Coraggio e speranza

coraggioOggi parliamo di coraggio e di speranza e parliamo di storie personali e di radici. Per esempio: tu sai da dove vieni, qual è la tua storia, quali sono le tue radici?

Intendo quelle tue-tue-tue, che sono solo tue e di nessun altro, tanto per cominciare. Ti capita di pensare a te “in prospettiva”, riflettendo di tanto in tanto e rivedendo te stessa adesso, ma rispetto al passato? Pensi mai a quali sono le origini e le radici delle tue convinzioni e dei tuoi comportamenti? A quali sono stati e sono i momenti di grande paura e di grande coraggio della tua vita, quelli tuoi personali? Non mi sto riferendo a niente che abbia a che fare con l’analisi o la psicoanalisi, sia chiaro.

Mi sto riferendo al fatto di concentrarti su di te per conoscerti meglio, stimarti di più, volerti bene e affrontare la vita con il coraggio che di certo hai e che magari non sai di avere. E, insieme al coraggio, scoprire e diventare consapevole di tante risorse che pensi di non avere ma che invece hai e hai anche messo a frutto, magari nel tuo passato, ma non te ne sei accorta. E allora pensi di non valere niente e vali molto. E pensi di avere solo paura e di non avere coraggio. E, senza che tu lo sappia, il coraggio ce l’hai eccome e il coraggio, soprattutto, te lo puoi dare.

"Per essere felici ci vuole coraggio. Karen Blixen"

Essere consapevoli di se stesse e di quello che si è capaci di fare significa mettere insieme tutto il coraggio che abbiamo, sapendo che il coraggio è una risorsa della quale disponiamo, per natura e per personalità. Qualsiasi personalità abbiamo. Tutti noi abbiamo coraggio. Anche tu, di certo.

E a che cosa serve il coraggio? Il coraggio serve, per esempio, a conquistare la propria libertà e mantenerla. E la propria libertà, al giorno d’oggi, è soprattutto libertà di pensiero e di scelta. Libertà di scelte di vita. La libertà di pensiero non è convincersi che tutti al mondo sono sbagliati o che chi ci comanda non è all’altezza della situazione o che la vita è triste e ingiusta perché il tipo che ti ha abbordato online e non hai mai visto – ma del quale sei già follemente innamorata – sono 48 ore che non ti manda un whatsapp; la libertà non è andare a “vomitare” tutto questo in ufficio – lamentadoti con i colleghi – o su Facebook o  su qualche forum o blog, credendo di aver fatto qualcosa di utile, intelligente o speciale. Originale e controcorrente.

Il coraggio e la speranza: a che cosa servono?

Perché accusare il mondo di non essere alla tua altezza non è la soluzione a una vita meschina e di melma o a un momento di difficoltà. Avere libertà di pensiero significa usare la propria testa per decidere della propria vita, è adoperare nei modi e nelle direzioni giuste il proprio senso critico, cioè non bersi tutto quello che viene dall’esterno – genitori, insegnanti, vicini di casa, amiche che sanno tutto sui rapporti sentimentali, ma non hanno mai avuto una storia decente, uomini senza spina dorsale che ti vogliono usare, in cambio di paroline da baciperugina che ti fanno sciogliere come burro al sole, pubblicità e comunicazioni manipolatorie di vario genere – ; avere libertà di pensiero significa evitare di farsi trascinare dalla stupidità di massa e dalla paura che diventa terrore e poi cieca aggressività distruttiva.

"La speranza è un rischio da correre. È addirittura il rischio dei rischi. G.Bernanos"

Avere libertà significa staccarsi dal gregge, ma non con l’obiettivo di staccarsi dal gregge giusto per farlo, perché staccarsi dal gregge per poter sostenere di essere vincenti dato che si è “diversi” è, di fatto, rimanere legati al gregge più di prima. Il nostro mondo è pieno di “originaloni da social network”, “anticonformisti delle parole” e “pecoroni all’incontrario” che credono di distinguersi dal gregge e in realtà desiderano solo esserci dentro, e fanno i “controcorrente” solo perché hanno un disperato bisogno di essere accettati. Come i preadolescenti e gli adolescenti che per sperimentare se stessi e la propria indipendenza, fanno quelli che vanno “contro” perché hanno il terrore di essere rifiutati. La differenza è che gli adolescenti e i preadolescenti il proprio coraggio  lo devono ancora scoprire, sono in “costruzione”.

Il coraggio e la libertà ti fanno vivere la vita come tu la vuoi, affrancandoti dalle convenzioni e dalle convinzioni sbagliate, senza farti mettere contro qualcosa o qualcuno, ma solo agendo a vantaggio di te stessa e della tua vita. E questo è ben diverso.

Il coraggio: perché ne hai quanto ti serve

Scrivo questo articolo a nove giorni dai fatti di Parigi (e mentre il terrore paralizza Bruxelles): una città meravigliosa – la città più bella e più amata al mondo per antonomasia, una delle capitali della libertà personale e di espressione – è stata brutalmente attaccata. I civili – le persone “come noi”, sono stati aggrediti, feriti o uccisi mentre facevano delle cose normalissime, “come noi”, il venerdì sera, “come facciamo noi” persone normali nelle nostre vite normali: assistere a un concerto rock, guardare uno spettacolo teatrale, pomiciare e flirtare in un ristorantino, passeggiare per strada e godersi una magnifica città (e sempre, pomiciando e strofinandosi e coccolandosi tra mariti e mogli, fidanzate e fidanzati, genitori e figli, anche al di fuori del ristorantino, perché questo è quello che si fa e si deve fare in una vita “normale”, al venerdì sera, molti sono morti o hanno visto morire i loro cari stando vicini e abbracciandosi). E quello che è accaduto, per come è accaduto può fare perdere il coraggio.

Perché si tratta di eventi inspiegabili – apparentemente – e disperanti. Io in realtà li spiego con la psicopatologia che anima gli stronzi, la stessa degli stronzi che ci girano spesso in torno, in ufficio, nel mondo di tutti i giorni e, ahimé, talvolta anche in famiglia. Sono stronzi allo stesso modo, quelli che hanno il kalashnikov e quelli che non ce l’hanno. Solo che quelli che non hanno il kalashnikov hanno armi diverse. Gli stronzi esistono e proliferano, sono in mezzo a noi. E noi dobbiamo avere coraggio. E ce l’abbiamo, tranquilla.

Tornando ai fatti di Parigi viene normale pensare: “allora potrebbe accadere anche a noi, che siamo e viviamo “come loro””. E da qui ecco che i toni che si alzano, la benzina viene gettata sul fuoco dell’emotività, al bar, in ufficio, in famiglia e sui famigerati social network dove l’idiota medio è diventato il vero terrorista mentale. E questo terrorista mentale non è altro che uno stronzo, che va evitato, come tutti gli altri. Con coraggio.

Spesso invece ci si fa “fagocitare” dal mondo degli stronzi e allora che cosa succede?  E’ successo anche che qualche lettrice di questo blog che probabilmente ha passato ore e ore a leggersi tutte le cronache, nei minimi dettagli con il gusto di chi si gode i film dell’orrore, forse per esorcizzare la paura, forse per cercare sollievo all’angoscia attraverso la sensazione del controllo data dall’ingurgitare dettagli, è arrivata qui, colma di ansia e di paura. E ci credo, ragazza mia, se leggi orrore, se guardi orrore, se ascolti orrore, sarai piena di orrore e l’orrore ti inonderà e prevarrà nella tua vita. Riempiendoti di paura e togliendoti la speranza, alla faccia del coraggio.

Questa lettrice che, irresponsabilmente verso se stessa, non ha messo un freno al flusso di orrore, ha chiesto  invece alle altre lettrici pace, tranquillità e serenità.

E’ un atteggiamento comune a molte persone, quello di chiedere all’esterno ciò che non si vuole cercare al proprio interno. Capita spesso che chi si nutre di orrore, leggendo e rileggendo cronache orrorifiche, poi pretenda dagli altri speranza. La vita emotiva delle persone è fatta di questi paradossi.

Allora, io, che non avevo intenzione di dedicare spazio ai fatti di Parigi dato che pensavo di non poter aggiungere molto al gran rumore, alla fine ho deciso di scrivere questo articolo dedicato al coraggio e alla speranza.

Con un duplice scopo: il primo è quello di ricordare a coloro che vengono su questo blog solo ad ammorbarci con i loro dispiaceri di serie B (e forse C, D, fino alla Z), che è necessario, per loro prima di tutto e poi per noi e per un mondo più vivibile, che imparino a considerare se stesse e i loro dispiaceri collocandoli nel “quadro più grande” dell’esistenza (nulla di religioso o di spirituale, per carità, solo concreta realtà). Non ci vuole nemmeno un gran coraggio a farlo.

La vita (perfino quella di queste persone con grandi dispiaceri di serie B e C etc) è molto più ricca e sensata della storiella scema e noiosa con un perditempo che non  risponde su whatsapp. Prima lo si capisce, prima si raggiunge la felicità. Il secondo scopo di questo articolo è dare coraggio e speranza a tutte quelle persone che vivono un momento di difficoltà personale o che sono state toccate nel profondo da quanto è successo anche perché magari-chissà-forse ciò che è successo nel pubblico, alimenta e si aggiunge, per loro, ad ansie preoccupazioni già precedenti, più private (vi sono vicina, care mie, avete la mia comprensione).

Il fatto è che per raggiungere pace, tranquillità e serenità, per avere coraggio in un momento difficile e per nutrire la speranza, è necessario che ognuno faccia la propria parte. Il coraggio e la speranza non te li puoi aspettare dagli altri – che si cagano sotto più e sono più inadeguati, vigliacchi e disperati di quanto pensi di essere tu – ma li devi nutrire in te stessa, coltivare, far crescere. In che modo?

Il coraggio nutre la speranza

Ti dò il mio “metodo” se si può chiamare così e ti anticipo che di motivi per avere paura ne ho anch’io. Per esempio vivo tra due grandi città che sono nel mirino dei terroristi. Non possiedo un’auto e la metropolitana è il mio mezzo di trasporto preferito. Mi trovo spesso in posti affollati. E ciononostante non ho paura. O meglio, ne ho, ma come altre volte nella mia vita, ho deciso che gli stronzi non prevarranno, perché di paura ne ho avuta tanta nella mia vita, tante volte e per tante ragioni (alcune sensate, altre meno sensate) e alla fine, una soluzione è sempre saltata fuori. Ne sono uscita. So anche che la paura non lascerà mai del tutto me, come non lascerà mai del tutto nessun altro essere umano normale e sano e quindi preferisco che i miei valori resistano di fronte a chi mi vorrebbe far paura (e talvolta me la fa). E così ho scoperto che alla fine, con la mia paura addosso e insieme al mio coraggio, riesco a nutrire la speranza. Anche quando grandi motivi per sperare non ce ne sono.

"Coraggio ce l’ho. È la paura che mi frega. Antonio Albanese"

Ma dov’è che andiamo a recuperare il nostro coraggio, dato che sì, il coraggio ce lo possiamo dare e soprattutto già lo abbiamo ma non lo sappiamo?

Incomincia a considerare tutte quelle situazioni in cui ci vuole coraggio e ci è voluto coraggio e tu ce lo metti o ce lo hai messo…

Il coraggio serve per darsi il tempo e il modo di trovare l’uomo giusto, senza dover cadere tra le braccia del primo cascamorto che passa di lì per paura di rimanere sole, perché prese dall’ansia mortale di essere vecchie, perché la mamma mi considera una fallita o gli uomini una zitella acida o le amiche sono tutte sposate o fidanzate e il venerdì non so con chi andare a mangiare una pizza e mi tocca stare sul divano da sola.

Il coraggio serve per abbandonare situazioni e relazioni squallide o di abuso o sterili e avvilenti anche se – come tante situazioni sterili e avvilenti – portano dei vantaggi collaterali a chi ha modi disfunzionali di amare e di farsi amare. Il coraggio serve per lasciare situazioni disfunzionali e magari una casa in cui si è abitato per tanti anni e una certa tranquillità economica (che spesso è dipendenza economica, un’ottima scusa per mantenere la dipendenza emotiva e rimanere inchiodate e fare una vita d’inferno, raccontandosi che non si può ambire a nulla di meglio e di più).

Speranza: da dove viene

Il coraggio serve quando l’uomo che credevi fosse per sempre ti lascia.

Il coraggio serve per iniziare una separazione e un divorzio; per presentarsi in un aula di tribunale dove si decide del tuo futuro e di quello dei tuoi figli. Il coraggio serve per allevare i propri figli in una coppia a metà o tutte da sole.

Il coraggio serve per decidere di iniziare una relazione (di quelle vere, non di quelle da whatsapp), per sposarsi, per pensare di avere un figlio, per portare avanti una gravidanza, per entrare in sala parto e soprattutto per uscirne, con quella nuova vita con te, della quale sarai responsabile per un bel po’.

Il coraggio serve per affrontare una interruzione di gravidanza, che sia in solitudine o in coppia. E tutto quel che ne consegue.

Il coraggio serve per accompagnare i figli a scuola e nelle loro frustazioni e difficioltà normali che per te sono terribili (e per loro anche).

Il coraggio serve per andare a trovare i propri genitori e accorgersi che negli anni il tempo è passato, sì, anche per loro, anche per mamma e papà, ma è meglio che tu faccia finta di non accorgertene, ancora per un po’.

Il coraggio serve per affrontare i grandi lutti e le perdite della vita. Serve per andare a fare un esame (all’università), un altro esame (in ospedale) e per andare a sapere come è andata. Quanto coraggio ci vuole in entrambi i casi!

Il coraggio serve quando ti licenziano, quando decidi di lasciare un “posto fisso” e per aprire la tua piccola (o grande impresa). Il coraggio serve in un colloquio di lavoro. Il coraggio serve quando ti sta venendo il ciclo e sei piegata in due dai dolori e devi fare quella presentazione importante davanti a capi e colleghi.

"Senza la speranza è impossibile trovare l’insperato. Eraclito"

Il coraggio serve nelle riunioni in cui sei l’unica donna e i tuoi colleghi fanno battute sessiste e offensive, e no, scusa, magari no, c’è un’altra donna in riunione e sta dalla “loro parte” e ridacchia e si scoscia, la cretina, e fa battute ancora più sessiste del più stronzo sessista cretino in sala, perché come ci sono gli stronzi e i cretini ci sono pure le stronze e le cretine.

Il coraggio ci vuole per scoprire che il tempo passa anche per te, che il tuo corpo cambia e tu cambi. Ce la farai?

Sono un sacco le situazioni in cui ci vuole coraggio e tu, le tue situazioni-coraggio le conosci meglio di me e meglio di chiunque altro. E sai bene che hai affrontato un sacco di situazioni-coraggio, quando avevi tanta tanta paura e avresti voluto fare di tutto tranne che affrontarle. Le hai affrontate. Punto. Bene, male, così-così: fatto sta che le hai affrontate.

E allora, da dove viene la speranza, per te, per il tuo futuro e per quello dei tuoi figli? La speranza ti giunge proprio da questo coraggio, anche se temi di non averlo e di non averlo mai avuto.

Viene dal fatto, che nella vita – nella vita di tutti – accade che ci sia della melma. Talvolta si tratta di piogge torrenziali di melma, talvolta solo di schizzi. E, la melma c’è, sopravviene o accade, nella vita di tutti. Tu non hai l’esclusiva. Perché la melma fa parte della vita. E se prendi consapevolezza che la melma fa parte della vita e accetti, sembra strano ma la speranza – sana – aumenta .

Poi la speranza viene dalla considerazione che, facile o difficile che sia, questo mondo è pieno di opportunità più di qualsiasi altro mondo in qualsiasi altro tempo. Viene dal fatto che la nostra vita media si è allungata e la nostra qualità della vita è aumentata talmente che possiamo contare su molte svolte e molti cambiamenti radicali nella nostra esistenza individuale.

Viene dal fatto che tu – e anch’io e tutti noi – abbiamo più risorse positive di quanto lontanamente sospettiamo e l’unica cosa da fare è vivere un giorno alla volta con in testa l’idea chiara che sono i nostri valori quelli che portiamo avanti, costi quel che costi (e in mezzo ai valori ci siamo noi), alla faccia degli stronzi di ogni colore e provenienza.

Aspetto i tuoi commenti, aspetto le storie di tutte quelle volte che hai avuto paura e hai sperimentato il coraggio.

(Si astengano le finte disperate da Facebook e da Whatsapp, che quelle si danno arie da donne che soffrono ma sono bambine che non sanno che cosa sia l’amore, quindi difficile che lo sperimentino davvero).

Abituiamoci a mettere a tacere le stupidaggini – da dovunque provengano – e perseguiamo il nostro interesse e i nostri principi, con equilibro e con fiducia nelle nostre risorse personali. Questo significa avere speranza e coraggio. E vincere il terrore.

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232 Commenti

  1. Avatar di Gea

    Gea 3 anni fa (4 Gennaio 2016 13:33)

    Cara Francesca, se tu fossi un uomo di 52 anni ti porresti queste domande? Penso di no. Perché te le poni tu? Reset and go! Un abbraccio :-)
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  2. Avatar di francesca

    francesca 3 anni fa (4 Gennaio 2016 12:53)

    scusami ma davvero non so a chi chiedere . tu pensi che una donna possa a 52 anni avere una relazione felice , non di ripiego?' e cosa dovrebbe fare cercarlo o aspettare che sia lui a corteggiarla?insomma a 52 anni si puo ancora credere al grande amore che non si è mai vissuto perchè per mancanza di autostima ci si è sempre sintonizzate sulla frequenza delle relazioni sbagliate? e poi se vedi un uomo di piace per esempio lo puoi corteggiare tu? Ma quali sono i presupposti per far si che lui ti noti o meglio come fare per indurlo a corteggiarti ......insomma senza forzare e senza pressare nulla?????
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 anni fa (4 Gennaio 2016 13:36)

      Francesca, se vuoi le risposte, prendi qualche post del blog e comincia a leggere. Anzi, fai le cose per bene: comincia a leggere la guida gratuita "Come Attrarre la Persona Giusta per Te in 11 Passi". La scarichi dal sito, inserendo nome e email.
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    • Avatar di helen

      helen 3 anni fa (4 Gennaio 2016 13:44)

      Eeeeeh la richiesta del tutorial su come corteggiare e farsi corteggiare è dura a morire. Un po' come i vecchi manuali di bon ton.Adesso c'è pure la richiesta per fascia d'età? Tesoro io ho 50 anni e non ho mai pensato che ci sia un modo diverso di interessarsi a una persona a seconda della classe anagrafica. Forse quando avrò il diabete declinero' gli inviti in pasticceria. E quando sarò all'ospizio ci darò dentro da matti con la sedia a rotelle per farmi inseguire dai vecchietti.
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  3. Avatar di London

    London 3 anni fa (4 Gennaio 2016 14:03)

    ah ah ah, Helen mi hai fatto ridere. La scena dell'ospizio è il top! Grazie :-)
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  4. Avatar di marianna

    marianna 3 anni fa (29 Gennaio 2016 11:58)

    Eh... di coraggio ce ne vuole tanto... lavorare su se stessi è un impegno che dura tutta la vita. Fatte salve le situazioni cui ci si riferisce nell'articolo, che sono oggettive e concrete, ci sono anche un mare di altre problematiche che di coraggio ne richiedono a mazzi. Uscire dalla dipendenza emotiva e non sapere da dove partire, nè se si arriverà mai al traguardo, per esempio. E farlo con la consapevolezza che è un atto di riguardo verso se stesse e non un mezzo per attrarre la persona giusta, perchè, diciamocelo, la persona giusta potremmo non incontrarla comunque. Il superamento di certe dinamiche è una condizione necessaria ma, ahimè, non sufficiente. Devo dire onestamente che ho superato un disturbo da attacchi di panico, disturbi alimentari vari, ma questo della dipendenza affettiva mi pare davvero lo scoglio più grande. Lasciare delle briciole di amore per cercare un amore vero che forse nemmeno c'è.
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 anni fa (29 Gennaio 2016 12:22)

      Cara Marianna, sii fiera per le tue prime e importanti vittorie: non é cosa da poco aver superato disturbi alimentari e attacchi di panico! Come hai saputo vincere queste due battaglie, riuscirai a vincere anche la terza. Pazienza, amore per te stessa e perseveranza sono le tue alleate... e con loro anche la dipendenza affettiva diventerà un lontano ricordo. Forza e coraggio! :-)
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  5. Avatar di Monichina

    Monichina 3 anni fa (28 Novembre 2015 21:18)

    @Gea, ti auguro tutto ciò che desideri, te lo dico col cuore. Io continuo a leggere il blog anche se non commento più perché non ho nulla da dare a nessuno e sono una lagna :P (ma ne uscirò) . Sono entrata solo ed esclusivamente per dirti che mancherà la tua persona qui dentro, perché si, le strigliatone di Ilaria mi fanno un gran bene, ma tu entri proprio dentro con la tua dolcezza, tocchi delle corde profonde e " tiri fuori". Mi dispiace che tu vada via ma tanto tanto, sei una bellissima luce quando a volte non vedo. Ecco mi sono commossa... Ti abbraccio fortissimo. Ciao!!!
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 anni fa (12 Dicembre 2015 9:53)

      Ciao Monichina, ti ringrazio di cuore per il tuo augurio. Ogni tanto qualche apparizione sul blog la faro' (come adesso), lavoro e progetti permettendo. Sono contenta che le mie parole ti facciano bene. Io ho il mio modo di esprimere le cose, altri le esprimono diversamente, ma se il contenuto é lo stesso, cioe' valido, é importante andare oltre la forma. La "durezza" di Ilaria (sul blog, non penso sia cosi nella vita, 24h/24!) mi sembra necessaria alla sua missione. Oltretutto, lei non attacca mai chi scrive, ma i comportamenti, le azioni e le parole di chi scrive... e le idee balzane, negative e autosabotanti che sono all'origine di parole, azioni e comportamenti
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 anni fa (12 Dicembre 2015 9:58)

      (Ops, il messaggio é partito prima di finirlo). Questa "durezza" é benefica, contrariamente a quella che possiamo avere noi (e permettere ad altri di avere) nei nostri confronti. Vedila come una medicina amara ma salutare. Un grande abbraccio e coraggio! :-)
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 anni fa (12 Dicembre 2015 10:09)

      @ Gea, ci sono persone che preferiscono compatimento e pacche sulle spalle, che le rinforzano nelle loro posizioni insane e le autorizzano a non muoversi. Queste persone possono tranquillamente togliersi di torno perché io non ho voglia e intenzione di dedicare a loro alcuna missione (ecché, credono di potermi trascinare nello schema del "povera me"). Davvero, si tolgano di torno, perché occupano spazio, tolgono energie a tutte e soprattutto non capiscono niente di quel che si dice qui (ed è per questo, che essendo distruttive su tutto - a partire dalla loro vita - vengono qui a rompere l'anima). Lo sto già facendo e lo farò con maggiore attenzione: selezionerò i commenti in base a quanto propongono soluzioni, sono collaborativi ed esprimono una reale propensione a stare meglio. Sfoghi e lamentele saranno eliminati. Volete rovinarvi la vita e ammorbare gli altri? Fatelo altrove.
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 anni fa (12 Dicembre 2015 12:35)

      Si, Ilaria, penso che se uno ne sente il bisogno (a volte si deve fare, purché non diventi un habitus mentale, ma una sana espressione di rabbia e dolore occasionale e non cronica) debba sfogarsi in privata sede... e poi venire qui con mente lucida e determinata. Ieri ho conosciuto una ragazza italiana, parente acquisita di una mia amica che vive in patria. Tutto quello che ho visto in comune tra noi erano l'età e la nazionalità. Per il resto, ho ravvisato pochissima autostima e una forte tendenza a farsi abusare in ogni campo della sua vita, nonostante sia una ragazza bella, intelligente e spiritosa. Sono tornata a casa con un senso di malessere, molto simile a quello provato un paio di giorni fa in pausa pranzo con delle colleghe che si lamentavano dell'età che avanza (37 e 40 anni rispettivamente) e di non aver figli perché manca loro "lo strumento" ( :O )... E un malessere simile l'ho provato le ultime volte che ho visto il tipo con cui uscivo. A me dispiace sinceramente che ci sia gente che sta male, pero' tutti abbiamo le nostre sofferenze e debolezze, e reagire si puo' e si deve. Percio' non mi considero insensibile ed egoista se, vedendo rigidità e negatività intorno a me, preferisco girare al largo. Grazie, ancora e sempre, per il tuo lavoro! ;-)
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    • Avatar di Titania M.

      Titania M. 3 anni fa (17 Marzo 2016 14:55)

      Oh my god. Ci sono cascata anch'io. È venuto anche a me da pensare" forse, in quella tale occasione, Ilaria è stata troppo dura, in fondo si tratta di persone che soffrono...". Mi è scattato automatico l'impulso "pacca sulla spalla"! Poi ho pensato a tutte le volte che, finora, mi è capitato di pensare " poverino/a" di qualcuno: poverino/a, soffre, e giù a tollerare lagne, traccheggiamenti, ricatti emotivi, atteggiamenti passivo-aggressivi...perché poverino/a, soffre, non si rende conto, non è consapevole...e intanto mi lasciavo allegramente (?) succhiare il sangue da simili vampiri emotivi, per giunta colpevolizzandomi se alla fine mi sentivo talmente esaurita e svuotata da dovermi allontanare, magari accusata, più o meno velatamente, di "abbandono nel momento del bisogno" (un momento di bisogno che poteva durare da anni!!). È proprio vero che a volte bisogna fare attenzione ad accostarsi a qualcuno che sta affogando, perché potrebbe trascinarci giù con sé! Meno pacche sulle spalle e ciascuno si rimbocchi le maniche, perché se è vero che nessuno si salva da solo, vale altrettanto "aiutati che il ciel ti aiuta". Questo se vogliamo crescere, ovvio. Grazie per quest'ulteriore occasione di consapevolezza e costruttiva autocritica! :)
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 anni fa (17 Marzo 2016 15:34)

      Te pensa che ci sono quelle che vengono massacrate di botte (oppure da terribile violenza morale) e si rialzano solo per assistere il “poverino”.
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    • Avatar di Titania M.

      Titania M. 3 anni fa (17 Marzo 2016 15:21)

      Quanto ci frega la fede malsana nell'abnegazione sentimentale come virtù. Anche essere "stronze", cioè tutelarsi, spesso richiede una vagonata di coraggio, perché ci trasmette di noi un'immagine in contrasto con la " versione ufficialmente approvata", l'unica in base alla quale (soddisfacendo le altrui aspettative, tenendoci a disposizione, anteponendo i bisogni dell'altro ai nostri) pensiamo di valere qualcosa come persone. Signùr quanta paura del giudizio, tanto peggio se introiettato.
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  6. Avatar di Eil

    Eil 3 anni fa (22 Marzo 2016 21:49)

    Mi sono appena riletta questo articolo e, come la prima volta, mi sono commossa. Grazie Ilaria! E grazie anche a me stessa per tutte quelle volte in cui ho avuto coraggio e che hanno nutrito la speranza che sento questa sera, nonostante tutto :).
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  7. Avatar di Shy

    Shy 3 anni fa (3 Luglio 2016 15:53)

    Sì e questo "odio" mi nasce da questi pensieri...che non ho tutti i giorni, ma che quando si ripresentano sono violenti e ti spezzano. Eppure io dentro di me so di valere. Ho delle ambizioni, ho i miei studi quasi terminati, la laurea si avvicina, i sogni sono ancora lì. Eppure quando sento queste cose ricado in un'apatia, un grigiore, che tutto mi sembra privo di senso. Rendersi conto di stare male ancora per mezze calzette è umiliante e mi toglie le energie. Un giorno mi sveglierò e sarà tutto un enorme chi se ne importa, ma cosa deve accadere perché questo giorno arrivi, se è così difficile credere di valere qualcosa dopo tutto questo tempo? Purtroppo le basi non ci sono, sono sempre stata insicura di me stessa, figuriamoci adesso,quindi il lavoro è doppio e ho paura di sfiancarmi e non farcela, di portarmi sempre questo peso dietro del "la tua storia è finita da un pezzo e solo tu ne risenti, sei patetica."
    Rispondi a Shy Commenta l’articolo

  8. Avatar di Shy

    Shy 3 anni fa (3 Luglio 2016 14:56)

    Cara Ilaria e care voi , oggi ho "ripassato" questo articolo perché ancora (e mi odio tantissimo per questo) non riesco a non cedere alle ricadute. Mi riprometto di stare bene, di non pensare, poi arrivano le persone a rincarare la dose. "Ieri ho visto il tuo ex a un concerto con lei, ma tirati su, erano zitti ognuno per i fatti propri, te l'ho voluto dire per tirarti su, erano veramente ridicoli". Si okei, tante belle cose, ma io ci rimango male lo stesso e inizio a chiedermi perché dopo un anno io ancora ci soffra da farmi chiudere lo stomaco a sentire queste notizie. Quasi un anno. Perché ci metto così tanto? Ho paura a pensare che sia perché non ho distrazioni intorno, non ho fatto nuove conoscenze nè tantomeno mi sento pronta a una storia. Tutto il resto invece va bene. Eppure non è abbastanza per darmi il coraggio e la speranza appunto. Penso : guarda come vanno a gonfie vele, guarda come si è rifatto una vita mentre tu, nonostante i tuoi sforzi ancora non ne sei uscita e non hai trovato nessuno che ti apprezzi. Un pensiero che mi logora e che mi fa pensare di valere meno di lui. Mi sento come in un vicolo cieco ogni volta che penso di stare andando verso la direzione giusta. E allora corro qui a sfogarmi con voi e a cercare un conforto. Perché non passa? Sono veramente stanca di combattere ogni giorno e poi scoprirmi ancora debole a queste notizie. Grazie per avermi ascoltato, un abbraccio a tutte.
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 anni fa (3 Luglio 2016 15:17)

      Non passa perché ti odi.
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    • Avatar di Tania

      Tania 3 anni fa (3 Luglio 2016 16:17)

      Guarda, se ti consola io ci ho messo due anni a riprendermi da una relazione a ritrovare la voglia di rimettermi in gioco. E ti dirò, mi ha fatto un gran bene starmene da sola per tanto tempo. Secondo me sbaglia solo punto di vista: tu pensi una cosa del genere "Nessuno mi vuole", ma ti sei chiesta se al momento c'è qualcuno che tu vuoi? O se ti senti di nuovo pronta a rimetterti in gioco? Avere una relazione tanto per dimostrare al proprio ex o ad altre persone che "ci si è rifatti una vita" non vale la pena, è solo un invito ad altri guai e fallimenti.
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    • Avatar di Lu

      Lu 3 anni fa (3 Luglio 2016 17:35)

      Cara Shy, mi dispiace molto che tu stia soffrendo. Se può farti sentire meno sola ti dico che soffro un pò per un tipo anche io. E anche io cerco un conforto qui su. E quasi sempre lo trovo, ogni volta in maniera molto diversa!:)! Forse, dovresti solo accettare che stai soffrendo, accettare il dolore e non respingerlo. Che ti importa che è quasi un anno? Ripetertelo serve solo a generare ansia e ulteriore sofferenza. Datti tutto il tempo che ti serve. Trattati con gentilezza, ecco. Cerco di farlo anche io, è molto difficile, spesso fallisco. Bisogna provarci però!:)! Suggerire poi agli amici di infierire il meno possibile sarebbe un ulteriore passaggio, non saprei. Inoltre, tu hai un tuo proprio valore, se anche fosse minore del suo che ti importa? Invece di logorarti potresti provare a farlo esprimere al meglio! Un abbraccio!
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  9. Avatar di Shy

    Shy 3 anni fa (4 Luglio 2016 11:36)

    Mi sono dimenticata di ringraziarvi per le vostre risposte @tania e lu, buona giornata!
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  10. Avatar di Shy

    Shy 3 anni fa (3 Luglio 2016 20:25)

    Eh sì ci ho pensato e so che non sono pronta per una storia. Però il contrasto è anche il fatto che probabilmente, una distrazione anche piccola potrebbe aiutarmi a smettere di focalizzarmi sulla solita persona. È come un gatto che si morde la coda però. Una situazione che mi sta diventando pesante, e che voglio debellare, ma non trovo il modo giusto.
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 anni fa (4 Luglio 2016 12:19)

      Ciao Shy, finché ti focalizzi sul problema non vedrai la soluzione. La soluzione é più alla tua portata di quanto tu creda! Vivi la tua vita e ti renderai conto che il problema... non esiste, perché non sarà più tale ai tuoi occhi, avendo smesso di pensarci. Agli amici "donna Prassede", di' che NON HAI BISOGNO della telecronaca commentata della vita del tuo ex con la sua nuova tipa, perché NON TE NE FREGA NIENTE se l'han visto scazzato o contento, con una donna o con cento, con un bimbo in braccio o ridotto uno straccio, se é diventato pastore luterano o se va al gay pride vestito da indiano. Guarda, te l'ho pure scritta in rima! ;-) Un abbraccio :-)
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  11. Avatar di Shy

    Shy 3 anni fa (4 Luglio 2016 18:04)

    Ahah mi sono fatta anche una risata Gea! Grazie! Andrò avanti vivendo la mia vita e lasciando che questi giorni un po' più bui passino :) prima o poi arriverà la famosa luce in fondo al tunnel.
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  12. Avatar di Margherita

    Margherita 2 anni fa (24 Maggio 2017 11:56)

    A proposito di coraggio e di ricominciare vorrei riportare questa esperienza. Questa mattina un collega ha invitato a scuola tre giocatori della squadra di basket in carrozzina, che hanno raccontato la loro esperienza e hanno poi giocato coi nostri ragazzi, simulando una partita in carrozzina. Fa riflettere, in particolare, la risposta alla domanda -Cosa è cambiato rispetto a quando giocavi in piedi?- : Non è cambiato nulla. Non mi sono mai posto il problema degli spettatori, che potessero vedere una cosa diversa. La mia concentrazione è sempre rimasta focalizzata sul gioco, sul mio obiettivo che era solo quello di fare canestro. Tanto quanto prima. Il coraggio, la forza di volontà, è proprio vero, esistono dentro di noi. Quando l'obiettivo è chiaro e ben definito, emerge questa capacità in noi di non guardare in faccia niente e nessuno, pur di raggiungerlo. Quando avviene un cambiamento, bisognerebbe non dimenticare quello che siamo veramente e non dimenticare quelli che erano i nostri obiettivi. Gli obiettivi restano gli stessi, è forse solo il modo di raggiungerli che cambia.
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  13. Avatar di Federica

    Federica 2 anni fa (9 Giugno 2017 10:41)

    Ciao Ilaria, potresti scrivere un articolo sui valori personali, quelli a cui accenni nell'articolo? "l’unica cosa da fare è vivere un giorno alla volta con in testa l’idea chiara che sono i nostri valori quelli che portiamo avanti, costi quel che costi"
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  14. Avatar di Irene1980

    Irene1980 1 anno fa (22 Agosto 2017 6:11)

    Grazie...solo questo.:)
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  15. Avatar di Gea

    Gea 10 mesi fa (10 Aprile 2018 12:14)

    Cara Ilaria, torno a commentare questo articolo perche' ieri sera ho appreso che uno dei miei alunni e' annegato in un fiume sabato scorso. Il corpo non e' stato ancora ritrovato e la madre spera in un miracolo purtroppo improbabile. Capisco il delirio di questa povera madre perche' ho perso un figlio alla nascita e so che si puo' davvero sclerare. Sono distrutta e anche i miei alunni, che rivedro' in classe domani. Tra ieri e oggi sto piangendo tantissimo, ma domani spero di essere piu' forte per poter confortare i ragazzi. In Francia tendono ad anestetizzare il dolore: l'adulto dovrebbe restare calmo sempre e comunque per rassicurare i ragazzi. Conoscendomi, so che non rischio di fare una crisi di nervi e persino in frangenti tragici della mia vita ho saputo andare avanti senza esplodere in pubblico, ma non escludo che per la forte commozione qualche lacrima possa venir giu' e non vorrei nemmeno reprimerle se dovesse accadere proprio davanti agli alunni, perche' credo sia un segno di umanita', ma al tempo stesso vorrei far coraggio ai ragazzi. Peraltro, anche se siamo obbligati alla laicita', nel chiuso dell'aula vorrei lasciar liberi i ragazzi di pregare, se ne sentono il bisogno. Avrei bisogno di un tuo parere. Grazie di cuore e buona giornata.
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 10 mesi fa (10 Aprile 2018 12:24)

      Io penso che la commozione non sia dannosa, anzi sia empatica, puoi stemperare la commozione delle lacrime con delle parole di cordoglio che esprimano il tuo dolore, accanto al loro, senza prendere la scena e far presente che quello che è accaduto è tragico e incomprensibile, che è importante prestare attenzione a se stessi e alla propria vita, proprio perché vale ed è preziosa, che purtroppo la vita è fatta di questo e che vivere significa gioire e talvolta soffrire. La sofferenza aiuta a fermarsi per riflettere sull'importanza e il valore della vita, che va sempre esaltato e che la morte di una persona cara ci deve spronare a vivere con più entusiasmo e più gioia. Per l'eventuale preghiera, sentirei, se condividi la classe con colleghi, che cosa hanno fatto o faranno gli altri insegnanti, per evitare contraddizioni o sovrapposizioni e anziché menzionare la possibilità di pregare, se ti sembra il caso, invitare a un laico e intenso momento di silenzio o, al contrario, se qualcuno vuole esprimere un breve pensiero o una considerazione sull'amico o un incoraggiamento agli altri, permettergli di farlo. In realtà se desiderano pregare lo possono fare a casa, nel luogo di culto che frequentano o al funerale del compagno, che prima o poi ci sarà.
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    • Avatar di Gea

      Gea 10 mesi fa (10 Aprile 2018 15:30)

      Cara Ilaria, ti ringrazio molto per la risposta che mi conforta tanto in questo doloroso momento. Anch'io penso che le lacrime non vadano represse e mi rassicura che anche tu le veda come un segno di empatia. Un primo scambio con gli alunni e' avvenuto via mail: sono stati alcuni di loro, e non il liceo, ad informarmi della tragedia, perche' non volevano che lo scoprissi domani brutalmente arrivando a scuola, e gli sono molto grata per questa attenzione. A una delle alunne che mi ha scritto era stato detto di contattarmi per sapere cosa ne pensassi di organizzare qualcosa in memoria delle sfortunatp ragazzo. Un altro alunno accennava all'idea della preghiera senza comunque proporla. Nelle mie intenzioni, vorrei dire ai ragazzi di esprimersi come meglio sentono: nel silenzio, nel pianto, disegnando o scrivendo, eventualmente anche sul blog che ho creato al liceo (un blog ad uso scolastico, non pubblico) e al quale i ragazzi contribuiscono. Ieri notte ho pubblicato sul nostro blog un breve testo in memoria del povero ragazzo. La preghiera e' vietata nelle scuole francesi e l'80% dei miei colleghi (per tacere della preside) non ci pensano proprio, pero' mi e' venuto in mente di autorizzarli se ne sentissero il bisogno, ripensando che due settimane fa, durante il minuto di silenzio per il colonnello e le altre vittime del tragico atto terroristico che sapete, uno dei miei alunni, un bravo ragazzo alquanto devoto, stava bisbigliando una preghiera muovendo appena appena le labbra e io non me l'ero sentita di vietarglielo. Il piu' difficile sara' per i ragazzi (tra cui un altro mio alunno) che erano presenti alla disgrazia e si sentono in colpa per non essere riusciti a salvare il loro compagno... Ci vorra' tanta forza d'animo, da parte di tutti, alunni ed insegnanti. Grazie ancora del tuo sostegno e dei tuoi consigli, un abbraccio.
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 10 mesi fa (10 Aprile 2018 15:32)

      Se qualcuno bisbigliando o pensando recita una preghiera, che lo faccia. Visto il divieto, eviterei di proporla.
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    • Avatar di Gea

      Gea 10 mesi fa (10 Aprile 2018 15:35)

      Si, infatti piu' che proporla vorrei far capire loro che possono sussurrare una preghiera se lo vogliono. Grazie ancora!
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  16. Avatar di Emilia

    Emilia 5 mesi fa (26 Agosto 2018 15:12)

    Splendido articolo. Grazie Ilaria, grazie.
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