Come capisci se la tua relazione è sbagliata?

Come capire se una relazione è sbagliata? Come capisci se la tua relazione è sbagliata e l’uomo che con il quale stai – anche se ti piace – non fa per te? Quali sono i segnali importanti da considerare per non soffrire e soprattutto per non continuare a soffrire?

C’è un’esperienza che tutti viviamo e abbiamo vissuto.

Quella di relazioni chiaramente e indubbiamente sbagliate che vanno avanti per anni senza che nessuno si sogni di chiuderle.

Un attimo…

Non intendo che tutti abbiamo questa esperienza in prima persona.

Tutti, però, vediamo o abbiamo visto alcuni amici, parenti, conoscenti, vicini “invischiati” in questo genere di relazioni.

Spesso si tratta di rapporti di coppia e altrettanto spesso si tratta di rapporti si amicizia, di lavoro, di famiglia.

Perché le relazioni sbagliate si possono instaurare in tutti gli ambiti e le scelte sbagliate che riguardano “partner” e rapporti si fanno in tutti i campi.

Quanti, per esempio, scelgono, “sbagliando”, l’azienda per la quale lavorare? Cioè un’azienda che non rispecchia i loro valori, i loro obiettivi, i loro ideali? E nella quale non si trovano bene?

Non parliamo poi di soci incompatibili e poco onesti o di “cattive compagnie”.

In tanti hanno sperimentato e addirittura “subìto” sulla propria pelle la relazione sbagliata di persone a loro molto vicine.

E’ pieno il mondo di persone che hanno avuto non solo un’infanzia o un’adolescenza d’inferno, ma anche una vita d’inferno a causa dei dissidi tra i propri genitori.

O che hanno un’esistenza difficile per i dissidi tra i fratelli e le sorelle e i loro coniugi.

Non è raro sentire dire da qualcuno che conosciamo: “Ah, se i miei si fossero lasciati al primo cenno di disaccordo, invece di andare avanti per anni insieme e male!”

Perché è importante capire se una relazione è sbagliata

Capire se una relazione è sbagliata è importante perché le relazioni sono importanti. Sono importanti, dal punto di vista pratico, biologico ed emotivo per la nostra sopravvivenza.

Per la qualità della nostra vita, per il nostro benessere psicologico e  per il godimento pieno della vita.

Sono cibo per la nostra emotività, per la nostra affettività, per la nostra realizzazione.

E, se mangiamo del cibo buono, viviamo sani e in benessere, ma se assumiamo veleno, stiamo male e moriamo.

Lo stesso accade per le relazioni.

Con una differenza, apparentemente inspiegabile. Tutti noi, mediamente sani psichicamente, non assumeremmo mai volontariamente del veleno (uhm, ci sono delle eccezioni anche in questo, se pensiamo a chi ha dipende da alcune sostanze), veleno che siamo certi ci ucciderebbe.

Ma molti continuano a stare in relazioni che a poco a poco fanno loro del male. O fanno loro del male tutto in una volta.

Perché molti non sanno riconoscere che una relazione è sbagliata, come e perché è sbagliata. Molte donne, ma anche molti uomini.

Che cosa fa innamorare un uomo e lo fa impegnare in una relazione?
Scoprilo con i 5 video gratuiti dell'anteprima "Come fare innamorare un uomo e tenerselo". Iscriviti qui senza rischi e senza impegno e ricevi il materiale nella tua casella mail.

Come può accadere che alcuni non sappiano riconoscere una relazione sbagliata, anche se è la loro relazione, se la vivono giorno per giorno e se vi sono immersi fino al collo?

Proprio per quello innanzitutto. Proprio perché la vivono e ci sono dentro non vedono quello che magari chi è al di fuori vede chiaramente. Sono mezzi ciechi, mezzi sordi.

Poi perché ammettere che la relazione che si vive è sbagliata significa ammettere una serie di altri aspetti della propria vita che probabilmente non sono graditi al 100%.

Per esempio significa ammettere che si è sbagliato a scegliere; che si è creato un legame forte con una persona sbagliata; che la relazione, che ha una importante parte nella nostra vita, è sbagliata e quindi, in parte, anche la nostra vita è sbagliata; che bisogna compiere delle scelte difficili e scomode e magari cariche di conseguenze; che il porto sicuro dove si era convinti di essere approdati non è per niente sicuro.

Per cui, spesso si preferisce negare e non vedere e non sentire quel che è ben chiaro e forte e udibile.

Non solo; vi sono alcuni “convinzioni” che appartengono al sapere comune che impediscono di vedere la realtà dei fatti, semplicemente perché c’è ignoranza riguardo a quelli che sono gli aspetti di una relazione che funziona e al contrario ci sono una serie di miti-spazzatura che confondono le idee.

I “grandi classici” sono che nessuno è perfetto e nessuna relazione è perfetta e quindi ne consegue che bisogna per forza e comunque stringere i denti e nel contempo, a denti stretti, mangiare melma.

L’altro classico mito-spazzatura è che se c’è l’amore c’è tutto… Quindi se lui ti piace e lui ti dice che gli piaci, dovete per forza sopportarvi. Ma che bello!!!

E poi certo, se ci si ama bisogna tollerarsi, considerando che l’amore, ovviamente, è sacrificio e rinuncia.

Bisogna resistere!

Ehssì, come no, certo.

Nel mondo del romanticismo horror. Che però è tanto pervasivo. Cioè diffuso e radicato.

In ultimo, non dimentichiamolo, anche se spesso in tanti rifiutano di ammetterlo, milioni di miliardi di persone stanno in relazioni sbagliate, deludenti, frustranti, squallide per comodità, perché se ne approfittano.

Perché nel pur chiaro disagio, hanno una serie di vantaggi secondari, collaterali.

Formano intere legioni le signore malmaritate a un buon partito – un uomo in vista, benestante e che se ne impipa di empatia e vera intimità – che ben se ne guardano da mollare il loro mondo che pare dorato all’esterno e all’interno è un immondezzaio.

Così è spesso la realtà dei fatti, a osservarla obiettivamente.

Come capire se una relazione è sbagliata: 6 segnali importanti

  1. Relazione o garbuglio? Se tu hai il sospetto che vi sia qualcosa che non funziona come dovrebbe tra te e il tuo compagno o percepisci di essere infelice nella tua relazione o che potresti essere ben più serena e soddisfatta di quanto sei in realtà, già questo è un segnale importante che forse sei nella relazione sbagliata. A dirla tutta se è così, probabilmente non sei in una relazione, ma incastrata in un garbuglio di sentimenti e di emozioni, di motivazioni e spinte contrastanti tra loro…E’ un garbuglio, il vostro, non un rapporto di coppia. E questo la dice lunga sulla qualità del rapporto.
  2. In questo “garbuglio” non ti senti mai tranquilla, sicura, in pace e fiduciosa nel futuro della vostra relazione. Ti senti un’estranea nella tua pelle e anche, metaforicamente, tra le braccia di lui. Senti che non ti stai realizzando né come donna, né come compagna, che molti aspetti di te, importanti e di valore, sono tenuti nell’oscurità e sono all’ombra. Anche vicino – fisicamente – al tuo compagno o mentre vivete la vostra intimità o subito dopo, ti senti profondamente distante da lui, lo senti lontano. Ne senti la mancanza, ma non credi che sarà il suo esserti vicino a farti star bene. Non sei a tuo agio e hai l’impressione che nemmeno lui lo sia, per quel che lo riguarda.
  3. Caratteristica del “garbuglio” rispetto a una relazione che funziona è che, in superficie, tutto appare “normale”, “comune” e funzionante. Ma sotto sotto non è così. Cioè voi avete una storia, certo, magari convivete o comunque vi frequentate con regolarità. Avete una vita e relazioni sociali e famigliari condivise: quelle con amici, parenti, colleghi etc. Andate in vacanza insieme, condividete anche degli hobby, ma, di fatto, siete lontani, non vi capite, non avete uno scambio sincero, perché magari avete paura di confrontarvi tra di voi temendo che escano le “magagne” e di confrontarvi rispetto alla vostra vita di coppia. Lui magari è pigro emotivamente e tira avanti pur di non togliere il velo e scoprire la verità. Tu aspetti tempi migliori e non ti senti abbastanza vicina a lui da confidargli le tue perplessità riguardo la relazione. Nessuno di voi ha la voglia e l’energia di scoprire le carte ed eventualmente di fare dei passi verso il cambiamento.
  4. Avete rapporti sessuali più o meno regolari ma nemmeno il sesso serve ad avvicinarvi. Di fatto avete paura di una reale intimità, fisica ed emotiva, perché temete di scoprire che le cose tra di voi non funzionano e non possono funzionare. Attenzione, perché questa paura non nasce dall’amore e dalla voglia di stare insieme, ma dalla pigrizia di prendere in mano la situazione “ingarbugliata”.
  5. Uno di voi due o entrambi avete una sorta di mania del controllo che si “sfoga” sull’altro. Vi interrompete a vicenda, sia quando vi confrontate su temi importanti, sia quando parlate del più e del meno, anche in pubblico; non avete particolare rispetto dei tempi, degli spazi e delle cose (oggetti e proprietà) dell’altro e in genere di quel che gli piace e che gli interessa, dei suoi bisogni; avete un atteggiamento “oppositivo”, “passivo-aggressivo”, “aggressivo” nei vostri scambi, anche i più semplici e apparentemente banali. Cioè vi rispondete e vi parlate usando monosillabi, in modo polemico o provocatorio, evitando di guardarvi in faccia e soprattutto negli occhi, siete acidi, avete un atteggiamento di distanza sul piano fisico, se non di rifiuto. Vi state lontani, vi date di spalle, usate un tono di voce e un modo di parlare incomprensibile. Evitate il contatto visivo e quello fisico, a meno che non si tratti dei rapporti sessuali, sempre che ne abbiate.
  6. Non rispettate uno i ritmi dell’altro, il suo stile di vita, non siete in sintonia e non siete sulla stessa lunghezza d’onda. Se lui vuole vedere una trasmissione in TV tu lo critichi. Se compra un paio di scarpe dici che non ti piacciono. Lui non ha la pazienza di aspettarti fuori da un negozio o mentre guardi una vetrina e mette continuamente in discussione i tuoi gusti e le tue ambizioni.

Per sistemare una storia sbagliata che è un garbuglio spesso ci vogliono energie e volontà fuori dalla norma e il più delle volte si tratta di una missione impossibile.

Meglio fare un esame il più possibile obiettivo e proiettarsi nel breve (un anno), medio (5 anni) e lungo (10 anni) termine e prendere concreta coscienza della propria volontà di tollerare un tale livello di insoddisfazione per così lungo tempo.

Sicuri di voler restare in una situazione così negativa? Come sarà tra una anno? Tra 5? Tra dieci?

Capire se una relazione è sbagliata serve a prendere decisioni che possono salvarti la vita e darti, tra le altre cose, un amore vero e sincero.

Lascia un Commento!

29 Commenti

  1. Avatar di Dd

    Dd 4 settimane fa (17 Novembre 2019 9:01)

    Fantastica, la tua descrizione della realtà è scritta con una obiettività, semplicità e schiettezza disarmante Tutto vero!
    0
    Rispondi a Dd Commenta l’articolo

  2. Avatar di Carla

    Carla 4 settimane fa (17 Novembre 2019 11:43)

    Bisogna resistere! Ehssì, come no, certo. Nel mondo del romanticismo horror. Lo pensavo a 20 anni e lo penso a 50.
    -1
    Rispondi a Carla Commenta l’articolo

  3. Avatar di Irene

    Irene 4 settimane fa (17 Novembre 2019 15:38)

    Io ho chiuso da poco una relazione sbagliata che stavo protraendo da alcuni mesi. Sin dall'inizio non mi sono mai sentita davvero a mio agio in questa storia, ma il suo corteggiamento serrato e la sua presenza incondizionata, anche se a distanza in quanto vivevamo in due regioni diverse, mi avevano preso quasi "per sfinimento". Ho voluto ignorare fino all'ultimo tutti i campanelli di allarme, arrivando addirittura ad investire tempo e denaro in questa storia, spostandomi per andarlo a trovare e fare anche le vacanze insieme. In tutto questo non mi sentivo mai felice, anche nei momenti di intimità sessuale non sentivo un reale contatto, avevo sempre l'impressione di avere davanti una maschera. Fortunatamente il fatto di spostarmi ancora più lontano per motivi di studio e il mio essere più fredda dopo l'ennesima litigata hanno fatto sì che si rivelasse per ciò che è: nel momento in cui gli ho spiegato che non mi sentivo sicura della nostra relazione, mi ha obbligato ad affermare che non ero sicura di stare con lui (anche se io avrei voluto aprire un confronto e cercare di risolvere), continuando a dire che avevo voluto chiudere, forse per addossare a me le colpe, ed è sparito. È stata una fortuna, perché il mio masochismo mi avrebbe portato a protrarre ulteriormente l'agonia. Cosa mi ha lasciato questa storia? Tanta aridità interiore. Come hai detto tu Ilaria, queste pseudorelazioni non sono mai indolori e prive di conseguenze. Ma almeno, adesso, riparto da me. E la prossima volta, sarò davvero io a chiudere non appena avvertirò che c'è qualcosa che non funziona e non mi rende felice.
    -3
    Rispondi a Irene Commenta l’articolo

  4. Avatar di Andrea

    Andrea 4 settimane fa (17 Novembre 2019 11:06)

    Salve, Ilaria e ciao a tutti. Io ero incastrata in un'amicizia sbagliata da ormai molti anni. Ero molto legata a questa persona e per questo ho lasciato passare critiche taglienti, mancanze di rispetto, mezze verità. Inoltre mostrava insofferenza nelle discussioni, soprattutto quando doveva ascoltare il mio punto di vista e non chiedeva quasi mai scusa. Ho lasciato passare tutto per affetto e amor di pace. Spesso ho avvertito un senso di disagio. A parole mi voleva bene come non ne voleva a nessuno. Di fatto la persona in questione era quasi priva di empatia e stima nei miei confronti. È stata questa consapevolezza che mi ha fatto rinsavire. Indubbiamente la responsabilità di questa amicizia sbagliata é anche mia. Ilaria, hai ragione quando affermi che bisogna guardare ai fatti piuttosto che alle parole. Grazie.
    0
    Rispondi a Andrea Commenta l’articolo

    • Avatar di Atolla

      Atolla 4 settimane fa (17 Novembre 2019 14:41)

      Mi sono trovata nella stessa situazione, anche se con questa persona i contatti negli ultimi anni sono avvenuti solo via Facebook perché io abito all'estero, ma quando finalmente ho preso atto della costante mancanza di rispetto, della maleducazione reiterata e mascherata da "ironia" (secondo la sua concezione, evidentemente), ho tagliato i ponti senza spiegazioni (che non sono tenuta a dare, né peraltro a quanto pare interessano). Peccato, ma peggio sarebbe stato tollerare ancora certi comportamenti. Da un over 40, oltretutto.
      -2
      Rispondi a Atolla Commenta l’articolo

    • Avatar di Silvia

      Silvia 4 settimane fa (17 Novembre 2019 18:04)

      Ciao Atolla e Andrea, mi dispiace un sacco che sia capitato anche a voi. Situazioni simili sono capitate anche a me, e non me ne sono accorta subito. Anzi, in un primo momento tutte le cattiverie o battute sembravano uno scherzo... accusando me di non capire o sapere apprezzare la battuta. In realtà era un un teatrino per dare un giro di vite ogni volta e denigrarmi ancora di più. La cosa che ha fatto, una volta capito l’inganno, è allontanarmi al più presto!
      -1
      Rispondi a Silvia Commenta l’articolo

  5. Avatar di Emanuele

    Emanuele 4 settimane fa (17 Novembre 2019 19:28)

    Molto bello, è fa capire quanto sia importante riconoscere al volo le situazioni sbagliate. Eppure io ogni tanto mi sento in colpa come ora e non so spiegarmi il perché.
    0
    Rispondi a Emanuele Commenta l’articolo

  6. Avatar di Silvia

    Silvia 4 settimane fa (17 Novembre 2019 17:57)

    Nella mia storia precedente, molti, se non tutti gli aspetti citati da Ilaria, sono venuti al pettine. L’intimità e l’interesse a conoscersi erano veramente al minimo, e infatti la storia, se così si può dire, non andava né avanti né indietro. Ad un certo punto, e grazie ad Ilaria e a questo blog, ho deciso di interrompere il nostro rapporto. Cosa che non poteva farmi sentire meglio, ma molto molto molto meglio!!! Quello però che mi piacerebbe approfondire è il punto 5, quando l’articolo di parla di un atteggiamento ‘oppositivo’ o ‘passivo-aggressivo’ come atto di sfogo sull’altro. Ora, io mi sono chiesta più volte se ricado nella categoria e, soprattutto, come posso svincolarmi da questi atteggiamenti. In primis perché non portano me ad esprimermi per quello che sono, e poi perché, facendo così, nemmeno gli altri riescono a conoscermi nel profondo. Magari posso annotarmi i momenti in cui mi sento in ‘opposizione’, un po’ come un fermo immagine? E per capire come mi muovo in quel contesto? Poi la voce dentro di me mi dice: esprimere la propria opposizione, in modo naturale, rispetto ad una scelta da fare o decisione da prendere, è sano. Le magagne saltano fuori quando si è costantemente in opposizione.
    -2
    Rispondi a Silvia Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 4 settimane fa (17 Novembre 2019 18:50)

      Anche io ho il problema dell'opposizione e del fare resistenza, a volte attivamente, molto spesso in modo passivo-aggressivo. Penso che siano due meccanismi: uno è la resistenza, che è il contrario del guardare la realtà per quella che è (cioè magari brutta, ma è quella); e l'altra è la reazione, che - se stai litigando con la realtà - non può essere mai del tutto equilibrata, o in un verso o nell'altro. In pratica: non mi piace una persona o un comportamento o una situazione, e io inizio a litigare con il fatto in quanto tale, mentre sarebbe più utile esprimermi, e, in un certo senso, fregarmene un po' di più di come è o non è l'altra persona (o meglio, accettarla). Se poi non c'è compatibilità, ciao. Il difficile è accorgersene mentre parte il meccanismo, o appena è iniziato. Quindi penso che osservarsi e ascoltarsi, semmai anche dopo che la frittata è fatta, pian piano aiuti.
      -3
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 settimane fa (17 Novembre 2019 18:56)

      "Anche io ho il problema dell’opposizione e del fare resistenza, a volte attivamente, molto spesso in modo passivo-aggressivo." Ma davverooo?!?
      2
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 4 settimane fa (17 Novembre 2019 20:17)

      Devi vedere al lavoro, che gatta morta (lavorativamente parlando), però ... Devo lavorarci su, mi sta condizionando la vita. Altra cosa contro cui faccio opposizione passiva sono alcuni residui del matrimonio, di cui devo puntualmente parlare con l'avvocato. Faccio passare settimane, evidentemente contro il mio interesse. Ed entrambe sono zavorre che mi porto dietro in forma di ansia quando faccio anche una semplice passeggiata (oddio incontro tizio, caio, ecc.), che infatti evito sempre di più, nel classico circolo dell'evitamento. Per dirti, faccio commissioni e spesa o all'ora di pranzo (quando la gente qui mangia a casa), oppure dopo le 19 (quando la gente è rientrata per preparare la cena). Sono diventata quella di "Te lo farò sapere" o "Farò quello che posso" o "Credo che nel week end andrò via" ... Ecco, è certamente meglio quando mi incavolo o mi impunto, è più facile riconoscere il meccanismo sul momento, eventualmente a partire dalla reazione. Ma questo succede quando c'è un conflitto "serio", quando la guerra alla realtà è diventata una specie di identità accessoria. Chi sarei io, se stessi bene qui?
      -5
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 settimane fa (17 Novembre 2019 21:23)

      Datti delle risposte. Quella che conduci è letteralmente una vita da galera. Peggio che la libertà condizionata. Spogliarsi di quella identità accessoria sarebbe come tagliare delle catene... Vedi un po'. Gli esercizi che potresti fare potrebbero essere di quelli ad alto tasso di paura: uscire a fare vasche all'ora delle vasche, per esempio. Renderti conto che alla fine gli altri sono più presi da se stessi che da te. Riacquistare la tua libertà, liberarti dalla metà oscura, farti un esorcismo. E' ora, da tutti i punti di vista...
      2
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 4 settimane fa (17 Novembre 2019 21:29)

      Oppure che se incontro un collega o il mio ex o l’avvocato non muoro e non ci devo neanche per forza parlare ... L’identità accessoria è una incrostazione di piccoli evitamenti quotidiani, quindi si devo fare così. Sistemare i conti velocemente e poi vedere che fare dell’energia (o che farà per conto suo l’energia) che tengo bloccata lì da anni. Un bacio e grazie
      -2
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 4 settimane fa (17 Novembre 2019 21:37)

      L'identità accessoria è la madre di tutte le scuse. L'incarnazione dell'atteggiamento da vittima. Ma tutto deve finire. Soprattutto se abbiamo noi il potere di farlo finire, per il nostro bene.
      2
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 4 settimane fa (17 Novembre 2019 21:53)

      Assolutamente. Non sono io, è che ci si identifica con i problemi, alla lunga. Una incrostazione, appunto. Ma già la vertigine che mi dà ragionarci qui credo la depotenzi.
      -1
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo

    • Avatar di Rexely

      Rexely 3 settimane fa (18 Novembre 2019 14:25)

      Anche io facevo come AnnaV alla fine delle mie relazioni sbagliate. Mi precludevo di andare lì o là, in quel giorno, a quell'ora per la paura di vedere tizio o caio. Ma a un certo punto mi sono detta "non me ne frega niente di chi possa incontrare lungo la strada, io lì ci vado e basta perché desidero andare lì". Ritornare "sul luogo del delitto", con altri propositi mi ha fatto cancellare dei ricordi.
      0
      Rispondi a Rexely Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 settimane fa (18 Novembre 2019 11:10)

      Ciao Silvia, se si è costantemente in opposizione si possono considerare due punti di vista: di avere un atteggiamento un po' "nevrotico" cioè di non accettazione della realtà per come essa è e quindi di abbassare il proprio livello di "nevrosi" agendo su varie leve. Costruendo una vita gratificante per sé, partendo dalle piccole cose; facendo un serio elenco di che cosa è davvero importante per sé, lasciando andare tutto il resto; scegliere di dare attenzione solo a quello che conta e coloro che contano, in modo autentico. L'altra ipotesi è che l'ambiente in cui siamo immersi sia davvero terribilmente negativo, tanto da creare un potente disagio che si traduce in costante opposizione. Se, come credo, nessuna delle due ipotesi è valida per te, in effetti gli esercizi che proponi, fatti in modo rilassante e divertente, possono essere molto utili.
      0
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di Silvia

      Silvia 3 settimane fa (18 Novembre 2019 22:43)

      Non penso che nessuna delle due situazioni mi appartenga infatti, ma utile sapere che possono esistere. Grazie mille del riscontro, Ilaria!
      0
      Rispondi a Silvia Commenta l’articolo

  7. Avatar di Kicca

    Kicca 3 settimane fa (19 Novembre 2019 21:51)

    Bell'articolo
    0
    Rispondi a Kicca Commenta l’articolo

  8. Avatar di Maria

    Maria 3 settimane fa (19 Novembre 2019 23:07)

    Ciao Ilaria, sono ricapitata sul tuo blog e a questo articolo per una situazione che sto vivendo e per la quale vorrei ancora un consiglio tuo e delle lettrici. Come passione amo scrivere, e ho all'attivo una quindicina di racconti per bambini che ho mandato a diverse case editrici. Una di queste, con sede in una città vicina alla mia, dopo aver ricevuto alcune di queste fiabe si dimostra interessata e, con uno scambio di mail,vengo a direttamente a contatto prima con l'ufficio editoriale che mi dà una valutazione positiva del lavoro e poi con il fondatore-editore, che mi rinnova il suo interesse (con giustificazioni pertinenti) e mi chiede di inviare anche le parti mancanti per poter dare una valutazione più completa. Mi chiede anche nella stessa mail se ho Facebook e se può chiedermi l'amicizia. Gli rispondo di sì e lui la sera stessa me la chiede e mi contatta su Messenger colpito da un punto del CV che avevo inviato (su richiesta della casa editrice come da sito) e che dimostra che abbiamo avuto una stessa esperienza nel mondo del volontariato, per lungo tempo, presso associazioni simili. Dopo di che mi racconta due o tre cose di questa esperienza, aggiunge che sua mamma sta male e che stanno aspettando la guardia medica. Mi saluta dicendo che potremo approfondire lo scambio sulla nostra comune esperienza con la futura collaborazione editoriale. Ora, considerando che hanno pubblicato con la stessa casa editrice anche persone che conosco e in particolare una che so essere seria ed equilibrata, mi domando che senso abbia un atteggiamento così espansivo da parte di un uomo sposato e con una trentina d'anni più di me (visto su Facebook). Ho già preso diverse fregature e sono molto diffidente rispetto a un comportamento del genere tenuto da questo editore: tanta confidenza mi insospettisce, dal momento che non c'entra con il tipo di collaborazione che mi propone. Scusa se mi sono dilungata e grazie. 😊
    0
    Rispondi a Maria Commenta l’articolo

    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 settimane fa (20 Novembre 2019 8:30)

      Sì, pessimo soggetto, pessimo atteggiamento. Smetti di inviargli materiale - che devi tutelare - digli che per sopraggiunti impegni non te la senti di proseguire il progetto, prendi ben nota di quel che gli hai mandato (di modo da avere traccia di quello che lui possiede o no), ringrazialo infinitamente per la sua disponibilità, per il suo tempo, per la sua grandissima pazienza e chiudi ogni contatto.
      -9
      Rispondi a Ilaria Cardani Commenta l’articolo

    • Avatar di Maria

      Maria 3 settimane fa (20 Novembre 2019 13:08)

      Grazie mille Ilaria!
      -1
      Rispondi a Maria Commenta l’articolo

  9. Avatar di Sara

    Sara 3 settimane fa (23 Novembre 2019 12:38)

    Ciao, ho letto l'articolo e ti faccio i complimenti. È proprio ciò che è successo a me. Relazione di 4 anni e mezzo, convivenza di 1anno, io 27anni lui 33. La relazione andava bene "da fuori" ma io non mi sentivo coinvolta. Non riuscivo più a farci l'amore e a sentirlo come tale, non avevo mai voglia, spesso ho finto di avere il ciclo pur di non farlo. Avevo sempre un atteggiamento passivo aggressivo nei suoi confronti e non sopportavo i suoi genitori (cosa ingiusta visto che mi hanno sempre trattato bene.. ma si trattava proprio di differenze di pensiero e atteggiamenti che non coincidevano mai). Lui ragazzo ottimo, innamorato di me da morire e io non mi sentivo più innamorata di lui. Non uno scambio affettuoso, "solo" quegli atteggiamenti carini e abitudinari nati e mandati avanti dalla lunga frequentazione. Perché ormai ti conosci e sai tutto di lui, ma non ti senti felice. Ero triste e non riuscivo a riconoscere una causa specifica. Ad una certa, poco prima di rompere e andarmene, ho conosciuto un'altra persona con la quale ho riso di nuovo e ho sentito di avere ancora degli "ormoni". Perché prima mi dicevo, "si può vivere anche senza sesso" oppure "ora mi dovrò sforzare di farlo almeno 1 volta a settimana". E questo non è vero, la passione si può ridurre nel tempo ma non credo possa morire solo dopo 4 anni tra due persone giovani. O sbaglio? Comunque sia, sono uscita consapevolmente 2 volte con questa persona e l'ho baciato, e non mi sono sentita minimamente in colpa. Diciamo che è stata la morte della mia moralità e che oggi me ne pento amaramente perché pensavo di essere una persona migliore. Ma probabilmente se sono arrivata a tanto è perché non stavo davvero più bene con lui, e me ne sono andata. Sono sempre stata consapevole che quest'altra persona non sarebbe stata la "mia" persona giusta e non l'ho lasciato per lui, infatti adesso ho interrotto tutti i contatti con entrambi. Mi ritrovo con la mia vita a pezzi, perché sono andata via da quella persona che era diventata il mio punto di riferimento. Adesso solo i ricordi belli mi tormentano (i viaggi, le coccole, come mi amava..) e quel malessere che sentivo mi sembra lontano e stupido. Ma credo possa esser normale, perché se mi sforzo ricordo bene che sentivo di non essere né felice né appagata, nonostante dall'esterno fosse tutto perfetto. E mi dispiace da morire perché, se non avessi avuto questi sentimenti negativi, sarebbe stata una relazione perfetta con un uomo davvero buono, ma che non mi merita visto ciò che ho fatto. Quindi adesso ho difficoltà a rialzarmi, è passato solo 1 mese e sto andando da uno psicoterapeuta per aiutarmi. Perché se racconto la vicenda risulta chiaro che era una relazione sbagliata, come scritto nell'articolo, non più "mia", ma il dolore, i ricordi e la confusione di sentimenti che rimangono sono durissimi da affrontare. Mi sono chiesta se tornare indietro, ammesso che mi possa riprendere, ma ho il terrore che tutto torni come prima e che dopo 6mesi, 1anno, 5anni o chissà quanto io possa "riscoppiare" e pentirmene e farlo soffrire ancora. Quindi da un punto di vista razionale credo di non aver sbagliato.. ma continuo a chiedermi se forse avrei dovuto provare di più o chissà cosa. Ma forse sono pippe mentali con le quali dovrò convivere fino a quando non riuscirò a metterci una pietra sopra. Grazie e mi scuso per la lunghezza o se certe frasi non sono perfette.. ma ho scritto di impulso
    -14
    Rispondi a Sara Commenta l’articolo

  10. Avatar di Monica

    Monica 3 settimane fa (24 Novembre 2019 18:46)

    Cara Ilaria, mi hai colto nel segno e ti ringrazio per la tua semplicità nel trasmettere "grandi" concetti di vita. Ci sono dentro in tutto e per tutto alla tua bellissima descrizione, (che oggi ho avuto modo di leggere perché sono bloccata a letto) poi quel discorso del "garbuglio" ci azzecca alla perfezione. A dire il vero mi sento in conflitto con me stessa, mi faccio le domande e me le rispondo. Sono arrivata ora ad un punto di non ritorno, presumo, ho cominciato ad ammalarmi e da ferragosto non so più cosa voglia dire avere un giorno di salute in piena forza, mi trascino al lavoro perché bisogna, ma arrivare al punto di spegnersi così non lo accetto più. Però sono nel "garbuglio" e capire quello che potrei fare senz'altro mi è molto difficile, soprattutto perché ora mi mancano pure le forze. Che dire, ho esaurito (si fa per dire) il ruolo di madre, mio figlio, dopo mia figlia, anche lui andrà ad abitare per conto suo ed io starò a casa con questo….non so se avere paura, se essere indifferente, se accettare ….non so ...non so. Devo però fare qualcosa, devo riuscire a scollarmi da questo marito….mi sta prelevando il sangue e non ho più forze. Lui è un buon uomo, non è cattivo, a volte penso sia contento quando sto male (può essere?), però forse è colpa mia se sono ridotta così, ho sbagliato, ma non riesco a trovare il bandolo della matassa. Ciao, grazie Monica
    -3
    Rispondi a Monica Commenta l’articolo

  11. Avatar di FrancescaF

    FrancescaF 2 settimane fa (25 Novembre 2019 7:49)

    Buongiorno Ilaria e a tutte, non so se sia stato toccato mai il tema...comunque volevo chiedervi un vostro parere sulla “compatibilità economica”. Fa brutto mischiare amore e soldi, ma di fatto c’entrano. Con ciò intendo: il diverso livello di reddito dei ciascuno e il conseguente stile di vita. Quanto può essere sostenibile questo dislivello pur in una coppia che comunque va d’accordo e si vuole bene? Bene, all’inizio si può fare qualche sforzo (per compensare in un senso) e qualche regalo (per compensare nell’altro), ma poi? Se uno è abituato a delle vacanze semplici e l’altro a delle vacanze costose? Se uno è abituato ad arrangiarsi in un airbnb quando viaggia mentre l’altro è abituato ad alberghi di un certo livello? E poi tutto quanto affine o connesso al vivere, anche e soprattutto quotidiano. Insomma, chi fa vita comoda e chi fa vita frugale possono essere compatibili sul lungo periodo? Grazie e un caro saluto a tutte!
    -10
    Rispondi a FrancescaF Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 2 settimane fa (25 Novembre 2019 10:19)

      Se mi portassero a Montecarlo, farei una strage ... Dipende dallo stile di vita, dall'educazione e dalle abitudini, al di là dei soldi. Se fossi ricca, io farei downshifting in Thailandia, per dire. Se fossi ancora più ricca, investirei in opere d'arte (magari dalla Thailandia :D ). Credo che siano cose così, a fare la compatibilità fra due persone.
      -7
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo

    • Avatar di FrancescaF

      FrancescaF 2 settimane fa (25 Novembre 2019 16:01)

      Grazie AnnaV...non credo però di aver colto pienamente la tua metafora. :-/
      0
      Rispondi a FrancescaF Commenta l’articolo

    • Avatar di AnnaV

      AnnaV 2 settimane fa (25 Novembre 2019 17:13)

      Gli stili di vita che si possono fare avendo i soldi sono di diverso tipo, e credo che sia questo quello che va guardato, più che il reddito in sé. Se io userei i soldi per andare a vivere in Thailandia, fare una vita semplice e non lavorare più, e lui volesse invece trasferirsi a Montecarlo, sarebbe alquanto impossibile essere felici insieme.
      -5
      Rispondi a AnnaV Commenta l’articolo