Fallimento: quanta paura ti fa?

fallimentoLe persone sono terrorizzate dal fallimento e dai fallimenti: il fallimento viene interpretato come una sconfitta, come la prova provata del proprio poco valore, come una buona ragione per essere “emarginati” dagli altri. Il rifiuto da parte di un uomo (o anche di una donna) e il fallimento di una storia d’amore provocano un dolore enorme: probabilmente si tratta di uno dei più grandi dolori che una persona può provare nella sua vita.

"Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio. Samuel Beckett"

Conosco persone che stanno in relazioni sbagliate che non hanno più niente da offrire alla loro vita e, anzi, che sono diventate delle vere e proprie trappole, ma non vogliono andarsene, non vogliono chiuderle. E questo solo perché il fatto di chiudere una relazione viene considerato un fallimento.

Vi sono matrimoni “clinicamente morti” da anni che non vengono realmente conclusi solo perché i coniugi si rifiutano di formalizzare quello che ritengono un fallimento personale.

E’ proprio così: è di certo vero che molte storie si trascinano all’infinito perché i due partner hanno paura della solitudine, hanno paura del futuro incerto rispetto alla “certezza” di una sofferenza già a lungo sperimentata oppure sono “vittime” di un legame sbagliato che proprio perché è sbagliato li tiene uniti, ma è altrettanto vero che molte coppie rimangono insieme solo perché la separazione viene interpretata come un’incapacità personale, come una dimostrazione di incompetenza, come un limite.

E invece, molto spesso, è un traguardo.

Ci sono moltissime persone – uomini e donne – che pur essendo totalmente infelici nella relazione nella quale sono, tengono duro, resistono perché credono che il “fallimento” di una relazione sia una colpa, una macchia indelebile, un peccato mortale.

Il fallimento nelle faccende d’amore

Lo stesso molto frequentemente accade anche all’inizio di una relazione o addirittura nella fase del corteggiamento. In molti si “fissano” su una persona, decidono che vogliono iniziare una relazione con lei e, a un certo punto, pur accorgendosi che “non è cosa” si incaponiscono in quel rapporto, pretendendo a tutti i costi di sedurre un uomo o una donna, anche se sanno perfettamente che non è la persona adatta a loro e che la relazione non è in grado di dare loro nessuna soddisfazione.

Ormai è partita la sfida e perderla significherebbe fallire.

"Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo. Winston Churcill"

Attenzione: la paura del fallimento non è prerogativa esclusiva delle storie d’amore. Si vive con terrore anche il fallimento in altre aree dell’esistenza: lo sport, gli affari (o il lavoro), l’”apparenza” esteriore (ci sono persone che si vergognano a dire che la dieta che hanno fatto non ha portato risultati).

Sono abbastanza convinta che dietro molti problemi di cuore si nasconda “semplicemente” la vergogna e la paura del fallimento. Molte persone che sembrano soffrire per amore, in realtà soffrono perché hanno fallito, perché non hanno avuto successo in qualcosa (una relazione) in cui credevano di poter aver successo.

E’ un po’ come se il fatto di essere felici, di stare bene con un partner e di avere una vita sentimentale equilibrata passino in secondo piano rispetto al fatto di “essere riusciti”, di aver avuto pieno successo in una impresa che si è iniziata.

Fallimento e fallimenti

Ritengo che sia molto interessante il fatto che il “fallimento” venga considerata una vergogna particolarmente infamante soprattutto nel nostro paese. In altri paesi, come per esempio quelli di cultura anglosassone (gli Stati Uniti, il Regno Unito etc) il “fallimento” viene considerato più naturalmente come un passo importante nel percorso umano di una persona, sia nel privato, sia nel pubblico.

"Dimentica gli errori del passato. Dimentica i fallimenti. Dimentica tutto eccetto ciò che devi fare ora, e fallo. William Durant"

Per esempio: nella cultura americana è abbastanza normale raccontare la propria vita inserendo dettagli come  licenziamenti, divorzi o fallimenti economici. In Italia tutti questi dettagli invece molto spesso o vengono omessi o vengono “rivelati” solo in determinati contesti e a determinati interlocutori, dato che c’è sempre un certo “livello” di vergogna nel parlarne.

Io credo che si tratti di una questione legata a dove si intende porre la propria attenzione. Se una persona ritiene il “fallimento” un fatto eccezionale che accade solo nella vita di persone particolarmente sfortunate o incapaci, ovviamente, nel caso in cui sarà lei a sperimentare un qualsivoglia fallimento, tenderà vergognarsene e ad attribuirvi una dimensione di “tragedia”.

Nel senso: se qualcuno pensa che il “fallimento” sia una sorta di “fine del mondo personale”, non solo si sentirà particolarmente “inadeguato” e quindi avrà paura delle critiche altrui, ma vivrà il proprio fallimento in modo drammatico, molto doloroso, sicuramente soffrendo più del necessario. Non solo: perderà molte più energie interiori e molto più tempo inteso sia in senso reale, sia in senso più emotivo. Tante risorse emotive saranno “bloccate” su quel fallimento, facendo perdere altre occasioni di investimento, per esempio in una nuova relazione sentimentale.

"Accettare il fallimento è un’attitudine da vincenti. Alain Robert"

Se invece quella stessa persona pensasse che il “fallimento” fa parte della vita ed è un evento inevitabile per chiunque decida di vivere la propria esistenza con un minimo di coraggio allo scopo di prendersi tutte le soddisfazioni che merita, sarebbe in grado di sperimentarlo con meno dolore e con più forza per “ripartire” e investire in nuove avventure.

"Ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente. Henry Ford"

In sostanza, chi considera il fallimento come normale per tutti, dirà tra sé e sé “Bene! Ho fallito. Sono una persona come tutte le altre. Ora so che cosa hanno provato i miei amici Mario e Paolo, la mia amica Giulia e mio padre, quando hanno fallito. Ho anche capito che posso fare cose diverse e in modo migliore. Ora riparto da dove sono, perché la mia vita offre altre opportunità, sia nel lavoro, sia nell’amore e sia per quel che riguarda il successo personale.”

Fallimento o punto di forza?

In questo modo il fallimento non solo diventa una tappa di crescita e di maturazione, ma si trasforma in un puntello, in uno scalino più alto dal quale partire per realizzare quel che davvero si desidera nella propria esistenza.

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Per questo il fallimento non va evitato e non va rifiutato.

Volere evitare a tutti costi un fallimento, per esempio di una relazione o di un corteggiamento, in primo luogo significa prepararsi a un fallimento più grande: non c’è nessuna relazione tra persone che sia migliorata per un “accanimento terapeutico” volto “solo” a “salvare il rapporto” e non a “realizzare” la felicità delle persone coinvolte.

In secondo luogo significa togliere risorse preziose a più ampie opportunità, a più grandi orizzonti di realizzazione, sviluppo e successo.

Che ne dici? In quali casi la paura del fallimento blocca realmente le prospettive di gioia e di felicità delle persone? In quali casi accettare il fallimento apre a nuove prospettive di conquista e di relazioni soddisfacenti?

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29 Commenti

  1. Avatar di Nyssa

    Nyssa 8 anni fa (3 Marzo 2014 17:44)

    Ottimo articolo. Questa paura mi ha bloccato per tantissimo tempo anche solo dall'iniziare un relazione. Poi ne ho diminuito l'effetto cominciando a convincermi che i miei risultati non sono una misura del mio valore, ma solo delle azioni che ho intrapreso per ottenerli. Inoltre quando si tratta di relazioni si è sempre in due, spetta a entrambi farle funzionare, non c'è niente di male nel conoscersi, piacersi, innamorarsi e capire più avanti lungo la strada che non si sta bene insieme. Adesso ho appena portato a termine una relazione che era cominciata in modo perfetto, mi ha fatto vivere qualcosa che non pensavo neanche potesse esistere. Eppure da circa un mese aveva preso una piega che mi farebbe solo soffrire nel lungo termine. L'ho finalmente "messo alle strette" per capire quello che vuole e si aspetta dalla nostra storia, e dalla sua risposta ho capito che è qualcosa che non potrebbe mai rendermi felice. Quindi nonostante io sia ancora innamorata e lui anche, l'ho lasciato. E sebbene io sappia di aver fatto la scelta giusta, di essere stata abbastanza paziente e comprensiva con lui, ma non al punto di dimenticare quello che è importante per me, mi sento malissimo. D'altra parte sono grata di averci messo un mese e non anni come succede a molti, inclusa me in passato. Più tempo passa più alla fine ci si sente stanchi, svuotati. E sì anche un fallimento. Non tanto perché la storia è finita, ma perché si ha fallito nel proteggere se stessi, il proprio cuore e la propria dignità. Almeno, così mi sono sentita io in passato. Adesso invece mi sento male perché nonostante tutto mi ero costruita delle aspettative e delle speranze, ma di certo non per aver "fallito", anche se sicuramente ci sono delle cose che avrei potuto fare in modo migliore.
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  2. Avatar di Michela2

    Michela2 8 anni fa (3 Marzo 2014 18:25)

    Capita a tutti di fallire. Io ho abbandonato l'università dopo 3 mesi.Per quanto fossi molto brava alle scuole superiori mi resi conto che non stavo bene in quella nuova città e che non avevo voglia di studiare. Ho preferito smettere subito, ho fallito ma ho preso il coraggio a 2 mani per comunicare a tutti che smettevo. Ho fallito in alcuni corteggiamenti, ho fallito nel non riuscire piu' di 10 anni fa ad ottenere il perdono di un'amica con la quale mi ero comportata molto male.Sto fallendo quando mi dico di smettere di mangiare compulsivamente e poi mi trovo a divorare una torta intera. Si fallisce nella vita ma si riparte. L'ultimo è il peggiore perchè è il mio fallimento quotidiano attuale e le persone intorno a me che ripetono che sono magra non capiscono che mi fa rabbia il fallimento e non i kg in piu' che non ho.
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  3. Avatar di Ana

    Ana 8 anni fa (3 Marzo 2014 19:14)

    Io fallisco spesso all'università: passo la maggior parte della mia vita a studiare e gli esami vanno uno schifo. Mi sento perennemente una fallita, e quando succede mi punisco: completa solitudine, nessuna festa, nessuna uscita, nessun euro sborsato. Perché mi sento di non meritare regali e nulla. Questo quando tutti si aspettavano da me una carriera universitaria eccezionale. Fallisco ogni giorno perché non so cosa voglio dalla vita, perché mi sento che non sarà in grado di fare nulla. spesso voglio abbandonare, ma poi mi rialzo e con pazienza mi riprendo. Ma l'umiliazione brucia tanto..
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  4. Avatar di robi

    robi 8 anni fa (3 Marzo 2014 19:22)

    ...credo che è proprio così...dietro al fallimento c'è la paura a restare soli e a dover mettersi di nuovo in gioco e a volte non sentirsi abbastanza forti. accettare un fallimento è solo motivo di crescita... ...nel mio caso? il fallimento nel tempo è maturato e si è trasformato in paura, poi ancora in silenzio...ora si vede un po' di luce....ma non è ancora pronto per essere libertà....
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  5. Avatar di ReggieLove

    ReggieLove 8 anni fa (3 Marzo 2014 19:27)

    E' sempre la storia del dimenticare il brutto del passato (per non avere troppa paura di riprovarci) senza dimenticarne la lezione (per imparare dagli errori e non ripeterli in eterno). Per me è difficile, nella mia vita devo ancora riuscire a mettere in pratica questo equilibrio. Spero di farcela alla prossima occasione utile...Magari trasformando l'affermazione auto-sabotante "perdo sempre il controllo quando uno mi piace davvero, e mi faccio mettere nel sacco" in "sono una donna che sa tutelare sé stessa". Vediamo!
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  6. Avatar di onlybrina

    onlybrina 8 anni fa (3 Marzo 2014 23:15)

    Ciao Ilaria, complimenti per l'articolo, interessante e stimolante come sempre. A me è capitato spesso di fissarmi su qualcosa, di negare l'evidenza, e certamente in tutto questo ha giocato il suo ruolo la paura. E più della paura del fallimento, direi che è stata la paura del cambiamento, della prospettiva. Da qualche parte ho letto che il cervello cerca conferme alle proprie convinzioni. Le situazioni senza speranza ci ancorano ma ci rassicurano. Non so gli altri, ma io ho levato quest'ancora nel momento in cui ho sentito una paura maggiore del cambiamento, del fallimento, ossia quella di attorcigliarmi senza sosta tra i miei pensieri. Più della paura del fallimento, c'è solo quella di essersi rinchiusi in una gabbia.
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  7. Avatar di Al

    Al 8 anni fa (3 Marzo 2014 23:29)

    Io sono tendenzialmente una persona che "vive sul filo del rasoio". Quindi ho bisogno in un certo senso di fallire per sentirmi viva. Ora sto rivedendo questa posizione e sto cercando di fare le cose al momento giusto. Questo passaggio mi ha portato per gli ultimi due anni a non mettermi mai in gioco. Ma in mio favore posso dire che quando il mio ultimo ex mi ha mollato ne ho approfittato per finire le materie della triennale e mi sono laureata e dopo sono partita. Però ritengo un fallimento il non avere avuto il coraggio di troncare questa ultima storia e lasciare che lui mi trattasse in quel modo. Ho perso tutti i dati del pc per un virus e ne ho approfittato per abbandonare le confortevoli finestre di Xp per passare a Linux. Dal punto di vista sentimentale invece no... mi sono bloccata gli ultimi due anni per una persona, prima, perché non era possibile che non volesse venire a letto con me e poi, perché non era possibile che non volesse avere qualcosa in più con me. Però col senno di poi dai fallimenti ho sempre imparato qualcosa e non ho paura a parlarne.
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  8. Avatar di Goldie

    Goldie 8 anni fa (4 Marzo 2014 10:44)

    credo che la paura del fallimento personale cominci dalla scuola. purtroppo c'è poca scelta rispetto ai paesi anglosassoni. allora o sei bravo o sei asino. in realtà ci sono tante sfumature diverse quando si è bambini, alcuni sono piu' portati per lo studio, altri sono piu' artistici,altri piu' manuali. bisognerebbe dare a tutti il giusto valore fin da piccoli. la bocciatura è un'onta indelebile. e così vanno avanti tanti ragazzi sfiduciati, insicuri, fino all'adolescenza, periodo CHIAVE dell'esistenza, in cui il carattere si forgia. se si trovasse fin da bambini la strada giusta per essere valorizzati a livello umano, sono sicura che le cose andrebbero meglio, qualunque cosa si diventi in futuro : professore, garagista, custode etc. bisognerebbe cominciare dalle basi e le basi sono nell'infanzia, secondo me.
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  9. Avatar di eleonora

    eleonora 8 anni fa (4 Marzo 2014 21:11)

    paura del fallimento...io direi stato di incertezza...ciò che io odio in assoluto.le relazioni oggi viaggiano per lo+cosi........non è questione di fallire ,è proprio questione che non si ha le idee chiare su ciò che si vuole e si trasmette questo stato di incertezza al prossimo.bruttissimo. anche a questo ho rimediato...fregandomene dell'incertezza altrui.e vivo la mia vita.........
    Rispondi a eleonora Commenta l’articolo

  10. Avatar di Dario

    Dario 8 anni fa (5 Marzo 2014 1:28)

    @ eleonora. questa cosa delle idee chiare non l'ho mai ben capita quando si tratta di conoscere una persona. c'è un periodo quando si cerca di conoscersi in cui non si può e non si deve nemmeno avere le idee chiare, altrimenti non ci si conosce, semplicemente si "selezionano" le persone sulla base delle proprie proiezioni e dei propri desideri e dei propri piani, anche questo è bruttissimo. conoscere una persona nuova significa invece sospendere il giudizio e tenere il proprio futuro aperto ai cambiamenti che questa conoscenza può portare. non credo che tutte le storie cosiddette "incerte" siano per forza brutte. _______ @Ilaria, non penso che "l'onta" del fallimento centri sempre, quello che fa più soffrire nelle relazioni penso sia il sentirsi allontanati, disprezzati o ignorati dalla persona verso la quale ci si è aperti e arresi di più, verso la quale si è più vulnerabili oppure verso la quale si ha più aspettative.
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  11. Avatar di Angelica

    Angelica 8 anni fa (5 Marzo 2014 11:40)

    Forse dovremmo pensare che a fallire non sia la persona, ma il progetto. E un progetto spesso fallisce solo a causa di circostanze esterne del tutto indipendenti da noi e da ciò che rientra nel nostro potere. Spesso ci attribuiamo colpe e responsabilità che non abbiamo. Dovremmo imparare ad essere indulgenti con noi stessi, quanto lo siamo con gli altri. Ascoltare le nostre stesse parole di conforto che tanto facilmente rivolgiamo agli altri e che invece non ascoltiamo mai quando si tratta di noi. Inoltre dovremmo, a mio parere, ricordarci che non dobbiamo giudicarci sulla base del confronto con il successo degli altri, ma solo sulla base del confronto con noi stessi. Ogni piccolo miglioramento è un successo che è costato fatica, anche se poi magari il progetto generale non ha portato buoni frutti. Magari all'interno di un fallimento possiamo scorgere molti piccoli successi interiori,se poniamo l'attenzione su come ci siamo comportati, come abbiamo affrontato le difficoltà e non solo sul risultato finale.
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  12. Avatar di Sasa

    Sasa 8 anni fa (5 Marzo 2014 13:10)

    "In primo luogo significa prepararsi a un fallimento più grande: non c’è nessuna relazione tra persone che sia migliorata per un “accanimento terapeutico” volto “solo” a “salvare il rapporto” e non a “realizzare” la felicità delle persone coinvolte." cercherò di tenermelo bene in mente :-)
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  13. Avatar di eleonora

    eleonora 8 anni fa (5 Marzo 2014 19:14)

    DARIO... sarà perchè non amo le sorprese.son selettiva x natura...sto vivendo una storia come tu la descrivi ma ti assicuro che non è poi così bella:io necessito di punti fermi e certezze e queste mancano... ho deciso di lasciare che le cose vadano come son nate e pur avendo ANSIA x un futuro che non vedo....ho deciso di andar avanti cosi,ma occupandomi+di me stessa che di una relazione che non ha nulla di solido.purtroppo. mi rendo anche conto che la società di oggi sia molto cambiata e profondamente in peggio:il ns.stato non incentiva,ANZI,al vivere normale ad avere un lavoro normale e una relazione normale;quindi rassegnamoci a questa idea. il conoscersi,poi,ci sta.........ma le BASI devono esser le stesse per costruire una storia vera.
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  14. Avatar di Dario

    Dario 8 anni fa (6 Marzo 2014 0:02)

    Io parlo nella fase di conoscersi, dopo un anno, per dire, due dovrebbero essere conosciuti... Dopo di che se ci va bene una sitazione incerta, perchè magari noi stessi siamo in una fase di vita incerta, benvenga, senza troppe aspettative naturalmente. Se invece senti che l'altra persona non ti sta aprendo nuove prospettive di vita che ti facciano crescere e che nemmeno soddifi le tue speranze perchè continuare quando tu saresti pronta invece a fare certi passi, perchè continuare?
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  15. Avatar di Anna

    Anna 8 anni fa (6 Marzo 2014 10:19)

    ...ogni storia chiusa ha lasciato dentro di me la sensazione della sconfitta, del fallimento, come persona prima che come donna. le parole di quest'articolo mi hanno indotta a riflettere sul mio "personalissimo" modo di intendere l'amore e in particolare la relazione d'amore : una modalità ( profondamente e dolorosamente errata) di cercare riconoscimento di un valore del se' che sin ora non sono stata capace di nutrire in maniera autonoma ed indipendente rispetto all'eventuale presenza di un compagno. Credo che da questa consapevolezza, affiorata pian piano ed accolta non senza resistenze, sia il punto di partenza di un percorso che mi condurrà a vivere finalmente un amore che mi completi e non mi surroghi. Ancora una volta Grazie cara ILARIA.
    Rispondi a Anna Commenta l’articolo

  16. Avatar di Martina

    Martina 8 anni fa (6 Marzo 2014 11:38)

    Buongiorno a tutti! Vorrei condividere con voi questo fantastico traguardo realizzato da me questa mattina, a proposito di fallimento. Da mesi ho vissuto la classica storia del lui di turno che, ottenuta dell'intimità fisica con me, improvvisamente è sparito, o, peggio ancora, ha iniziato a farsi sentire solo occasionalmente, senza peraltro rinnovare alcun invito a riavvicinarsi a me in modo concreto, ma solo temporeggiando, perdendo tempo, lanciando continui ami per vedere se abboccavo di nuovo, e, se messo alle strette, dando la colpa a me della sua fuga con frasi del tipo "pensavo che non mi volessi più". Non potete immaginare come sono stata, mi sono sentita una cretina, una che credeva di essere speciale e invece è stata solo poco furba, come direbbe Ilaria. Insomma sono entrata nel tunnel del sentirmi una fallita, con le classiche belle domande "dove ho sbagliato" ecc ecc che tutti noi ben conosciamo. Il rifiuto, il fallimento, io che pensavo di saperli gestire benissimo, di esserci abituata, e invece che non riuscivo proprio a digerire. Stamattina invece sono uscita a fare delle commissioni molto presto, c'era un sole stupendo, un paesaggio mozzafiato. Forse complici queste bellezze, ho finalmente realizzato che il fatto che lui sia scappato da me per l'ennesima volta appena avuta la conferma del suo scarso valore, per me può significare una vittoria. Mi spiego: io sono sempre partita dal presupposto che tra noi due lui era quello più fragile, più debole, e io ovviamente la salvatrice, che scovava in lui un potenziale enorme e riusciva a tirarglielo fuori. Conosciamo questi meccanismi autodistruttivi vero? E il fatto che lui se ne sia scappato significa appunto che lui non è all'altezza, no? molto più facile arraffare quel bottino e svignarsela a gambe, magari alla ricerca di nuove conferme presso altri lidi che guardarmi in faccia, affrontare la vita da adulti e sostenere delle situazioni, anche solo spiegando a parole quelle sue fughe. Insomma ho pensato che ho avuto l'ennesima conferma del mio valore, cioè che lui non è all'altezza mia e per quello se ne andato. Certo è una magra consolazione in cui sarebbe molto più sano non incappare nella vita. Però appunto ho fallito perchè ci ho provato, una volta tanto, ho sbattuto la faccia, io che da brava bambina non lo avevo mai fatto. Alla fine ho vissuto, ho toccato con mano la pochezza e così non ho nulla da recriminare. Forse vi ho appena descritto una magra consolazione. Comunque questo blog è una stella polare che puntualmente ci apre gli occhi e ci riporta alla realtà. Buona giornata a tutte!
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  17. Avatar di valentina

    valentina 8 anni fa (9 Marzo 2014 11:52)

    Buongiorno. Il problema secondo me e' che noi italiani riteniamo di essere i migliori, i più furbi, i più intelligenti degli altri quindi partiamo dal presupposto che a noi no non può succedere. Capita solo ai perdenti e noi non lo siamo di certo. Io penso che sia qualcosa che e' intrinseco alla nostra cultura. Secondo me anche gli insegnanti sbagliano, fanno passare un messaggio malsano a scuola del tipo a non hai studiato? Allora sei un asino, non sei nessuno e non lo sarai mai. Sono cose che andrebbero eliminate dal contesto scolastico, gli insegnanti non ammettono che tu possa sbagliare e fallire solo perché vai più piano rispetto agli altri. Deve partire dalla scuola e dalla famiglia una buona educazione , che tanga conto che nella vita gli errori anche se sei il migliore li puoi fare e li farai sicuramente. Ma che servono a farti crescere e maturare. Dobbiamo accettarli sia se sono causati da noi che se riguardano gli altri ed essere propositivi sempre nella vita che niente e' perduto e tutto si può ancora fare.
    Rispondi a valentina Commenta l’articolo

  18. Avatar di Flo

    Flo 8 anni fa (9 Marzo 2014 12:33)

    Ciao Sono dacccordo con Eleonora. Principalmente si tratta di non avere le idee chiare. es. Se io so che un uomo che si pavoneggia ecc perchè mai dovrei stare con uno simile? Qui non si tratta della sfida di per se ma dell'insicurezza e della mancanza di fiducia in se stessi di trovare ciò in cui siamo migliori. Sto divorziando. Ci sono voluti ben 4 anni prima che riuscissi a fare capire al mio ex che la relazione non andava, o meglio non è ciò che io voglio. perchè ci ho messo 4 anni direte se so quello che voglio? avrei tranquillamente chiuso 4 anni fa solo perchè c'è una bambina e due genitori devono darsi il tempo per essere pacifici e non falliti in entrambe le cose anche se io la separazione non l'ho visto come fallimento ma come opportunità per ritrovare me stessa, l'altra metà e cosi via. Eravamo giovanissimi quando ci siamo conosciuti, siamo cambiati, cresciuti ma non siamo andati alla stessa direzione. Allora ad un certo punto mi sono detta. Perchè devi sempre stare li e aspettare di essere capita e via dicendo? tu che cosa vuoi? é solo una fase o ci sono tutti I presupposti perchè questa relazione si debba chiudere? fatti due conti mi sono chiarita bene le idee e ho chiuso. ma ripeto non ho fallito. Ho datto quello che avevo da dare ma se dare a lui significava svuotare me ho ho detto no, grazie. poi nei mesi sono andata avanti faccendo il rendiconto ma ho scoperto che non solo non ho fallito ma ho anche vinto, questo vale anche per mia figlia. prima era un papà a ore quando voleva e gli pareva, senza mai esserci quanda la bimba aveva bisogno, ora è papà in fine settimana e la bimba sa riconoscere le differenze e gli impegni che ci mettiamo tutti e due. La gran cosa è che mi sento speciale, una meraviglia nonostante devo ripartire da zero con casa, lavoro e città. Dopo questo 8 marzo mi viene solo da dire: amate voi stesse, conoscetevi e chiedetevi cosa verreste avere. queste non vuole dire che avrete subito ciò che vorreste avere ma è la strada giusta per arrivarci. Se voi non dite di no ad una persona sbagliata nella vostra vita non lo dira l'altro di certo che da voi avrà esattamente ciò che vuole. per darvi un esempio: un pò di tempo fà conobbi una persona totalmente interessata a me. giovane di successo, spirito di Aventura ecc ma quando nel tempo che ci incontravammo e parlavamo al telefono ci parlammo molto apertamente e nelle sue piccolo risposte trovai la ragione per non prosseguire nella conoscenza. lui mi disse che lo avevo condannato perchè era stato sincero io le dissi che non era vero lo avevo solo diveso da un fallimento sicuro perchè non eravammo compatibili. nelle sue risposte non c'èra ciò che io avrei fatto, passioni, attività sportive, idee sociali ecc. nonnostante mi piaceva davvero molto le dissi che per me non è il momento di avere una relazione, di nessun tipo ed ora mi sento ancora meglio. Buona giornata a tutte e tutti. spero di avervi dato l'idea:)
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  19. Avatar di Laura

    Laura 8 anni fa (9 Marzo 2014 15:03)

    Quando ho sperimentato alcuni fallimenti, al momento ci rimanevo molto male e mi davo la colpa di tutto! Poi, col passare del tempo, riuscivo a ragionare in modo più obiettivo e mi sono resa conto che quei fallimenti non erano un male, ma anzi, una fortuna e un bene per me!:)
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  20. Avatar di donatella

    donatella 8 anni fa (10 Marzo 2014 13:00)

    Ciao Ilaria,complimenti per questo artico,mi sono rispecchiata tantissimo soprattutto sul "fallimento in amore" che ti porta a star male più del dovuto,al quale dedichi energie e tempo,ti chiudi nel dolore non accettando la FINE .Purtroppo questo capita a tutti coloro che non hanno Autostima di se stessi,se uno ha un alta Autostima prende la vita diversamente evitandosi molte scocciature "inutili".Grazie e continua cosi
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