, sicurezza in te stessa, sicurezza della direzione che vuoi dare alla tua vita.

Tu dirai “Ilaria, questo non è leale, tu metti quello che dovrebbe essere il traguardo come punto di partenza, come si fa?” Si deve fare: ti ricordi l’articolo dedicato sul tema la persona giusta, all’essere, al fare e all’avere? Siamo noi il punto di partenza, siamo noi che definiamo tutto quello che ci gira intorno, è su di noi che dobbiamo investire tempo, dedizione ed energie, nella nostra crescita. Anche – soprattutto – quando vogliamo incontrare persone nuove, che ci arrichiscono o quando vogliamo trovare l’uomo giusto o anche quando, guarda un po’, vogliamo “ridisegnare” la nostra vita di coppia perché lì dentro, entrambi siamo cresciuti ed è bello prenderne atto e confrontarci insieme per dare e ricevere, ancora, del nostro meglio.

2) Quando parliamo di salute, mentale e fisica e di equilibrio personale, parliamo anche di capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni, di coltivare e nutrire la propria mente e il proprio spirito (fai buone letture? Rifletti su questioni che vanno al di là della punta del tuo naso? O pensi solo ad appaiare il colore della borsa e delle scarpe o a come rassodare i glutei?). Serenità e felicità si basano su salde fondamenta, cara.

Perché diciamocelo fuori dai denti: se sei una che mette al primo posto lo shopping al sabato pomeriggio e la scarpa tacco 12, poi dopo ti trovi uno che guarda solo la scarpa tacco 12. Con tutto quel che ne consegue.

3) Pensare alle questioni dell’esistenza che vanno qualche centimetro al di là del proprio naso non significa non divertirsi ed essere sempre “serie” o peggio “seriose”. Oh, quante donne intelligenti e anche argute si chiudono – perché deluse dagli uomini (cioè perché un cretino qualunque le ha lasciate con un sms) – in una serietà e secchioneria difensiva, che le rende un pochino respingenti? Sì lo so, su questo blog di sicuro non entra mai nessun tipo del genere. Mai, mai. Proprio mai. Divertimento, svago, tempo libero di qualità sono “componenti” essenziali di una vita sana, serena e felice. Non dimenticarlo mai. Ed è nel divertimento, nell’allegria, nell’attitudine a ridere di quel che ci accade che rafforziamo l’amore per noi stesse e la capacità di attrarre uomini di valore.

4) Mettere a frutto i propri talenti, i propri punti di forza: non si può vivere senza darsi questo obiettivo. Tradotto in parole meno poetiche: bisogna avere un ruolo, un lavoro, mantenersi da sole, essere autonome economicamente. Spiego meglio, si tratta di due aspetti diversi, vicini e ugualmente importanti: a) avere un ruolo; b) provvedere a se stesse economicamente.

5) Infine, dulcis in fundo, ta-da-da: le relazioni, gli affari di cuore, i sentimenti. Che sono anche gli affetti: la famiglia d’origine, le amicizie, i buoni rapporti di colleganza, di vicinato. E, certo, certo, certo, per la piena felicità ci vuole l’amore di coppia, la seduzione, l’attrazione. Avere accanto un partner con cui avere un bel rapporto alla pari. Che sintentizzando si basa su quattro aspetti: I) attrazione fisica/sessuale II) intesa emotiva e intellettuale III) progetti condivisi IV) esclusività.

Una vita vissuta godendo di tutti questi aspetti può definirsi una vita felice, serena, ben vissuta. La buona notizia è che una vita del genere si può realizzare, partendo da quel che si ha e procedendo nella giusta direzione. Se non si fa niente, al contrario, non si ottiene niente.

Invece di appaturniarti in pensieri depressivi e deprimenti in cui ti concentri su quel che ti manca, cambia direzione: subito, oggi, prenditi 15 minuti e rileggi l’articolo.

Considera con attenzione l’elenco dei 5 punti della felicità e scegli uno/due aree sulle i quali vuoi concentrarti nel prossimo mese (procediamo con delicati “baby step” come dicono gli inglesi, i passi dei piccolini, che vanno sempre avanti).

Considera a come organizzi le tue settimane dal lunedì alla domenica e le tue giornate, inclusi i momenti di svago e di lavoro. Scegli che cosa ti piacerebbe “aggiungere” di buono in quelle aree della tua vita. E quando hai scelto fatti la domanda: “Che cosa occorre che io faccia per ottenere questo?”. Baby step, piccole azioni ogni giorno. Con allegria e fiducia.

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130 Commenti

  1. Avatar di London

    London 4 anni fa (18 Febbraio 2016 16:13)

    Fantastica Ilaria! Ma quanti limiti ci hanno inculcato. In Italia, soprattutto in provincia, dove le menti sono molto ristrette, anche solo andare al cinema da sole , al ristorante ancora di più, come dici tu, è vista come una cosa da marziani. Oddio che tristezza andare al cinema da soli. Oddio che tristezza andare in vacanza da soli. A me fa tristezza il Limite mentale di questa popolazione. Del resto se si ha paura di se stessi........
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 anni fa (18 Febbraio 2016 17:21)

      Se certe donne sapessero i trattamenti di "favore" che ti vengono riservati al ristorante, sui treni, in aereo, in albergo, in spiaggia, sulle piste da sci, nei musei, alle mostre, dai maestri, allenatori di yoga/disegno/musica/cucina, guide turistiche, cameriere e camerieri, giovani, attempati, inesperti e espertissimi etc etc (tutti gli operatori del settore, a qualsiasi genere appartengano, maschile e femminile, le altre coppie, le mamme con bambini etc) quando sei sola, un minimo sorridente e tranquilla, non mollerebbero più... Io sono riuscita ad avere piatti speciali, porzioni doppie, calici di vino offerte dal gestore, colazioni, entrate gratuite a sale riservate, biglietti omaggio, inviti, consigli "riservati", chiamate alle mogli e ai mariti per chiedere chiarimenti (queste sono la parte più divertente), caffé e cappucci rifatti tre volte per avere i miei standard soddisfatti (si sa che all'estero certe cose non sono così scontate) etc senza nemmeno esprimere una richiesta. E che vuoi che ti dica? Le persone amano farsi del male, piuttosto che cambiare idea. (Quando giri con un uomo, azz, niente di tutto questo. Ti trattano superfreddamente.)
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  2. Avatar di London

    London 4 anni fa (18 Febbraio 2016 16:29)

    Comunque il non andare al cinema/al ristorante/ in vacanza da soli e soprattutto che sia vista come negativa, è una cosa prettamente Italiana. All'estero è una cosa normalissima e ci mancherebbe......
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    • Avatar di Gea

      Gea 4 anni fa (18 Febbraio 2016 18:43)

      Ciao London, non so come sia nel resto d'Europa, ma a Parigi dipende... Ci sono tante donne autonome, indipendenti e veramente libere, che non hanno problemi a far cose da sole, ma purtroppo ci sono anche molte, troppe donne (e parlo di francesi, anche sotto i 30, mediamente tra i 25 e i 45) tristi e bisognose, che mai e poi mai pranzerebbero o cenerebbero da sole, mentre un uomo il problema di essere da solo a tavola non se lo pone minimamente... anzi! :-D A volte le mie colleghe, coetanee o più giovani, mi fanno cadere le braccia. E non é che io abbia cambiato mentalità emigrando... ero già moderna prima, e a volte mi ritrovo a parlare con gente che sembra uscita da un paesino degli anni Cinquanta! Purtroppo il bombardamento di stronzate rivolte alle giovani donne é impressionante anche qui. E un'Ilaria francese non c'è... Hélas ! (A Ilaria: ma non hai mai pensato di tradurre in altre lingue i tuoi libri e articoli? C'è un gran bisogno di "voci fuori dal coro" come la tua!)
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  3. Avatar di helen

    helen 4 anni fa (18 Febbraio 2016 18:38)

    Il mio problema è che mi diverto talmente tanto a far cose da sola che mi chiedo : non è che poi arriva qualcuno a rovinarmi la festa? Ahahaha Il problema del lungosingle (come il lungolago, il lungomare) é che SI ABITUA e diventa sospettoso nei confronti dei new entry.In definitiva, domanda ancora più allargata: ma io, che cavolo voglio?
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    Rispondi a helen Commenta l’articolo

    • Avatar di Gea

      Gea 4 anni fa (18 Febbraio 2016 19:46)

      Sai Helen, credo che quando si incontra qualcuno con cui si è veramente in sintonia (non flussi karmici o altre strombolate, ma vera e spontanea affinità) il problema non si ponga più. Invece, se si hanno dubbi, é la prova che quella persona non é quella giusta. Penso che quando si é raggiunta la serenità e si sta davvero bene con se stessi si abbia anche quella lucidità di giudizio che permette di vedere se una relazione arricchisca o impoverisca la propria vita.
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    • Avatar di Silvia

      Silvia 4 anni fa (18 Febbraio 2016 20:29)

      Condivido ciò che dicono Gea ed Helen sul fare attività da sole, forse è un problema dei paesi mediterranei vedere donne autonome e indipendenti, nel nord Europa questo credo non esista o almeno io non l'ho percepito, generalizzazioni a parte. Per quanto mi riguarda ho capito da subito che il mio problema, anni fa, era l'autonomia e ho fatto di tutto per esercitarla e conquistarla, anche disciplinandomi in questo senso e l'ho ottenuta. Il bello (e brutto) che c'è qualcuno/a non autonomo che vuole convincermi che mi manca qualcosa o qualcuno. Ho capito da tempo che non occorre persuadere della bontà delle mie scelte chi non è convinto nemmeno di se stesso e lascio perdere discussioni inutili.
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  4. Avatar di Tosca

    Tosca 4 anni fa (26 Febbraio 2016 12:58)

    Parole sante! Bisognerebbe inculcarle nelle persone fin dall'adolescenza. Ho sempre pensato che per stare bene con qualcuno bisogna prima stare ben con se stessi. Peccato che, ahimè, io per prima negli ultimi anni abbia faticato un po' a mettere in pratica questo concetto. Fino alla laurea ho sempre incanalato le mie energie nella realizzazione dei miei progetti professionali e dei miei interessi personali (amici, volontariato, viaggi all'estero, corsi di lingue), senza preoccuparmi della ricerca di un partner e senza farmi troppi problemi a fronte di esperienze sentimentali -per così dire- fallimentari. E ripensandoci ero davvero felice! Poi raggiunti alcuni traguardi professionali, la gente intorno a me (famiglia ed amici) ha iniziato ad aspettarsi che io "mi sistemassi": quando le amiche fidanzate con le loro storie "perfette" ti fanno sentire una "sfigata" perchè -udite udite- non riesci ad incontrare l'uomo giusto, finisci per sentirti diversa e convincerti che devi aspirare al loro "modello". Così ho iniziato ad avere paura della solitudine e a vivere con l'ansia di trovare un compagno per sposarmi e fare figli prima che il mio orologio biologico dicesse che era troppo tardi. Solo oggi, a distanza di mesi dalla fine della mia ultima relazione, mi rendo conto che quella paura e quell'ansia hanno fatto sì che io mi accontentassi di essere scelta da persone sbagliate, che non erano alla mia altezza, e mi ha reso infelice. Mi sono fatta scegliere anzichè essere io a scegliere. Ho perso tempo dietro un ideale di felicità che non mi appartiene davvero. Adesso capisco quanti errori ho fatto, a cominciare dalle amicizie, forse mi sono accontentata anche in quello per la paura di essere sola. Mi piacerebbe tanto riuscire a far capire a certa gente che viviamo nel terzo millennio e fortunatamente una donna non ha bisogno di un uomo accanto per essere accettata dalla società. Sia ben chiaro: anch'io aspiro ad avere una relazione sana e matura, ma non ne faccio la mia ragione di vita, almeno non più. Non voglio andare alla ricerca di qualcuno a tutti i costi, voglio vivere una vita che sia piena a prescindere da un matrimonio, facendo ciò che mi rende soddisfatta di me stessa.
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    Rispondi a Tosca Commenta l’articolo

  5. Avatar di London

    London 4 anni fa (1 Marzo 2016 12:10)

    Ciao Ilaria, seguo con piacere anche i tuoi commenti su Facebook, anche se li non commento, Facebook non mi piace molto. Gli ultimi tuoi post parlano di lasciare perdere le persone o tutto quello che non ci piace e quindi non ci fa del bene e l’altro, una riflessione su come costruirsi una serenità a lungo termine evitando gli ambienti tossici (ambienti, persone, legami tossici), e quindi lasciarli velocemente. Sono d’accordissimo. Io da anni ho fatto piazza pulita. Nel mio tempo libero faccio quello che mi piace. Ho imparato a dire di no senza sentirmi in colpa. Seguo il mio benessere. Unico punto dolente, dove non riesco a smuovermi, l’ambiente di lavoro . E li l’ambiente è davvero tossico. Cerco di sopravvivere . Anche qui ho imparato a fregarmente. Non partecipo certo alle cene di colleghe con cui passo tutta la giornata perché per me sono tossiche. E quindi, mai come ora considero ogni minuto fuori dal lavoro come tempo d’oro. Domanda, secondo te è possibile avere un atteggiamento mentale per poter affrontare un ambiente tossico, di lavoro, dove quindi si è “obbligati” a venire o anche li è meglio decidere di provare a cambiare….? GRAZIE!
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 anni fa (1 Marzo 2016 12:23)

      @ London: proprio nelle mie varie puntate di riflessioni su Facebook a un certo punto chiarisco che no, se gli ambienti sono tossici inutile insistere, meglio cercarsi una valida alternativa. Impresa non facile con i tempi che corrono, perché trovare un lavoro è molto impegnativo e trovare ambienti non tossici ancora di più. Vecchie - ma ancora vive e vivaci, ahimé - teorie della psicologia e della crescita personale sostengono che vincere e crescere significa adattarsi anche agli ambienti peggiori. Sono balle belle e buone. Resistere negli ambienti peggiori significa solo farsi del gran male e non crescere, esattamente come stare con un uomo sbagliato. Credo che la costruzione della propria felicità sia cercarsi le persone e gli ambienti che fanno per sé, costi quel che costi. Sarebbe molto bello se metteste il vostro "mi piace" sulla mia pagina Facebook (con la diffusione aiutate il mio lavoro, con vantaggi per tutte). Quello che viene pubblicato su FB potete trovarlo anche qui, a fondo della pagina del sito, nella banda blu.
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    • Avatar di London

      London 4 anni fa (1 Marzo 2016 12:59)

      Grazie Ilaria :) Grazie mille
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    • Avatar di Gea

      Gea 4 anni fa (1 Marzo 2016 16:07)

      Ilaria, hai perfettamente ragione. La resilienza é importante, svilupparla é fondamentale, ma grazie a Dio non siamo nei lager e dunque é importante saper adattarsi quando non si puo' fare altrimenti, preservando comunque la propria integrità (mentale, emotiva e morale), e nel frattempo guardarsi intorno per trovare una situazione lavorativa migliore e creare le condizioni per cogliere le opportunità. Niente fughe sconsiderate, ma neanche rassegnarsi al carcere a vita! ;-)
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    • Avatar di London

      London 4 anni fa (10 Marzo 2016 12:56)

      ciao Ilaria, ritornando all’ambiente tossico, sono d’accordo con te che sia il caso di allontanarsi, quando è troppo è troppo e grazie mille dei tuoi consigli utilissimi. Ora stacco per una decina di giorni perché vado in ferie e anche questo è stato motivo di invidia e gelosia. Ma si potrà? Ma di quell’invidia subdola di gente (per lo più donne) che non si fa gli affari propri, chiede chiede chiede, appena ti giri ti deve dire di ogni perché sta gente evidentemente non ha una vita propria. Ecco, siccome a me non va che qualcuno mi faccia delle storie sulle mie sacre e meritatissime ferie, ieri, dopo una scena subdola, non ce l’ho fatta più e sono andata a parlare col mio capo. Cose che volevo dire da molto. Sul comportamento di certa gente, sul continuo chiacchiericcio delle persone qui, sulla maleducazione nei confronti dei clienti. E quindi se era possibile essere spostata oppure ridurre l’orario di lavoro e fare un part time. Stamattina queste colleghe sono state chiamate in riunione e non so cosa sia stato detto loro. Fatto sta che stamattina erano tutte silenziose e diligenti. Non capisco perché stamattina mi sentivo quasi in colpa, come se avessi detto chissà cosa, nel caso fosse venuto fuori il mio nome. D’altronde ho solo riferito la verità, di un ambiente tossico e soprattutto maleducato nei confronti della clientela. Ok, e qui mi collego alla frase che ho letto in un tuo post di stamattina, di base, di quello che pensano e dicono gli altri, cosa mi interessa? Perché è così difficile disinteressarsi totalmente e procedere per la propria strada. Lo faccio per certi versi, ma ho sempre quella puntina di senso di colpa……perché?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 anni fa (10 Marzo 2016 13:28)

      E' una questione di schema, di abitudine, di comportamento appreso: ti hanno insegnato che il giudizio degli altri è importante. Cambia posizione, con nuove abitudini di pensiero, e atterra il senso di colpa.
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    • Avatar di London

      London 4 anni fa (10 Marzo 2016 13:50)

      Grazie mille Ilaria per la tua risposta!!! :)
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    • Avatar di london

      london 4 anni fa (5 Aprile 2016 12:06)

      Dopo un mese dalla mia manifestazione di disagio della mia posizione qui a lavoro e con richiesta di spostamento o riduzione orario, mi dicono che i due capi vogliono parlarmi dicendo che io sono importantissima e tengono molto a me, allora mi aspetto un cambiamento e invece mi viene detto che non c'è possibilità di altro posto qui all'interno, sottolineando che non perchè non saprei fare (ta bo che me lo dicono loro!!!), perchè non sanno dove mettermi e io vado tanto bene li dove sono e soprattutto se mi spostano, chi mettono al mio posto! ci credo bene, dopo che ti dico che sono in mezzo a colleghe che scambiano il luogo di lavoro per un bar con tanto di chiacchiere da bar, tu , datore di lavoro mi rispondi, ah si lo sappiamo , è un problema, tu ce lo stai confermando. Bene, peccato che ci passo io le mie otto ore al giorno per 5 gg settimanali con loro. Niente, neanche un part time è pensabile perché potrebbe creare precedenti, come se in passato non ne avessero fatti …tutte balle. E questi datori sarebbero due persone che mi vogliono un mondo di bene? Che sono la loro colonna portante? Secondo me per il loro tornaconto. Se mi volessero bene proverebbero a trovare una soluzione se una dipendente a cui tieni ti manifesta disagio. No, invece, forse nel tentativo di arrampicarsi sugli specchi, uno ha anche insinuato che il problema potrei essere io, nel senso, se vengo spostata in altro ambiente con altre colleghe non è che poi mi lamento anche di loro? Si, ok! Tante grazie. Forse ho la conferma che se un ambiente è così tossico qualcuno l’ha creato. Forse anche loro, nelle loro vesti di “capi”, sono in qualche modo abusivi. Forse? Che dire, la catena è scesa. A questo punto ci ho provato a cambiare qualcosa qui ma a quanto pare non c'è soluzione. E’ forse il caso di allontanarsi. Cosa ne pensi Ilaria?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 anni fa (5 Aprile 2016 12:16)

      Io penso che non bisogna fare affidamento sugli altri, soprattutto negli ambienti di lavoro, dove l'unico obiettivo delle persone è tutelare il proprio didietro, i propri piccoli interessi e i propri piccoli privilegi. Prendere atto della situazione e agire a proprio favore. Evitare di lamentarsi e chiedere a chi non vuole e non può darti e usa la manipolazione.
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    • Avatar di london

      london 4 anni fa (5 Aprile 2016 12:29)

      Grazie mille Ilaria per la risposta. Esatto , agire unicamente a proprio favore! Grazie :)
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    • Avatar di london

      london 4 anni fa (5 Aprile 2016 12:31)

      la manipolazione è riferita ai datori, giusto?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 anni fa (5 Aprile 2016 12:38)

      Nello specifico sì.
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    • Avatar di Matilde

      Matilde 4 anni fa (5 Aprile 2016 14:00)

      Buongiorno, London posso chiederti il modo in cui affronterà questa situazione? Io ho da pochissimo concluso un mese infernale... Mi piacerebbe sapere cosa farai per star meglio. Mi rendo conto che la situazione è ancora acerba, ma mi chiedo se magari hai già dentro di te il sentore di una possibile soluzione.
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    • Avatar di london

      london 4 anni fa (5 Aprile 2016 15:57)

      Ciao Matilde, hai concluso un mese infernale da poco , in che senso? hai terminato un lavoro infernale? o è da un mese solo...ecco io sono sette anni. Non dico tutti infernali assolutamente, ma il chiacchiericcio , quello che non sopporto , c'è sempre stato ed io ho avuto molti alti e bassi a riguardo. Ho provato , come ultima carta , a parlarne con i superiori per un cambiamento ma sembra , come ho raccontato, infattibile. Adesso sono abbastanza down e sto cercando di rilassarmi con i files di Ilaria (Grazie Ilaria per il dono fantastico!) e , a sto punto, penso che mi azionerò veramente , in primis, con l'invio di cv in giro per provare a cambiare lavoro. Certo non sarà facile. Ho anche un progetto alternativo, lasciare e fare qualche mese sabbatico in giro, anche se per molti non ho più l'età!! in questo caso potrei veramente lasciare senza un altro lavoro e poi si vedrà. Adesso come adesso, comunque, lascerei questo posto all'istante. Invece tu Matilde che sentore hai?
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    • Avatar di Matilde

      Matilde 4 anni fa (6 Aprile 2016 7:10)

      London buongiorno, io ho trascorso un solo mese infernale. Ho collaborato con una collega manipolatrice ed aggressiva. Credimi è stato orribile, mi ha ostacolata, ridicolizzata in ogni modo. Per fortuna è tutto finito. E non ho nessunissima intenzione di ritornarci in futuro. Fa male all'autostima, avvelena la voglia di vivere. Mi rendo conto che sei di fronte ad una scelta difficile. Quello che sento è questo: rinunciare alla nostra salute per resistere e non affrontare i rischi, può essere saggio da un lato, ma noi che cerchiamo, quotidianamente di migliorare nel lungo periodo stiamo male. Proprio come accade a te. A me piace l'idea di prendersi una pausa. Bisogna ricaricarsi. La bruttura umana svilisce tutto... Pensa davvero solo al tuo benessere, metti a frutto la tua esperienza magari per altri. Non perdiamoci d'animo. Anche io adesso sono senza impiego, ed è dura... Ma non importa, passerà. Anche io ascolto i file audio di Ilaria. Sono di grandissimo aiuto anche a me. Ti auguro una buona giornata, forza London! Io faccio il tifo per te.
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    • Avatar di london

      london 4 anni fa (6 Aprile 2016 15:16)

      Grazie Matilde, sei stata molto carina, grazie per il supporto! Concordo sul focalizzarsi sul proprio benessere...:)
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    • Avatar di Matilde

      Matilde 4 anni fa (7 Aprile 2016 8:40)

      London buongiorno, figurati :). E' quello che sento. Ti auguro una buona giornata :).
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  6. Avatar di Gea

    Gea 3 anni fa (7 Luglio 2016 7:42)

    Buongiorno Ilaria e buongiorno a tutte e a tutti. Rientro in Italia per cinque settimane e faro' una "dieta digitale", senza Internet. Ho scelto di commentare in fondo a questo bellissimo articolo sulla felicità per augurare a Ilaria e a tutti voi delle belle, serene e felici vacanze! :-) Un abbraccio, a presto! ;-)
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  7. Avatar di Mari

    Mari 3 anni fa (12 Settembre 2016 18:57)

    Articolo molto interessante, che solo adesso leggo! E credo che capiti "a fagiolo" l'argomento salute/felicità. Per quanto mi riguarda, io ho problemi di salute (da quasi 4 anni), ma "il voler finire l'università" alle volte mi distrae dal pensare prima alla salute. Una volta mi capitò di dire (a un'amica, credo) "voglio finirla questa università, a costo della mia salute psico/fisica". Ora sono, nonostante tutto, sempre determinata. Ed ho ancora il terrore di fallire, ma adesso mi guardo anche intorno (o almeno ci provo). Non mi faccio distrarre troppo, ma non vado più avanti col paraocchi. Spero di essermi fatta capire, ma non sarebbe la prima volta che non sono chiara! Mari
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  8. Avatar di Crescita Individuale

    Crescita Individuale 2 anni fa (21 Giugno 2017 17:25)

    Ottimo articolo!
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  9. Avatar di Alisia

    Alisia 1 anno fa (16 Luglio 2018 22:46)

    Cara Ilaria, commento su questo articolo anche se non so se il tema è giusto. Il fatto è che mi succede da un po di tempo di essere felice anche da single. Per me è una cosa molto strana e soprattutto una sensazione molto strana! Ho sempre cercato il "grande amore", quello che prima o poi avrebbe messo apposto tanti miei problemi. Ora mi accorgo che i problemi li ho messi apposto io "da sola", senza l'aiuto di nessuno. Che amo stare in compagnia, ma che amo molto e soprattutto la mia di compagnia. Certo è stato un percorso non ci sono arrivata dall'oggi al domani, grazie anche ai tuoi articoli. E non esagero nel dirti che mi hanno cambiato la vita! Insomma non sento più quel senso di vuoto quando penso che a 39 anni ancora non ho un uomo! So che ci saranno alti e bassi, monenti in cui di sicuro mi mancherà qualcuno accanto. Quello che non so gestire sono i condizionamenti esterni. Famiglia, amici, colleghi.... l'unica cosa che credono è che per essere felice io abbia bisogno di un uomo! Ecco cosa fare in questi casi? Come "zittire" le voci esterne?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 1 anno fa (17 Luglio 2018 8:51)

      Le voci esterne non si ascoltano, soprattutto non si dà loro l'opportunità di esprimersi. Quindi non parlare dell'argomento e se loro lo sollevano, sorridi e bonariamente dì loro che li nominerai tuoi consulenti matrimoniali, purché non ti facciano pagare. Sei stata bravissima, dici cose intelligenti e sagge e 39 anni, credimi, sono un'età fantastica per trovare l'amore. E' importante uscire dall'ossessione.
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    • Avatar di Alisia

      Alisia 1 anno fa (17 Luglio 2018 10:17)

      Esattamente Ilaria, non vivo più nell'ossessione di trovare un uomo. O meglio non è nelle mie priorità, sono serena e sto bene. Vorrei che lo capissero anche i miei familiari e amici ma forse qui pecco un po di presunzione io! A volte mi sento un po una aliena quando faccio questi discorsi, perché vedo che la loro felicità è legata a cose diverse rispetto alla mia, giustamente anche. Ad ogni modo continuo per la mia strada avendo ben chiaro cosa voglio per me, grazie Ilaria per i consigli😉
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    • Avatar di Anna

      Anna 1 anno fa (17 Luglio 2018 14:08)

      Ecco se troviamo un modo, brevettiamolo! Io ho deciso che non ne parlo proprio più. Se sto da sola, perché non ti trovi qualcuno? E se esco con qualcuno che non va, eh devi avere pazienza. Il messaggio che arriva è forte chiaro: trovati uno qualunque e sii forte nel sopportarlo :D Quindi argomento chiuso, amiche comprese.
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    • Avatar di Alisia

      Alisia 1 anno fa (17 Luglio 2018 16:14)

      Non credo ci sia un modo Anna. Finora ho provato a spiegare ma senza risultato. Quindi anche io non aprirò più l'argomento. Le amiche per esempio mica mi hanno dato spiegazioni quando si sono fidanzate o sposate ecc. Stessa cosa per me. Sono single, sto bene, punto.
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  10. Avatar di Audrey

    Audrey 1 anno fa (17 Luglio 2018 16:48)

    Quando parenti/amici/conoscenti mi chiedono perchè sono single gli racconto che: Mr Uno si era "dimenticato" di dirmi che è sposato, Mr Due ci ha messo cinque anni a decidere di prendere una macchina usata figuriamoci a decidere di avere una relazione, Mr Tre ha tendenze all'alcolismo, Mr Quattro dopo un'uscita manda messaggi tipo "mi piaci perchè salti" (!!!!!!!)..... di solito ai primi quattro - cinque mi dicono "in effetti stai meglio sola và" ;-)
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    • Avatar di Alisia

      Alisia 1 anno fa (18 Luglio 2018 0:41)

      Ah ah ah troppo forte questa Audrey, me la segno. Sicuramente mi tornerà utile per il prossimo parente/amico che passerà alla carica.
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