Vincere la paura in amore: smettila di farti del male e diventa amica di te stessa

come vincere la paura di amarePer vincere la paura di amare devi cominciare dall’amore.

Vediamo un po’: ti sei amica o ti sei nemica?

Lo sai vero che spesso siamo proprio noi e soprattutto noi a metterci i bastoni tra le ruote?  E che gli altri o le circostanze c’entrano poco?

"Quasi quasi mollo tutto e divento felice. thatsvane, Twitter"

Ci pensi mai che la paura e la paura di amare, la paura di rischiare, è qualcosa che, dopo una certa età, alimentiamo tutto da soli o da sole?

Per esempio, la paura è alla base di due atteggiamenti tipici delle donne che non riescono a trovare una relazione che le faccia stare bene per davvero.

La paura è alla base dell’atteggiamento di chi è sempre rabbiosa e distruttiva e parla con rancore e disprezzo degli uomini.

E la paura è alla base dell’atteggiamento di chi è triste e si sente “disperata”, cioè senza speranza, relativamente al fatto di trovare l’uomo giusto.

Avere paura ed essere arrabbiate e tristi non aiuta e porta lontanissimo dall’obiettivo, cioè da una bella storia d’amore.

Perché più si è arrabbiate e più si è tristi meno si è attraenti.

Interessante vero? La rabbia e la tristezza, che derivano dalla paura, portano ancora più rabbia e più tristezza e anche più paura.

Ma la paura indossa un’altra subdola maschera tra le donne che non si decidono e non riescono ad avere una relazione serena e appagante.

E’ la maschera del perfezionismo, del sentirsi sempre inadeguata e in colpa.

Sempre bisognosa di un “recupero”, di un traguardo da raggiungere, di un modo di essere da assumere prima di poter avere l’amore e goderne.

Sotto la pressione continua di fare qualcosa di più e meglio, se no non si può arrivare dove si vuole.

L’amore non deve essere mica una fatica, uno sforzo o il risultato di un sacrificio

Fatto sta che attraverso la paura, quella che poi fa sorgere la rabbia, la tristezza e la mania della perfezione, ci si infligge un sacco di sofferenza. Inutile.

La paura è paura per se stesse, per la propria incolumità, paura di soffrire, paura del fallimento, paura di vedere film già visti.

Paura di mettersi in gioco, di scoprirsi, di essere rifiutate.

E, ovviamente, paura di rimanere sole.

La paura è un sentimento che viene dal nostro essere bambini, dal sentirci inadeguati rispetto a quello che la vita ci richiede. O che la relazione con gli altri, l’incontrarsi con loro, ci richiedono.

Questa paura ci impedisce di andare oltre, di uscire dallo stallo.

Questa paura può frenare qualcuno dal trovare la persona giusta, lo blocca, lo fa restare dov’è.

Quando si ha paura si tenta di tacitarla e di non affrontarla di petto, perché affrontare la paura fa paura, ohibò.

E ci si gira intorno. Facendo altro.

Con la rabbia, prendendosela con gli altri e dando loro la colpa; con la tristezza, accusando se stesse di essersi perdute per sempre. E con il perfezionismo non sentendosi mai all’altezza, ma sempre inadeguata.

Fermati e occupati di te sul serio

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da Paola (nome di fantasia), che ti riporto nella sua parte centrale:

“Ti scrivo perché mi trovo in una situazione particolare. Forse non ti ricordi, ma ci eravamo sentite via Skype qualche anno fa.

Io all’epoca mi ero lasciata con il ragazzo e stavo veramente male. Con il senno di poi ti confido che è stato molto meglio così!! Davvero!!!

Da allora non sono più riuscita ad avere una storia. Penso di avere paura.

Ero anche uscita con un ragazzo per diverso tempo, ma lui poi non voleva una storia (nonostante dicesse di trovarsi così bene. Mah, sono perplessa).

Dopo di lui sono uscita con altri, ma con qualcuno dopo la prima uscita ho troncato. Uno di loro subito alla prima uscita mi ha fatto capire che voleva una storia seria e io ho preso paura. Forse non era il mio tipo.

Adesso vedo che tanti miei amici single da anni hanno trovato l’anima gemella.

E io sono ancora qui da sola. Sono felice per loro, ma vorrei la stessa felicità anche per me, a volte provo un po’ di invidia, sono sincera. Invidia buona, non quella distruttiva.

Nonostante abbia fatto un buon lavoro su di me (ho frequentato un corso di mindfulness e cerco di mettere in pratica i principi di questa disciplina) e cerco di fare le cose che mi piacciono, come mi avevi suggerito tu, non è ancora arrivato il mio momento. Mi chiedo se sbaglio qualcosa.

Ultimamente mi sono dedicata alla mia nuova casa, mi sono iscritta ad una seconda università. Cerco di darmi da fare, ho fatto dei viaggi stupendi. La mia vita va bene e ho tanti amici, ma a volte mi manca un compagno.

Ti mando un grande abbraccio!”

Partiamo dal fondo: Paola, con la cautela e la riservatezza che la caratterizzano, dice che talvolta le manca un compagno. In questo non vi è nulla di male.

Desiderare di avere accanto un partner è sano, è normale, fa parte del nostro essere persone umane, non c’è da vergognarsene.

Come non c’è da vergognarsi di quella invidia che Paola dice di provare per gli amici, sottolineando che è buona e su questo non ho dubbi.

Quello che è davvero interessante è il quadro nel quale Paola inserisce il suo desiderio e la sua invidia.

Parla esplicitamente di paura e dice di aver rifiutato delle persone perché avevano ventilato la possibilità di una storia seria.

Soprattutto gli interrogativi di Paola si rivelano quando lei spiega quella che sembra essere la sua strategia: lavorare su di sé, applicare la mindfulness (che è la presenza mentale, la capacità di essere presenti a se stessi, insegnata dai Buddhisti e raggiungibile attraverso la meditazione seduta e altre tecniche), dedicarsi alla casa e prendere un’altra laurea. Darsi da fare.

E a che cosa dovrebbe portare tutto questo darsi da fare?

“Ma come?” sembra chiedersi Paola, “Con tutto questo mio gran da fare, perché non ho ancora trovato un compagno?”

Come vincere la paura di amare

E’ un po’ come se mi si allagasse la casa perché la lavatrice perde, io mi mettessi a lavare la macchina e mi chiedessi come mai la casa rimane allagata.

Che cosa c’entrano il lavoro su di sé, la mindfulness e una nuova laurea con trovare l’uomo giusto?

Non vi è nulla di male in tutte queste attività, in sé e per sé, il fatto è che è molto curioso che si mettano in relazione con la possibilità di trovare l’uomo giusto.

Detto in altre parole, ho il sospetto che Paola si stia sempre autopunendo e stia percorrendo una strada difficile, ma sbagliata, per arrivare alla meta, semplicemente perché ha paura di fare le cose giuste e fare altro la impegna, la distrae e le dà la sensazione di “fare qualcosa”.

E allora, come vincere la paura di amare? Paola accenna a qualcosa che le ho detto io, fare quello che le piace.

Questa è un’indicazione che io dò in effetti sempre, ma come punto di partenza, come primo passo, perché dedicarsi a quello che piace, che fa stare bene è un modo per cominciare a dare amore a se stessi.

E’ un modo per darsi ascolto e soddisfazione, per trattarsi bene, per dare a se stessi un segnale relativo al fatto che ci si considera con attenzione, amore, riguardo.

Come farebbe una persona attenta e amorevole.

Che ci dà importanza.

"Rinunciare alla spontaneità e all’individualità significa soffocare la vita. Erich Fromm"

Bisogna procedere, poi.

E’ importante prendere consapevolezza della propria rabbia, della propria tristezza e della propria mania di perfezionismo e saperle ricondurre alla paura di avere una relazione, di soffrire e di rimanere deluse.

Poi è utile prendere una decisione relativamente a quanto queste paure contano davvero e quanto, invece, conta l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Messi su una bilancia, sui piatti opposti, si intende dare più credito alle paure o dare più spazio alle opportunità di realizzare il proprio obiettivo?

E’ necessario darsi ascolto in maniera tenera e senza giudicarsi, riconoscere i propri bisogni, anche quelli che  sembrano meno “nobili” (ma solo perché così sembrano a noi), meno onorevoli, quelli dei quali, per ora ci si sente meno orgogliosi.

Cercare di dominarsi, di “mettere in riga” la propria mente, le proprie emozioni e di tacitare l’invidia, riportandola a radici “buone”, continuare a “lavorare su di sé”, a studiare, a darsi da fare, non ci fa del bene. Neanche un po’.

Va nella direzione di non riconoscere quello che ci serve davvero, va nella direzione di non amarci e di non ritenere i nostri bisogni degni di ascolto e di soddisfazione e quindi di non ritenere noi stessi degni di amore, rispetto tenerezza.

E’ un modo per continuare a trattarci con la mancanza di amore con cui probabilmente altri, prima, ci hanno trattato, spegnendo in noi stessi l’amore per noi.

E’ questa mancanza di amore, questa mancanza del riconoscimento dei nostri veri bisogni che ha portato alla paura.

Crescere significa riappropriarci della decisione di volerci bene e della responsabilità di darcelo questo bene.

E’ a questo che bisogna tendere, per vincere la paura.

"Dovremmo essere spontanei come i bambini che, quando vogliono una carezza, ti prendono la mano e se la mettono sul viso. mesmeri, Twitter"

Per te, è più importante dare retta alla paura o scegliere di perseguire il tuo desiderio e raggiungere il tuo obiettivo, anche correndo il rischio di scoprirti meno perfetta di quello che ti piacerebbe essere?

 

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105 Commenti

  1. Avatar di marmeid

    marmeid 1 mese fa (25 gennaio 2018 12:57)

    Molto bello questo articolo, ma come si fa a riappropriarsi della decisione di volerci bene quando é in realtà una decisione che non abbiamo mai preso? Come si diventa consapevoli di essere degni di essere amati, davvero consapevoli e certi di meritarsi sorrisi e attenzioni con spontaneità e naturalezza?
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  2. Avatar di stellina75

    stellina75 4 settimane fa (26 gennaio 2018 12:26)

    Lavoro su me stessa facendomi aiutare, mi emoziono quando faccio ciò che mi piace, tipo recitare davanti a persone che mi ascoltano, organizzare eventi culturali su argomenti importanti.. ho problemi seri di salute che limitano la mia vitalità, e convivo da sempre con la paura di non farcela, di compiere la scelta sbagliata, di essere giudicata dagli altri. Io che sono una persona giudicante...e ciò di cui ho avuto sempre paura, quello di accontentarmi, per paura di rimanere per sempre sola, si è avverato..povero Diego che sopporta i miei sbalzi d'umore e le mie parole di insoddisfazione a volte pesanti...
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  3. Avatar di stellina75

    stellina75 3 settimane fa (1 febbraio 2018 11:49)

    in realtà sono una persona tranquilla che vive e lascia vivere tutti quelli che non mi sono accanto. Al lavoro o quando andavo a scuola io mi sono fatta sempre e mi faccio i fatti miei. Faccio attenzione a quello che mi dicono gli altri e a quello che posso dir loro, proprio per evitare scontri e conflitti. E tra le mure di casa che posso diventar pesante : giudicante, conflittuale perché ho un malessere, antipatica e stronza. Forse nella realtà ho un super ego troppo accentuato e un giudice interiore che critica Caterina in modo esagerato. Io non mi accetto per quello che sono...vorrei essere migliore, più bella, più intelligente, sana... vorrei anche di più. Ma nella mia vita mi sono sempre circondata di persone valide, intelligenti, curiose, amanti della cultura. Persino Diego è migliore di me, sa molte cose, è un artista che da un pezzo di stoffa crea un abito storico, studiandoci anche prima su per crearlo proprio come si faceva all'epoca. Si sta dimostrando un bravo papà. Sono io che ho capito di non amarlo ma di provare un profondo affetto per lui. Io lo stimo moltissimo e gli sono grata perché, nonostante tutto, rimane ancora al mio fianco.
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