Ansia, paura e convinzioni sbagliate: le tue peggiori nemiche

ansiaDa uno a dieci, quanto ti piace la tua ansia? Intendo l’ansia che provi tu? Da uno a dieci, quanto ti piacciono le persone intorno a te che sono in ansia? Intendo: quanto ti piace l’ansia degli altri? Rispondo io per te: l’ansia non ti piace per niente. Non ti piace la tua e non ti piace quella degli altri. A nessuno piace l’ansia. Perché l’ansia toglie lucidità, concentrazione, serenità. E toglie anche l’allegria. Se a te non piace la tua ansia e l’ansia degli altri, nemmeno a loro piace. Non amano né la propria, né la tua. Non per niente l’ansia non rende affatto affascinanti. Anche perché l’ansia è alla base della bisognosità e lo sappiamo bene (anche perché qui l’abbiamo detto in tutte le salse) che le persone bisognose non sono per nulla attraenti. O, almeno, non sono per nulla attraenti per chi ha un’idea di amore sana, autentica e genuina. Costruttiva e non distruttiva.

"L’ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva della felicità di oggi.
C. H. Spurgeon"

Eppure ti dò una notizia (che, forse forse non è poi tanto nuova per te): molte donne, per quel che riguarda i sentimenti, le relazioni e le storie d’amore, si fanno prendere dall’ansia, dalla paura e da una agitazione eccessiva. E, indovina un po’, l’ansia, la paura e l’agitazione eccessiva sono pessime consigliere perché facendo perdere la lucidità molto spesso fanno perdere la dignità. Rileggi bene: se si perde la lucidità, si perde la dignità. Per cui succede che molte signore e signorine si mettano con il primo che capita, con l’uomo sbagliato di turno e non si diano il tempo di scegliere e di valutare con pazienza l’uomo giusto; oppure che continuino a stare in una relazione sbagliata per anni e anni, fino a consumarsi e a perdere se stesse; o, ancora, che, forse (forse), più semplicemente vivano pessimamente il loro essere single, perché tormentate dall’ansia, dalla paura, dall’agitazione, proprio per il fatto di essere single.

Ansia e paura: qual è la causa?

Ma da dove vengono l’ansia, la paura e l’agitazione? Qual è la loro causa? Quali le loro radici? L’ansia, l’agitazione e la paura derivano dalle tue convinzioni profonde. Che sono convinzioni  limitanti (che ti mettono dei limiti invece di rafforzarti), giacché sono, appunto, convinzioni che ti creano ansia.

"Come raggiungere un traguardo? Senza fretta ma senza sosta. J.W.Goethe"

Quali sono questo genere di convinzioni? Ti faccio degli esempi: “Una donna vale solo se ha un uomo accanto.” “Io non ho un uomo accanto, non valgo niente.””Da sole la vita è meno divertente. E’ una vita a metà” “Da single mi sento triste e sola”. “Le mie amiche sono tutte accoppiate. Loro valgono. Ci deve essere qualcosa di sbagliato in me. Io sono sbagliata.” “Dopo i 19 anni 8 mesi compiuti è inutile cercare un uomo che ti ami. Sei scaduta, come lo yogurt.” “Se oggi, che ho 24 anni e mezzo, non ho ancora trovato un uomo, sono destinata a morire triste e sola, senza accanto nessuno che mi ami e mi apprezzi”. “Da sola non posso andare in vacanza, al cinema o al ristorante. Devo vivere murata viva, senza la possibilità di vivere esperienze piacevoli.” “Ho amato un solo uomo nella mia vita. Con lui è finita. E’ evidente che una storia finita ti segna per sempre e che nessuno mi vorrà mai, anche perché un altro uomo spettacolare come lui non c’è sulla faccia della terra.”

Ecco, queste sono tutte convinzioni. Queste sono alcune delle convinzioni che si possono avere. In realtà ciascuno di noi possiede innumerevoli convinzioni su di sé, sugli altri, sulla vita, sulla felicità, l’amore, il lavoro, la scienza, i libri etc etc. Alcune sono potenzianti (ti creano stati d’animo positivi), altre sono limitanti (ti creano stati d’animo negativi). Di molte convinzioni siamo inconsapevoli, e, appunto, non ci rendiamo conto di averle, anche perché molte di loro sono pesantemente intrecciate e ben nascoste nei meandri della nostra mente e del nostro inconscio. Le convinzioni molto spesso sono alla base del nostro atteggiamento mentale e delle nostre reazioni a quello che ci accade, sono alla base dei nostri stati d’animo e delle nostre emozioni. E influiscono sulla nostra capacità di prendere decisioni.

"La fretta genera l’errore in ogni cosa. Erodoto"

Ecco uno schema molto semplice: se una fanciulla pensa che a 19 anni e 8 mesi si è già giocata tutte le sue carte per costruirsi una vita sentimentale serena, a 24 anni sarà in un’ansia terrificante. Un uomo qualunque che si mostrasse interessato a lei diventa l’”amore della vita”, “imperdibile”. Lei non ne vede i difetti, non vede nulla. E si lega a un uomo del genere, iniziando una storia sbagliata, che rafforzerà la sua sensazione di essere una fallita e quant’altro. Ovviamente tutto questo porta a un circolo vizioso: troppa ansia porta errori di valutazione e scelte sbagliate. Le scelte sbagliate creano più ansia e così via…

Ansia, paura e fretta di trovare l’uomo giusto

E da dove vengono le convinzioni? Le convinzioni hanno molteplici padri e madri (due paroline non scelte a caso). Molte vengono apprese dall’esterno, attraverso quel che si vede, si sperimenta e si ascolta dal momento in cui si viene al mondo e, per alcuni teorici, anche prima. Poi viene dall’esperienze personali e dalla loro generalizzazione. Un uomo ha trattato male Mariuccia? Mariuccia potrebbe dedurre che tutti gli uomini sono uomini maltrattanti… E così via. Come dicevo, molte convinzioni sono così radicate e così profonde che spesso nemmeno ci si rende conto di averle e di quanto ci stiano danneggiando (o di quanto ci stiano facendo bene).

Qualche giorno fa ho ricevuto questa simpatica mail da una lettrice, che usa un tono scanzonato e lieve e nel contempo rivela molte verità di sé. Probabilmente senza accorgeresene e senza volere. Ti riporto il suo testo, in corsivo, con tra parentesi e in tondo alcuni miei commenti che penso potrebbero esserti utili come guida di lettura.

“Ciao Ilaria, ti scrivo dopo aver letto l’articolo sulla zitella acida (ohibò, un articolo scelto a caso), divertita e completamente d’accordo con quanto esprimi. . Ti leggo da un paio di mesi e controllo spesso la posta per vedere se hai qualche novità per noi utenti disperate. :) (Eh già scherzando scherzando… si parla di disperazione).
Mi ritrovo nella categoria delle zitellone (rimarchiamo!) da ormai un anno (un anno, cioè ben 12 mesi, 365 giorni. Che ansia!), dopo un rapporto e una convivenza di tanti anni senza più amore (anche fisico), portata avanti allo sfinimento per timore di non so che cosa. (Urca un anno di zitellagine pare più insopportabile di un rapporto di m..elma totale. E durato anni. Accidenti, ma qual è la proporzione?). Sono una persona indipendente, a livello economico e mentale, che non ha paura di stare sola (certo, questo appare evidente) e che non ha problemi a trovare interessi e cose a cui impegnarsi. Di fatto però, dopo la separazione, sono scoppiati sentimenti ed emozioni che non sono riuscita a gestire per diversi mesi (ma va?), portando avanti un qualcosa con una persona che non sentivo giusta per me, ma di cui avevo bisogno (risultando una stronza che continuava a dire all’altra persona di allontanarsi per il suo bene)(meno male che c’è la parte sull’autocolpevolizzazione, sennò sembrava che me l’ero inventata). Per mesi, mi sono sentita come dentro una centrifuga che girava forte e che io cercavo di fermare con la razionalità.. sentivo che non andava, che dovevo ritrovare me stessa prima di iniziare un nuovo rapporto, ma che poi non ero in grado di gestire (qualcuno ha parlato di ansia, per caso?). Ora va molto meglio, ho ritrovato la mia serenità, ho fermato da poco questa relazione malata. Continuo a voler imparare a reggermi saldamente sulle mie gambe prima di ricominciare qualcosa. Dentro di me sento che sto cercando qualcuno (già, non succede mai, ma proprio mai) anche non volendolo (forse c’è un pochino di conflitto interiore), ma so bene che questo può portare solo a scelte sbagliate (ecco, per l’appunto). Aspetto (ma anche no!) pazientemente e con calma il mio principe azzurro (!!) e nel frattempo voglio godermi questo momento di libertà assoluto, che dopo tanti anni è impagabile.(accipicchia, un’altra convinzione che salta fuori: essere single è libertà, essere in un rapporto no. E come si fa a vivere serenamente una relazione con una convinzione del genere?)  (La nostra amica si sente in conflitto con se stessa: razionalmente dice che sta bene da sola ma in realtà… sembra un po’ che se la racconti, ecco.) Vivo da sola nella mia casa, non ho limiti se non quelli che mi impongo io (ma perché mai “imporsi” dei limiti?), ho un lavoro, uno stipendio stabile, vado in ferie da sola con i miei animali e mi diverto un mondo anche in mezzo al nulla, ho tanti conoscenti e anche qualche amico che mi vuole bene, esteticamente carina, con mille possibilità davanti a me.. che non voglio bruciare (ahia, eccole qua le convinzioni e le paure che saltano fuori…). Ti prometto che non mi abbandonerò davanti al primo che passa per il solo bisogno di affetto! (Solenne promessa. Nessuno gliel’hai chiesta, ma giusto per non farsi mancare niente). Non ho paura ad essere etichettata come zitella (eh no, questo era chiaro fin dall’inizio), anzi trovo che una condizione di indipendenza assoluta sia da ammirare e non da criticare (infatti, qui nessuno critica, il verbo criticare lo ha scritto lei, per mettere le mani avanti). Solo ho grosse difficoltà nel non condividere il mio mondo più con un’altra persona, e questo mi mette a dura prova (si percepisce). Tengo duro (ma perché deve tenere duro? Che cosa non si accetta di una situazione del genere? Un anno da sola dopo un rapporto infernale… Ma non è una benedizione?! Acciderbolina!!!) e nel frattempo leggo i tuoi fantastici articoli, che mi aiutano a tenere bene in mente il mio obiettivo. Ti ringrazio, quello che scrivi mi sta aiutando molto. Ti mando un abbraccio e grazie ancora per il tuo splendido blog.

"A chi opera con calma, ogni cosa è chiara e sicura.Tito Livio"

Il messaggio di Giovanna (ho cambiato il suo nome vero, ovviamente) mi ha fatto un’enorme tenerezza, per la sua umanità, per il suo desiderio di ricevere aiuto e sostegno e la paura di chiederlo, per le tante contraddizioni che contiene. Tutte contraddizioni che denotano un momento di spaesamento, di certo comprensibile. E si tratta di uno spaesamento che probabilmente è molto comune a tante altre donne, strette tra la razionalità che fa dire loro che sì, ce la possono fare, e le emozioni, l’ansia e la paura, la cui radice sta nelle convinzioni depotenzianti di cui abbiamo parlato poco sopra.

In fin de’conti il succo della storia è questo: Giovanna ha vissuto una storia disfunzionale che probabilmente l’ha segnata. E’ stata in quella storia per anni, probabilmente per il suo timore di rimanere sola, di restare zitella. E la sua paura di rimanere zitella e soprattutto, l’atteggiamento remissivo, che l’ha portata a subire l’inaccettabile nella relazione, avevano radici in convinzioni depotenzianti sulla donna sola e sull’essere single. Ok. Ora Giovanna è sola da un anno. In realtà parrebbe da meno tempo, dato che la sua lunga relazione ha anche avuto strascichi e c’è stata un’altra relazione di mezzo. Eppure è in uno stato d’ansia.

Chi osserva dall’esterno sarebbe portato a pensare che Giovanna ora dovrebbe prendere le cose con calma, lasciare da parte l’ansia, riprendersi dai traumi passati e guardare al futuro con la massima positività possibile. E, invece, lei, presa da ansia e paura si fa assalire da mille paturnie che nasconde dietro a un tono fintamente disincantato. Che si impone, probabilmente.

Ansia e paura: come liberarsene

Che fare dunque quando si è prese dall’ansia e dalla paura e si teme che queste danneggino la propria capacità di sedurre, di attrarre, di creare e di mantenere una relazione sana e duratura? Perché, ricordiamocelo, ansia e paura, essendo alla base della bisognosità possono rovinare anche una relazione già avviata…
Un modo efficace per ritrovare uno stato d’animo e un atteggiamento mentale utili per sé (e anche utili a trovare l’uomo giusto) è andare alla base delle proprie convinzioni, cioè scoprire quali sono le convinzioni sull’amore e sui sentimenti che si possiedono e tra quelle scoprire (letteralmente: “scovare”) quelle che sono utili per sé e quelle che non sono per nulla utili, e che, anzi, limitano.

E’ una modalità efficace per recuperare la sicurezza in te stessa di cui parlo anche nei miei percorsi:

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167 Commenti

  1. Avatar di Carlotta

    Carlotta 1 anno fa (1 Aprile 2019 22:54)

    Ciao Ilaria e ciao a tutti, riporto un paio di riflessioni sperando che possano essere utili anche ad altri. Sono 2 nodi/ convinzioni limitanti con un certo peso nella mia testa. Molto poco utili. La prima è la convinzione di essere già sufficientemente fortunata e di non aver diritto ad altra fortuna. Nella mia testa c’è una voce che mi dice: sei già fortunata, hai tanto, non puoi pretendere di più. E poi continua: spiegami perché tu dovresti avere questo e quest’altro e un altro no? Ho deciso che da oggi tutta la felicità del mondo non è solo un mio diritto, ma è anche un dovere. Un dovere da mettere in atto per essere grata alla vita. Nel mondo ci sono un sacco di ingiustizie e di certo non le risolvo boicottandomi. Mi impegnerò se mai a restituire agli altri, rendendomi più utile al mondo. Il secondo atteggiamento limitante è che mi pongo al mondo come se fossi sotto processo. Non con tutti. Ma ho realizzato che con molti recito la parte dell’imputata, impaurita da una possibile condanna. Questo mi porta ad avere un atteggiamento un po’ succube, con poco mordente. Bene, anche questo me lo voglio lasciare alle spalle. Buona serata!
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  2. Avatar di Margot

    Margot 1 anno fa (9 Aprile 2019 17:57)

    Ciao Ilaria e ciao a tutti i lettori del blog. Sapete, sono molto sfiduciata. Penso molto alla società liquida in cui viviamo e sento spesso di persone dichiarare di non aver mai amato la/il loro moglie/marito oppure fidanzata/fidanzati. Mi domando: perché si sposano allora? Perché ci stanno assieme? Perché dichiarare di non averlo mai amato costoro? Sono veramente delusa e amareggiata
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  3. Avatar di Emilia

    Emilia 1 anno fa (9 Aprile 2019 12:03)

    Ciao Ilaria, esiste un modo per distinguere l'ansia "autoindotta" da quella provocata? Dato che sul tuo blog ho letto che sentirsi in ansia mentre si sta frequentando qualcuno è un cattivo segnale, mi piacerebbe capire meglio i meccanismi tramite cui distinguere l'ansia da "paturnie" dall'ansia da "uomo che bisogna evitare". Grazie per la pazienza :)
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 1 anno fa (9 Aprile 2019 14:08)

      Facciamola semplice, se ti crea paturnie, è da evitare. Ovvio che poi le paturnie creano ansia. Ma è la causa principale che va rimossa. Non molto tempo fa c'è stato uno scambio qua con una lettrice che diceva di essere andata a vivere con un uomo con il quale stava bene. Nel contempo le si sono aggravati alcuni malesseri e gliene si sono aggiunti altri. E spiegava che allora aveva tolto i latticini, si era messa a fare alcune attività, forse faceva anche terapia, per arginare quei malesseri che lei diceva appartenessero a lei. Vado a memoria, ma il succo è questo. Al che una lettrice le consigliò: "Lascia l'uomo con cui convivi".
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di Emilia

      Emilia 1 anno fa (9 Aprile 2019 14:57)

      Ricordo quello scambio di cui parli. Io però mi riferivo alle paturnie che sono parte di me, quelle che ho fin dal principio e che mi creano ansia ancor prima di approcciarmi a qualcuno. In questo caso, come si procede? Spero di essere stata più precisa...
      Rispondi a Emilia Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 1 anno fa (9 Aprile 2019 15:07)

      Emilia, credo che avevo capito :) . Allora sulle paturnie che sono parte di te, c'è tutto il blog. E' stato inventato per quello, quello è il suo scopo. Non è una esagerazione, è proprio così. Non per niente io dico di seguirlo con regolarità, non solo perché lo faccio io, ma perché seguirlo con regolarità mantenendo quella continuità che permette di fare collegamenti e di crescere, aiuta a risolvere le paturnie. Aggiungo, per spiegare il concetto di prima, che è un altro concetto fondamentale, che se qualcuno "tocca" le tue paturnie non è la persona giusta. Inoltre quanto a consigli "mirati" al tuo caso, Emilia, ne abbiamo parlato spesso: fare un passo alla volta, uscire poco a poco dalla zona di comfort, mettersi in gioco, che non significa mettersi in pericolo. Le paturnie le spegni "facendo".
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di Emilia

      Emilia 1 anno fa (9 Aprile 2019 15:39)

      Seguo il tuo blog quasi tutti i giorni! 😁 Comunque sì, hai ragione, l'ansia da paturnie si combatte facendo... 😊 La soluzione è più semplice di quanto pensassi.
      Rispondi a Emilia Commenta l’articolo

    • Avatar di Carla

      Carla 1 anno fa (9 Aprile 2019 15:54)

      Se qualcuno "tocca" le tue paturnie non è la persona giusta. Sacrosante parole, non dobbiamo lasciarcele toccare, neanche quelle. Spesso è un po' tardi, ma meglio tardi che mai!
      Rispondi a Carla Commenta l’articolo

    • Avatar di Claudia5

      Claudia5 5 mesi fa (21 Febbraio 2020 11:42)

      Cara Ilaria questo articolo mi ha dato la forza e il coraggio di troncare una storia che mi stava facendo star male, ero triste ed infelice ma non appena lui riprendeva a fare l'affettuoso ci ricascavo puntualmente. Fino a quando leggendo questo commento ho capito che brufoli, forte insonnia e continui mal di testa erano causati da questa relazione sbagliata. Ringrazio le lettrici che condividendo le loro esperienze aprono gli occhi alle altre. Un abbraccio a te Ilaria e a tutte lettrici.
      Rispondi a Claudia5 Commenta l’articolo

  4. Avatar di Viviana

    Viviana 1 settimana fa (28 Giugno 2020 13:20)

    Ciao a tutte/i, vorrei chiedere un consiglio off topic a Ilaria e a chiunque abbia già affrontato e superato la situazione in cui mi trovo: ho un blocco a scrivere la tesi, ormai da molto tempo. Ho terminato tutte le materie del mio piano studi, ho una buona media, ho un bravo relatore che mi ha lasciato libertà assoluta sia nella scelta del tema, sia nella ricerca bibliografica. L'argomento mi piace e mi appassionava molto, ora sinceramente guardo l'enorme mole di materiale che scrupolosamente ho cercato e in gran parte letto e riletto senza riuscire a cavar fuori nulla. Ho letto e riletto anche il famoso libro di Umberto Eco "Come si fa una tesi di laurea", ma non è servito a molto. Mentre preparavo l'ultimo esame sognavo il momento in cui avrei cominciato a scrivere la tesi, perché ho sempre amato scrivere sia saggi al liceo sia racconti brevi nel tempo libero, e invece ora mi trovo in questa situazione, completamente dentro le sabbie mobili.
    Rispondi a Viviana Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 1 settimana fa (28 Giugno 2020 14:16)

      Viviana, ne parliamo e questa cosa la risolviamo. Comincia così. Suppongo che tu abbia l'argomento e una bozza di titolo, più la "tesi" da sostenere (ad es. "la mia tesi è volta a fornire una prova in più al fatto che la terra è piatta). Se hai tutto questo, prendi un registratore portatile (lo smartphone va benissimo) un quaderno e qualcosa per scrivere (penna matita). Vai a farti una camminata e una passeggiata in un parco o cose analoghe e immagina di raccontare a noi la tua tesi, a noi che probabilmente non ne sappiamo niente. Puoi anche cominciare a raccontarci la tua tesi qui, omettendo dettagli tecnici onde evitare scopiazzature. Raccontacela a noi, che non ne sappiamo niente.
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di FrancescaF

      FrancescaF 1 settimana fa (28 Giugno 2020 21:34)

      Ti prego, Viviana, facci sognare!!! Provaci che la Terra è piatta! 😂 Sono fuori a cena da sola (no, col cane) e sto ridendo da sola al tavolo. Muoio :DDD Scusate l’off-topic ma la placidità con cui Ilaria spara le vetriolate (ormai le chiamo così) è sublime.
      Rispondi a FrancescaF Commenta l’articolo

    • Avatar di Viviana

      Viviana 1 settimana fa (30 Giugno 2020 18:06)

      Grazie a tutte. Silvia hai ragione devo crearmi una routine e soprattutto devo incastrare anche altre attività, possibilmente distensive e fisiche. Diciamo che chiudermi in casa davanti alla scrivania dalla mattina alla sera non mi ha reso più produttiva e "ispirata", ma tutto il contrario.
      Rispondi a Viviana Commenta l’articolo

    • Avatar di Silvia

      Silvia 1 settimana fa (30 Giugno 2020 21:05)

      Eccoti che sei partita, Viviana, avanti così! Fare il piccolo topo da biblioteca alle volte funziona - quando si devono proprio fare i 100 metri per un esame universitario, l'esame di stato oppure per qualificarsi in alcune professione. Però sai che pizza, che noia, che pizza dopo le prime settimane, e arricchire le giornate con altre attività fa respirare la mente!
      Rispondi a Silvia Commenta l’articolo

    • Avatar di Viviana

      Viviana 1 settimana fa (30 Giugno 2020 19:28)

      Ilaria ammetto che il tuo consiglio mi ha un po' destabilizzato e un po' mi imbarazza scrivere qui il tema della mia tesi. Ma voglio farlo, proprio per vincere questa resistenza, che sicuramente è parte del problema. Allora la mia tesi rientra nell'ambito filosofico-giuridico: all'interno dell'eterno dibattito tra giusnaturalismo (la giustizia preesiste alle leggi degli uomini) e giuspotivismo (non esiste altra giustizia che quella stabilita dalle leggi create dagli uomini) ha assunto un peso sempre maggiore l'interpretazione dei testi giuridici, la mia attenzione è rivolta alla teoria scettica dell'interpretazione. Il pensiero degli esponenti di questa teoria oscilla tra posizioni estreme che arrivano a ritenere che l'interpretazione di una disposizione sia sempre creazione della stessa da parte dell'interprete e posizioni più moderate, che, nonostante le loro peculiarità, comunque ritengono tutte che l'interprete non scopre mai il vero significato di un enunciato, perché in ogni enunciato vi sono sempre più significati possibili. Vorrei esplorare le tesi di questi studiosi, limitandomi a quelli italiani più rilevanti, analizzando le conseguenze cui giungono (una tra tutte: che non possa esistere una scienza giuridica, ma solo una sociologia del diritto, cioè un'analisi puntuale di ciò che gli interpreti fanno con un testo giuridico e come poi motivano le loro scelte), mettendo in luce i loro punti di forza e le loro contraddizioni. Ma intendo anche illustrare succintamente anche le altre correnti della teoria dell'interpretazione: quella opposta, cioè la teoria cognitivista (l'interpretazione non è altro che la ricerca dell'unico significato della disposizione giuridica); le teorie cosiddette ermeneutiche. In particolare mi soffermerò su due teorie ermeneutiche: una di matrice idealista, che ha traslato le elaborazioni di Gadamer riguardo all'interpretazione di un testo letterario all'interpretazione dei testi giuridici; un'altra di matrice Wittgensteiniana, che riesce, senza cadere nello scetticismo, a rendere conto della complessità dell'interpretazione giuridica, attraverso teorie dei giochi e analisi rigorosa del linguaggio, e a rispondere a gran parte delle domande che si pongono i cittadini e i giuristi nel momento in cui si trovano davanti a un testo giuridico, sia esso sentenza o disposizione legislativa. Io sono partita con l'idea che mi sentivo più affine alla teoria scettica moderata, ma più vado avanti con le letture, più mi rendo conto che mi sento più affine alla teoria ermeneutica wittgensteiniana, mi sembra più convincente, anche per ragioni di tipo etico, dato che mi sento più vicina al giuspotivismo, ma non sono disposta ad accettare né le sue derive estreme (il nazismo), né l'impossibilità di un'evoluzione del diritto (teoria cognitivista: c'è solo un significato possibile e solo quello è giusto), né che gli interpreti possano avere il monopolio totale del significato delle disposizioni giuridiche creandolo di sana pianta ogni volta (teoria scettica estrema). Spero di essere stata abbastanza chiara e di avervi fatto capire tutto e grazie della disponibilità e dell'opportunità che mi hai dato Ilaria di rielaborare e chiarirmi le idee.
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 1 settimana fa (30 Giugno 2020 20:21)

      Brava! Scegli tra l’ampiezza di temi proposti su che cosa concentrarti con precisione, probabilmente su questo ‘ più mi rendo conto che mi sento più affine alla teoria ermeneutica wittgensteiniana, mi sembra più convincente,‘ che è tuo personale, quindi la tua ‘tesi’ e fai una mappa mentale o un indice, come già ti è stato consigliato. Copia e incolla il tuo commento come inizio della tesi, magari non lo sarà, ma di certo sarà la tua relazione orale. Avanti. Prosegui.
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di Viviana

      Viviana 1 settimana fa (30 Giugno 2020 23:46)

      Hai ragione Silvia, non posso prepararmi per il mezzofondo come per i 100 metri, rischio di perdere fiato dopo i primi giri. Ed è vero che bisogna fare altre attività per far respirare la mente. Grazie ancora Ilaria, seguirò senza dubbio i tuoi preziosi consigli. L'indice l'avevo già elaborato, ma credo che urga una ritoccata per dare un po' più di spazio alla teoria che appoggio.
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    • Avatar di Silvia

      Silvia 1 settimana fa (28 Giugno 2020 15:04)

      Ciao Viviana, comincia buttando giù degli appunti sul contesto e l'obiettivo della tua tesi. Come ti ha già suggerito anche Ilaria. Proprio così liberamente come ti vengono, anche come un flusso di pensieri. Magari apparterranno a un capitolo, magari ad un altro o magari a nessuno - deciderai tu. Io ti consiglio anche di darti una routine di scrittura - ad esempio dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 - a cui poi puoi associare altre attività quotidiane - camminate distensive, chiacchiere con amici, ascoltare la tua musica preferita, suonare la chitarra, farti la doccia. Molto spesso le idee e i collegamenti che cliccano bene vengono proprio fuori quando la nostra mente è libera a 'fare altro'. D'altra parte, avere una routine aiuta a mantenerti focalizzata sull'obiettivo.
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 1 settimana fa (28 Giugno 2020 19:12)

      Ciao Viviana, chi ti scrive è una persona che ha faticato molto a scrivere la sua tesi di laurea. Una cosa che mi ha aiutata a sbloccarmi con la scrittura è stata, come ti ha già suggerito Silvia, buttare giù le idee senza ragionarci troppo, ma seguendo semplicemente il loro flusso. Poi, una cosa che si è dimostrata utile per individuare un filo logico è stata quella di formare l'indice (o sommario), quindi organizzando la tesi per capitoli e paragrafi, tenendo in considerazione il fatto che non si tratta di una struttura rigida e ben definita, ma piuttosto di una "scaletta" suscettibile di modifiche. Insomma, non avere timore di correggere durante il lavoro... L'importante è partire, poi lungo il cammino troverai sicuramente altre idee da sviluppare. Se hai bisogno di un consiglio specifico, non esitare a fare domande al tuo relatore, che saprà indicarti le possibili soluzioni e dissolvere i tuoi dubbi ;)
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