Vulnerabilità: ti vergogni di essere così come sei?

vulnerabilitàChe cos’è la vulnerabilità? Perché ci fa tanto paura essere fragili, perché ci spaventa tanto riconoscere di avere dei bisogni e sentirci non “all’altezza”? La vulnerabilità è quell’insieme di sensazioni per nulla piacevoli che ci fanno sentire a disagio rispetto al ruolo che abbiamo o che vorremmo avere nel mondo. Ti ritrovi in questa definizione? Ti dà fastidio?

"Crescere vuol dire accettare la vulnerabilità. Essere vivi significa essere vulnerabili. Madeleine L’Engle"

Essere vulnerabili ci fa provare tanta vergogna e la vergogna ci fa sentire vulnerabili, in una sorta di strano circolo vizioso nel quale si rimane presi in mezzo. Non c’è persona al mondo che non sappia che cosa sia la vulnerabilità e non sappia che cosa significhi sentirsi vulnerabili. Anzi, no, vi sono molte persone che non riescono a provare vergogna e nemmeno vulnerabilità, ma, guarda un po’, queste stesse persone sono quelle meno capaci di una connessione autentica e vera con gli altri, non sono in grado di creare un rapporto di coppia vero e sincero e molto spesso usano la manipolazione per “piegare” gli altri ai loro desideri e volontà. Tra queste persone vi sono tanti uomini sbagliati, con i quali è meglio non avere relazioni.

La vulnerabilità e l’arte di amare e di farsi amare

Tu sai che cosa ti rende vulnerabile? Sai che cosa va toccare le corde della tua vulnerabilità e della tua vergogna? Scommetto che mentre leggi e pensi anche solo alle parole “vulnerabilità” e “vergogna” ti vengono i brividi e non ci vuoi pensare, ricacci le tue sensazioni negative da dove sono venute e non vorresti che uscissero mai più allo scoperto.

Ti sei mai chiesta se davvero vergogna e vulnerabilità sono davvero delle brutte bestie come hai creduto finora? Magari non sono proprio diaboliche come si pensa, anzi…

"Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita. J.Rifkin"

Magari, vergogna e vulnerablità sono la faccia vera della nostra dimensione più autentica e più umana, caratteristiche che possono permetterci di entrare in vera connessione con gli altri, che ci permettono di conoscere gli altri per quello che sono – senza falsità e bugie – e di farci conoscere agli altri per quello che siamo, di modo che si aprano le porte a rapporti e relazioni davvero “forti”, a legami gratificanti e durevoli. Lo hai mai considerato questo?

Qualche giorno fa ho dedicato un articolo alla vergogna e una lettrice – Paolaquellanuova – ha lasciato un commento che tra le altre cose diceva: “Sì, è vero… c’è un legame molto stretto tra vergogna e insicurezza. Per me vergogna è stato anche ammettere di avere voglia e bisogno di essere amata e di avere una relazione seria… io, la donna che non chiedeva mai. In chat, mail etc. mi veniva più facile essere brillante e giocare, fingendo anche un non interesse (che poi se ne accorgevano benissimo comunque…).”

Interessante questo aspetto della “donna che non deve chiedere mai” (figurati, poi, quello dell’”uomo che non deve chiedere mai”…). E in effetti mostrare le proprie fragilità, le proprie debolezze (vere o presunte) terrorizza un po’ tutti, soprattutto in questo nostro mondo dove bisogna essere “vincenti” sempre e comunque: a scuola, nello sport, nella carriera, in famiglia, tra gli amici. Persino nel fare l’amore. Bisogna essere sempre di successo, sempre avanti, mai indietro, mai sfigati. E, se ci fai caso, spesso sembra più importante essere vincenti in quelli che, tradizionalmente, dovrebbero essere i “campi liberi” delle emozioni e dei sentimenti: la famiglia e la coppia.

Quante donne – anche in questo caso meglio non parlare degli uomini, che sono ancor più sotto pressione – vivono il momento della seduzione e della relazione come una sfida, una prova di forza e di resistenza personale?

E sai da dove viene tutta questa voglia di “non chiedere mai”, di mostrarsi sempre forti e invincibili, di dare l’impressione di non avere problemi di sorta? Viene da un terrore matto del rifiuto, di non essere accettati, di essere esclusi dal gruppo. Viene da una necessità atavica di amore, attenzione, sostegno.

Vergogna e strane fantasie sull’essere rifiutate

L’equivalenza mentale che si compie in questo caso è di questo tipo: “Accidenti! Sono una che ha bisogno di dormire otto ore al giorno per stare bene! Se non dormo otto ore poi non sto bene, ma se lo dico o se gli altri scoprono questa mio “difetto” penseranno che non sono all’altezza di stare con loro, non mi accetteranno, mi rifiuteranno. Rimarrò triste e sola e abbandonata da tutti, per sempre, tutta la vita!”

E sulla scia di questo ragionamento, vai a toglierti l’autenticità pezzo per pezzo: si finge di divertirsi e di gradire attività che non si gradiscono per niente, si finge di essere forti e coraggiosi quando in realtà si ha una fifa blu, si dice sì quando si vuole dire di no.

Alla fin fine si diventa antipatici e insopportabili. Per due ragioni. La prima è che a furia di non scoprire le proprie fragilità si diventa rigidi e acidi con se stessi: se non sei tu che ti incoraggi e ti accetti per come sei, chi lo farà mai? Se sei sempre lì a punirti anche solo (!!!) con la pessima opinione che hai di te, dopo appena mezza giornata, tutte ‘ste critiche ti hanno ridotto a uno straccio. Considera che forse è una vita che sei odiosa con te stessa! La seconda è che se ci si continua a nascondere dietro il dito di un’immagine falsa di sé, gli altri prima o poi mangeranno la foglia e non troveranno niente che ispira affetto o simpatia. Tutta è finzione. E la finzione è dura da tenere, incattivisce e gli altri lo percepiscono. Eh sì, ragazza mia.

Ne parlavamo qualche tempo fa a proposito dell’imbarazzo: ogni tanto fare qualche figura di palta ci rende più umani, più simili agli altri, a quelli che non hanno paura di mostrare la propria vulnerabilità.

Ti si sta annodando il cervello? Bene. Quando si comincia a fare un po’ di confusione, vuol dire che si è vicini a una svolta.

"Senza vergogna, una società decade rapidamente nei suoi legami di solidarietà P. L. Celli"

Mostrare la propria vulnerabilità a dirla tutta apre agli altri, fa sentire vicinanza e solidarietà. Essere capaci di riconoscere la propria vergogna e i propri punti deboli non solo è un ovvio – anche se raramente preso in considerazione – modo di amarsi e di accettarsi, ma è anche un “ponte” verso gli altri. Se io capisco me stessa e mi accetto per quella che sono – con tutte le mie debolezze e le mie vergogne – sono in grado di comprendere meglio gli altri, di entrare in sintonia con loro, di essere sulla stessa barca emotiva (si chiama anche “empatia”).

Brené Brown è una docente e ricercatrice dell’Università di Houston che è diventata famosa dopo aver tenuto un discorso a Ted Talk, proprio dedicato a vulnerabilità e vergogna. In questo suo discorso aggiunge un elemento in più: non si può essere vincenti nella vita e capaci di amare davvero gli altri se non si è capaci di accettare se stessi in modo completo e totale. Perché non si possono vivere le proprie emozioni in modo selettivo. Non si può dire: “non sopporto la mia paura, la mia vulnerabilità e la mia vergogna e dunque non le voglio sentire” senza ridurre la propria sensibilità anche su altre emozioni che si ritengono più degne, dignitose e piacevoli. Come la gioia, l’orgoglio di sé, la felicità di essere nel mondo.

"Meglio la vergogna sul viso che una macchia sul cuore. Miguel de Cervantes"

L’amore per se stesse, elemento essenziale per poter dare e poter ricevere amore dagli altri, passa dall’accettare con immensa gentilezza tutto quel che portiamo con noi e dentro di noi, incluse le fragilità, le vergogne e le limitazioni che crediamo di avere.

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60 Commenti

  1. Avatar di Emilia

    Emilia 9 mesi fa (3 Maggio 2018 18:37)

    Buona serata Ilaria e a tutti i frequentatori e le frequentatrici del blog. Riflettendo sulla mia vita costellata di insuccessi e fallimenti (scusami per il pessimismo di oggi), mi chiedo e ti chiedo: finché non avrò trovato un lavoro e non mi sarò realizzata in ambito professionale, è il caso di rinunciare alla ricerca di un ipotetico partner? Grazie per il tempo che dedichi alle mie paturnie. :)
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 9 mesi fa (3 Maggio 2018 19:24)

      Non capisco il collegamento. Potresti aiutarmi a capirlo, magari.
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (3 Maggio 2018 19:34)

      Provo a spiegarmi meglio: credo che sia più difficile attirare l'attenzione di qualcuno se non c'è prima una realizzazione personale. In sostanza, sono convinta che gli uomini siano attratti da donne che sono affermate professionalmente...
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 9 mesi fa (3 Maggio 2018 19:40)

      Ah, sì, giusto. C'è chi crede che gli uomini siano attratti dalle donne affermate professionalmente e quelle che credono che gli uomini temano le donne affermate. A ognuna la sua paturnia.
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (3 Maggio 2018 19:46)

      Ahahahaha... grazie per aver confermato che la mia è una paturnia! Meglio credere il contrario? :D
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (3 Maggio 2018 21:25)

      Dunque, in fin dei conti, cosa sarebbe giusto credere?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 9 mesi fa (3 Maggio 2018 21:40)

      In questo caso a quello che ti serve e ti aiuta di più nel concreto. Non è vero né che gli uomini sono attratti dalle donne affermate né da quelle non affermate. Non c'entra nulla. Tu credi a quello che ti fa più comodo.
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (4 Maggio 2018 13:27)

      "Tu credi a quello che ti fa più comodo". Colpita e affondata...
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    • Avatar di Atolla

      Atolla 9 mesi fa (4 Maggio 2018 14:40)

      Io invece sono convinta che sia molto difficile attirare l'attenzione di qualcuno se a causa della mancanza di un lavoro non ci si sente "a posto" con se stesse (in senso lato, ossia in termini di autostima, sicurezza di sé, animo bendisposto a nuove conoscenze e frequentazioni). Tipo me in questo momento.
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    • Avatar di Viviana

      Viviana 9 mesi fa (4 Maggio 2018 16:52)

      Ciao Atolla, capisco cosa intendi, mi è capitato molto spesso, in passato, di identificarmi con i miei fallimenti o con i miei successi e quindi di far dipendere la mia autostima da ciò che ho fatto o che non ho ancora fatto. Il problema è che non è così, avere autostima è credere in se stessi nonostante il mondo del lavoro o delle relazioni o dell'Università o del circolo dell'uncinetto cerchino di farti credere il contrario. Il tuo valore e il tuo diritto ad avere una relazione sana e appagante prescindono dall'avere o no un lavoro. Il sentirsi a posto con se stesse è un percorso lento, ma ricco di soddisfazioni, che parte dai nostri pensieri e non c'è bisogno di avere tutto perfetto per cominciarlo (spoiler: non sarà mai tutto perfetto). Ci sono tanti splendidi articoli di Ilaria che spiegano da dove cominciare. Ti mando un abbraccio.
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    • Avatar di Atolla

      Atolla 9 mesi fa (4 Maggio 2018 22:28)

      Ciao Viviana, non si discute il diritto ad avere una relazione sana a prescindere dalla situazione lavorativa, e concordo anche sull'errore frequente dell'identificarsi nei propri fallimenti o insuccessi. Tuttavia...forse converrai che la disoccupazione è una delle principali cause di autostima precaria o assente, il che stronca - questo vale per me, intendo - iniziative che possano far conoscere persone interessanti, un po' perché la mente è impegnata a trovare il modo per risolvere il problema, un po' perché, parliamoci chiaro, nell' 80% dei casi quando si conosce qualcuno, e non importa che sia uomo o donna, la seconda o tutt'al più terza domanda è "di cosa ti occupi?". Questa, almeno, è la mia esperienza. Io non lo chiedo mai, di sicuro non dopo 5 minuti (o meno) che ci si è conosciuti, a parte che secondo me dovrebbe essere un'informazione che emerge spontaneamente nei discorsi, ma poi trovo veramente insopportabili quelle persone che poi infilano il loro lavoro, quello che fanno, i colleghi cretini, il capo rompiballe, i clienti che non pagano in ogni discorso. Di sicuro io non mi identificherei nel lavoro e cosa fanno gli altri non mi riguarda. Forse sono troppo fissata in questo momento, vero Ilaria? :))
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    • Avatar di Atolla

      Atolla 9 mesi fa (4 Maggio 2018 22:29)

      P.S. ricambio l'abbraccio ;)
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (4 Maggio 2018 18:03)

      È quello che succede anche a me, Atolla. Il fatto è che gli stronzi sono stronzi e restano tali a prescindere, mentre le persone di valore dovrebbero - non ne sono sicura - guardare oltre le semplici apparenze.
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    • Avatar di Atolla

      Atolla 9 mesi fa (4 Maggio 2018 22:31)

      Lo capisco, Emilia, il problema - fra i tanti - è che nella società dell'apparire e dell'avere, riuscire ad incontrare chi sappia andare oltre la superficie è come trovare un quadrifoglio.
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    • Avatar di Emilia

      Emilia 9 mesi fa (4 Maggio 2018 23:25)

      @Atolla, eh sì, condivido ciò che affermi...
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    • Avatar di Anna

      Anna 9 mesi fa (5 Maggio 2018 14:09)

      E i disoccupati? Li considerereste allo stesso modo?
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