Perché con le tue ferite sei più bella e più affascinante

In questo articolo parlerò del kintsugi, un’antichissima tecnica di riparazione giapponese ci fa comprendere in modo pratico che sono proprio gli ostacoli che abbiamo superato, i traumi che abbiamo subito e i dolori che abbiamo sperimentato a renderci unici, migliori e anche più affascinanti.

Sono le cicatrici a renderci belli. A fare di noi persone migliori.

"Accada quel che accada anche il sole del giorno peggiore tramonta. Proverbio Giapponese"

Facciamo un passo alla volta, con calma.

Uno degli effetti collaterali più orribili delle delusioni, dei traumi e del dolore, in particolare di quello emotivo e ancor di più di quello sentimentale, è che ti fanno perdere la speranza nella vita e nel futuro, ti fanno perdere la fiducia in te stessa e soprattutto ti fanno perdere la lucidità mentale, il senso della prospettiva e della realtà in cui sei immersa e delle possibilità e opportunità che hai a disposizione.

Tanta roba e pesante, eh?

E’ stato proprio quando mi trovavo nel bel mezzo di un – lungo – momento difficile della mia vita, di quelli in cui perdi il riferimento più importante, cioè proprio la tua lucidità e il controllo sulle tue emozioni, che ho letto per la prima volta del kintsugi. E ne sono rimasta molto colpita.

Si trattava di un po’ di tempo fa.

Ma non mi sono di certo dimenticata di quel che ho vissuto e di quel che ho provato in quel momento.

Diciamo che io avevo bisogno di rimettermi insieme, ma allora non avevo nemmeno la colla e non avrei saputo dove trovarla, figurati l’oro o l’argento o la lacca giapponese.

Il termine kinstugi  (anche kintsukuroi) significa letteralmente “oro” (“kin”) e “riunire”, “riparare”, “ricongiunzione” (“tsugi”), cioè riparare, riunire, rimettere insieme con l’oro.

Certo, quando ti senti letteralmente “a pezzi”, quando nemmeno trovi i cocci di te stessa perché non solo l’intero si è rotto, ma i frammenti, alcuni piccolissimi, ma importanti, sembrano persi per sempre sul pavimento dell’esistenza a causa della caduta rovinosa e della frattura apparentemente irrimediabile, che te ne fai della metafora legata a un tecnica con la quale si può riparare qualsiasi oggetto, di valore o meno, che abbia subito rotture anche molto devastanti, impreziosendolo, rendendolo più bello e aumentando il suo valore?

Boh…

Però quel giorno sono rimasta tanto colpita che ho pensato che quello del kintsugi fosse un tema degno di essere approfondito, per molte buone ragioni.

E nello stesso tempo mi ripetevo che quello non era il momento e che comunque allora non poteva riguardarmi: tanto il kitsugi era affascinante, quanto io ero assolutamente incredula e sfiduciata che a me potesse accadere quel che accade a un vaso rotto dopo l’intervento di un artista del kintsugi.

Era enormemente interessante, sarebbe stato importante per me capirne il senso e allo stesso modo lo percepivo totalmente al di fuori della mia portata.

E con quel sentire  di sottofondo (la sfiducia, l’impotenza, la percezione della mancanza totale di ogni residua possibilità) impalpabile ma ben presente, ho sempre rimandato di occuparmene: per lunghissimo tempo ho creduto che il kintsugi, cioè il suo significato metaforico, tanto importante per la mia esistenza e per quella di molte altre persone, fossero temi ancora troppo lontani da me, cioè che io fossi ben lontano dal risultato finale che una “buona operazione” di kintsugi regala a un oggetto o a un’esistenza (per restare nella metafora).

Non solo: in quel brutto periodo avevo pensato che fosse un’idea bellissima, ma illusoria e impraticabile. Una delle tante “balle di fuffa filosofica/esistenziale” che ci vengono propinate in egual misura da Oriente o da Occidente.

Kintsugi: che cos’è?

Poi, dopo che molte cose sono successe, dopo che questo blog è nato e cresciuto, spesso ho ripensato al kintsugi come a un riferimento utile per il lavoro con le mie clienti e per i miei percorsi, per il blog.

E, si sa, non sempre poi pensieri e progetti prendono forma, perché sono tanti e si sovrappongono uno sull’altro :) .

Finché, qualche giorno fa, a commento dell’articolo Ti comporti anche tu come una reduce?, una lettrice, Lu, ha parlato dell’arte del kintsugi e altre lettrici hanno condiviso la meraviglia e l’apprezzamento per il significato filosofico ed esistenziale di questa antica tecnica di riparazione giapponese.

E mi sono detta: “Oh, perbacco, ma com’è che non ho ancora parlato del kintsugi?”

kintsugiTi riporto paro paro il commento di Lu, che spiega bene cos’è il kintsugi e che significato ha per chi si sente tanto ferito dalla vita: “Ho letto di un’antica pratica giapponese, il kintsugi; quando un oggetto di ceramica si rompe, i giapponesi non lo buttano via, lo riparano, incollano i pezzi e riempiono le crepe con dell’oro. Impreziosiscono le ferite perché rendono l’oggetto più bello, unico. Una trama di preziosissime ferite. Un’opportunità nella sventura. Non possiamo sempre programmare quello che ci capita (e spesso è una fortuna), però possiamo imparare ad utilizzare in maniera sapiente quello che resta.”

"La vita è questa nulla è facile e niente è impossibile. G.Donadei"

Insomma, detto meno poeticamente, il kintsugi è l’arte di rimettere insieme i cocci, di ricostruire qualcosa non com’era esattamente (e come si fa?), ma di certo mantenendo la forma originaria e lasciando ben evidenti rotture e ferite che diventano a questo punto decorazioni e punti di forza dell’oggetto “riparato”.

Oggetto che a quel punto diventa autenticamente “unico”, dato che niente si rompe o può essere rotto in un modo uguale a qualcos’altro e niente quindi si ricostruisce allo stesso modo di qualcos’altro anche perché le vie per le quali ci si perde e poi ci si ritrova sono diverse per ciascuno.

In più quell’oggetto rotto e poi ricomposto diventa anche molto più prezioso, perché invece della colla, per metterne insieme i pezzi si usano oro o argento fuso o lacca mista a polvere d’oro.

Mica male il kintsugi, eh? Aggiungiamo che i punti di congiunzione, quelli in cui c’è stata la rottura, essendo stati riparati con materiali tanto preziosi e con grande meticolosità diventano anche i più forti perché la miscela usata per crearli è molto più resistente.

Stai pensando anche tu a qualche analogia con la vita delle persone?

"Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. E. Hemimgway"

Se ci rifletti la teoria del kintsugi è piuttosto rivoluzionaria per il nostro modo di pensare, soprattutto nei tempi attuali: quello che è appena appena sbeccato si butta, non parliamo di quello che si rompe in mille pezzi.

E in realtà io sono convinta che qualcosa stia cambiando da questo punto di vista e so che molte appassionate di tecniche del riuso sanno a che cosa mi riferisco, vero?

Come ricostruirsi diventando migliori e più sicure

In questo momento probabilmente starai pensando qualcosa del genere: “Ma Ilaria ma che cosa stai dicendo?! Cosa interessa a me del kintsugi? Non sono mica una teiera, io! E poi oro e argento, e chi ce li ha? Io non riesco nemmeno ad alzarmi al mattino. Mi stai prendendo in giro per caso?”

Certo che non ti sto prendendo in giro. Sto illustrandoti una prospettiva attraverso la quale puoi diventare il meglio del meglio di te stessa proprio dopo aver sperimentato le peggio cose ed essere al punto di sentirti uno straccetto, un vaso caduto a terra e ridotto in mille pezzi.

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Il perdono più difficile è quello che un uomo deve riuscire a trovare per se stesso. G.Faletti
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Come fai?

Ti propongo 6 passi che ti possono essere utili per essere un’artista dell’auto-kintsugi.

1) Dài il giusto peso al tuo dolore. Non sopravvalutarlo e non sottovalutarlo. Concediti un periodo per soffrire come non ci fosse un domani e come se la sofferenza fosse il tuo unico scopo di vita. (Peraltro ci sono molte persone che in questo sono bravissime.) Soffri, piangi, arrabbiati, autocommiserati. Poi, a un certo punto decidi che la te addolorata ti è venuta a noia e che hai pianto a sufficienza, anche per le prossime 5 vite.

Hai dato.

Ora decidi di rimetterti in sesto, anche se sulle prime sembra che tu non ne abbia voglia.

2) Immagina, ricorda, visualizza qual era la tua forma originaria prima che traumi e delusioni cocenti ti colpissero: quali erano i tuoi desideri di bambina prima che le svalutazioni di tuo padre – umilianti e invincibili – ti convincessero a puntare più basso o in un’altra direzione che alla fine si è rivelata disastrosa per te? Com’eri e cosa volevi prima che quell’orribile storia sbagliata e quell’uomo abusivo ti togliessero ogni energia e tutta la vitalità che ti ha sempre caratterizzato? Quali erano le tue ambizioni e le tue competenze prima che quello sfigatissimo capo incapace, inadeguato e raccomandato ti annullasse con un mobbing senza tregua?

Torna al “prima” del momento in cui ti hanno messa o ti sei messa nei guai.

Pensa bene a come eri, a che cosa volevi e a che cosa sentivi.

3) Crea una connessione tra quella che sei adesso e quella che eri prima.

Ok, sì, anche se sei a pezzi. Che tu ci creda o no i traumi e le sofferenze ti hanno cambiata, ma di certo non solo in peggio. La caduta e la frattura, i mille persi sparsi, ti stanno dando una visione sulla vita che, se fossi rimasta intatta, non avresti avuto. E poi nessuno che entra nella vita rimane intatto, di sicuro. Comprendi bene che cosa il dolore ti ha aggiunto (magari anche di “parzialmente” negativo: la comprensione della tua fragilità, la rabbia, l’aver imparato che non ci si deve fidare).

trasformazione

4) Unisci il “prima” e il “dopo” decidendo che cosa vuoi per te.

Ti faccio un esempio personale.

Un giorno, successivo a quel brutto periodo, diciamo dopo che avevo esaurito la fase 1, mentre stavo facendo cose in casa di davvero nessuna importanza ho pensato proprio: “Devo riunire i fili che si sono spezzati, come un elettricista che fa una riparazione. Riunirò i fili di me e della mia vita adesso, dopo quello che mi è accaduto con quelli di me allora, prima che tutto succedesse. Senza pensare che sia troppo tardi, di aver perso treni od occasioni. E devo partire dal piccolo, dal facile, sennò non mi metterò nelle condizione di riuscire e di stare bene.”

Mi sono fermata, ho pensato per qualche minuto: “Che cosa mi interessava allora, prima della caduta rovinosa? A che cosa tenevo davvero?” (E in un retro-pensiero mi dicevo: “Che sia piacevole e non impossibile, se no ti avvilisci e diventa tutto ancora peggio”).

Dopo pochi minuti l’illuminazione: l’inglese. Mi interessava l’inglese. Non mi piaceva, confesso, ma mi interessava saperlo. E invece, come altre molte cose importanti per me (anche molto più importanti), l’avevo abbandonato.

Mi sono organizzata da subito per riprendere in mano il mio inglese, con metodo e nel modo migliore (sui risultati al riguardo non garantisco, veh, ma questa non solo è tutta un’altra storia, ma c’entra poco).

Ho ripreso da dove avevo lasciato.

5) Usa i collanti preziosi giusti per te. Usa argento, oro e lacca mista a polvere d’oro.

Di che si tratta, fuor di metafora? Rimettere insieme i pezzi di una tazza che si è rotta richiede pazienza, attenzione, dedizione e tempo. Non aspettarti risultati immediati. Il fatto certo è che, una volta rimessa insieme la tua forma originaria (vedi punto 2) con collanti preziosi il risultato sarà una te che ti stupirà ogni giorno per la sua maestosità.

Ecco perché devi usare collanti preziosi.

Quali sono?

Il primo è decidere che non puoi accettare nulla che non sia il massimo e il meglio per te. Punta al massimo.

Il secondo (da mischiare con il primo per fare la colla) è che devi fare solo quello che ti fa stare bene. Emotivamente, fisicamente e anche dal punto di vista pratico (economico per esempio o in termini di ambienti e di persone che frequenti).

Il terzo è il dosare abilmente pazienza e compassione, comprensione umana per te e magari per gli altri: quei pezzi, quelle fratture devi conoscerle bene, non tanto analizzandole (l’analisi non funziona!) quanto conoscendole con la mente e con il cuore. Non puoi non saper distinguere il fondo della tazza dal manico, dài!Credi che si può fare anche se non ci credi. Oppure fallo e basta anche se non ci credi.

Mi piacerebbe davvero che i commenti a questo articolo parlassero di storie personali e di esperienze vissute. Soprattutto mi piacerebbe leggere di che cosa hai scoperto nei cocci di te stessa, quali collanti stai usando e userai e che cosa le “linee di frattura” riempite d’oro hanno messo in luce di te, che prima non conoscevi.

Questo articolo viene pubblicato il primo gennaio: buon anno a tutti e che il kintsugi sia con voi :)

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85 Commenti

  1. Avatar di GLORIA

    GLORIA 2 settimane fa (9 gennaio 2017 19:00)

    Carissima Ilaria, intanto buon anno anche se con un leggero ritardo....come sempre articolo azzeccatissimo e molto molto bello...certo che questa tecnica che ci hai descritto e'davvero interessante...metterla in pratica lo deve essere molto di piu'...ci vuole come hai detto tu pazienza costanza e direi che una bella dosa di amor proprio non deve guastare, tanto meno mancare. Anche io piu' volte mi sono sentita sopraffare dalla depressione per un matrimonio andato a male, il desiderio di rimettermi in gioco e ricominciare tutto da capo. Il piu' delle volte mi sono sentita come dire "frenata" dalla paura...paura di soffrire nuovamente, vuoi i maltrattamenti subiti, vuoi uno stato di diffidenza piuttosto......corposo nei confronti del genere mmaschile, quindi...non dico di voler scappare, al contrario, ma di voler sperare che prima o poi possa accadere nuovamente di rinnamorarmi davvero...ti diro', sembrava ci fosse questa possibilità, più che altro vista la mia apertura a questa possibilità, ma dall'altra parte non e'stato lo stesso...quindi, altre lacrime altra disperazione, ma ora BASTA...e lo dico davvero con il cuore in mano...da qui mi ritrovo con ciò che vorrebbe significare PUNTARE AL MEGLIO, AL MASSIMO......anche se poi sono una donna che non chiede altro che essere felice con un uomo che possa amarmi per quella che sono.....una donna semplice con nessun grillo per la testa, una romantico a e sognatrice, che si commuove davanti ad un film romantico appunto è che rende nei sani valori di vita......AMORE RISPETTO AMICIZIA E FAMIGLIA......sara' possibile tutto questo? Io credo in me stessa e non vuole essere presunzione.......spero tanto che il bene trionfi sul male...come del resto tutti vorrebbero...sono molto contenta di far parte di questa nutrita comunità e continuerò a seguire questi interessanti consigli....chissà che prima o poi...........tutto possa trasformarsi in .ha tu pensa realtà....buon anno a te Ilaria e a futti gli amici del blog.....
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  2. Avatar di Flavia

    Flavia 2 settimane fa (11 gennaio 2017 15:53)

    bell'articolo! Effettivamente volere il meglio per se stesse e provare a fare quello che ci da piacere, per quanto possibile, è un'ottima regola di vita. Anch'io ho provato a riconnettermi con quello che ero prima della catastrofe e vestendomi bene, volendomi bene e mettendo in risalto i miei pregi sono riuscita ad attrarre di nuovo e a sentirmi soddisfatta di me. Però è un lavoro costante. Come smetto, anche solo per un giorno, mi sento di nuovo sola e spenta... Ci metto di meno rispetto a prima a riprendermi, ma è comunque un lavoro!
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  3. Avatar di asia

    asia 2 settimane fa (12 gennaio 2017 12:10)

    L'articolo è interessantissimo ed è bella l'immagine dei cocci da riunire. Al momento, da circa 9 mesi, sto vivendo una grande crisi legata alla fine di una storia "sbagliata" di 3 anni, tra tira e molla con una persona che non voleva impegnarsi e che spariva anche per lunghi mesi, ma che per me rappresentava tutto. Ho vissuto la disperazione, la rabbia e il rancore, fino ad assumere comportamenti totalmente irrazionali, vendicativi e assillanti. Ora mi resta solo la sfiducia verso il futuro. C'è un punto in cui mi sono trovata in difficoltà, quando hai detto di ritornare al PRIMA: Hai detto: Quali erano i tuoi desideri di bambina prima che le svalutazioni di tuo padre – umilianti e invincibili – ti convincessero a puntare più basso o in un’altra direzione che alla fine si è rivelata disastrosa per te? Com’eri e cosa volevi prima che quell’orribile storia sbagliata e quell’uomo abusivo ti togliessero ogni energia e tutta la vitalità che ti ha sempre caratterizzato?Il mio problema è proprio questo: non ho un PRIMA, perché la mia infanzia è stata caratterizzata sin da bambina da un ambiente di tensione e di svalutazione, di violenza e di angoscia da parte della figura paterna. Sin da bambina mi chiudevo in camera a piangere per non sentire ciò che accadeva. Questi momenti sono legati ai miei primi ricordi. Vorrei tanto avere un PRIMA a cui potermi ricollegare, ma questa è stata la mia intera esistenza. Si tratta di partire e non di ripartire. E non so da dove cominciare!
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  4. Avatar di Michela

    Michela 1 settimana fa (14 gennaio 2017 23:46)

    Grazie Ilaria, mi hai dato molto su cui riflettere. Oggi, proprio oggi, sono stata rifiutata da un uomo, e non è la prima volta soprattutto ultimamente; ho sinceramente pensato di essere una specie di prodotto difettoso, di quelli che si acquistano e poi si riportano al venditore o di quelli che si scansano perché sono ammaccati o scaduti. Ho pensato di avere serie probabilità di passare la vita sugli scaffali di un supermercato, o di esserci puntualmente riaccompagnata. Ho trovato l'ennesimo maschio bisognoso di conferme che si è preso il mio entusiasmo solo per alimentare la sua autostima. Ho passato più di un'ora a vagare per casa al buio, tenendo tutte le luci spente. Sono appassita e mi sono piovuta addosso. Ho ripensato alla massima cura che ho usato nel rivolgermi a lui, alla calma e alle parole incoraggianti e calde che gli ho detto e a come lui si sia preso e conti di continuare a prendersi tutto questo senza donare assolutamente nulla di se stesso a me, neanche un po' di tempo. Poi improvvisamente un fuoco nel mio corpo ha preceduto un'intuizione: ma tutte quelle cose che gli ho dato, chi le ha create? Io. Già, le ho create e le ho date via senza saggezza. Ma ci si rompe per imparare a un certo punto, giusto? E se io creassi bellezza prima di tutto per me? Se usassi tutte quelle abilità che ho sviluppato per far gongolare gli uomini, per me? Se mi ricoprissi io di complimenti sentiti e calorosi e mi trattassi con tutte le cure materne che finora sono stata capace di dedicare solo a loro? Non so come potrebbe essere ma voglio provare ad amarmi così, a innamorarmi di me alla faccia di tutti quelli che mi hanno usata e respinta. E lo farò con tutta la mia femminilità, alla faccia di tutti quelli che l'hanno oscurata o ritenuta pericolosa. È bello sentire ancora il calore ribollente della MIA vita. Quel ragazzo e gli altri che verranno non li punirò, non li colpirò e non li educherò. Semplicemente smetterò di svolgere la professione di compiacerli e avrò molte più risorse per splendere. Nel solcare questi oceani che mi si aprono davanti porterò con me anche le tue parole, Ilaria, momenti e insegnamenti che condividi qui. Ancora grazie per essere una di quelle donne che spronano, confortano e ispirano, prima di tutto se stesse.
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  5. Avatar di Shy

    Shy 1 settimana fa (16 gennaio 2017 20:59)

    È il più bell'augurio e il più bell'articolo per me. Grazie per averci anche messo il tuo esempio Ilaria, ti ha umanizzata di più nel mio immaginario e di conseguenza mi sono sentita meno sola in questo blue monday! ;)
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  6. Avatar di Luisella

    Luisella 6 giorni fa (18 gennaio 2017 9:53)

    Grazie Ilaria e buon anno (un po' in ritardo :-) ) anche a te. Passare ogni tanto di qui a leggerti è come sempre bello e stimolante. Non conoscevo il kintsugi, ma in fondo non serve una parola nuova né una tecnica orientale per sapere quello che abbiamo sempre saputo: che la pelle è più resistente dove c'è stata la ferita, e che ciò vale per la pelle vera così come per la "pelle" interiore. Poi le cicatrici ognuno se le gestisce come crede, l'importante è non carezzarle con troppa oziosa indulgenza bensì farne qualcosa di concreto, in linea con le proprie capacità, il proprio talento. Ad esempio, i miei cocci sono sempre diventati scrittura, e non ci rinuncerei nemmeno se mi venisse promessa la vergine e vuota felicità di un'anima che non ha mai patito. Che cosa me ne farei? Non sarei più io. Grazie per queste riflessioni. Ciao.
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  7. Avatar di Claudine

    Claudine 3 giorni fa (21 gennaio 2017 19:34)

    Buonasera Ilaria e a tutti del Blog. Volevo condividere con voi un piccolo fatto. Per le feste mi ha mandato gli auguri un ragazzo con cui di comune accordo avevamo deciso di chiudere e di non mandarci messaggini ecc... Mi si è annodato lo stomaco quando ho visto il messaggio. Ho risposto molto secca tipo 'grazie anche a te'. Poi, essendo sola, sotto le feste ecc...per capodanno ho ricambiato. Ha subito risposto ricordando il ns anniversario di conoscenza ecc...allora ho tagliato corto. Ho guardato le foto della festa di capodanno dove era stato e beccato! Era con una tipa, si vedeva che erano intimi. Vabbè...cerco di non sprecare energie a chiedermi perché fa tante allusioni e mi fa festa se poi ha la tipa...uno può pensare: ti vede come una vecchia amica, ok! Ma noi finivamo sempre oltre...perciò mi ferisce questo essere considerata così. L'altro giorno, eccolo di nuovo...mi manda una foto di un liquore che mi piace molto e che bevavamo insieme. Di nuovo, taglio corto, poi non resisto e gli chiedo perché mi contatta dopo tanto (un anno e mezzo) e perché fa il vago quando gli chiedo se ha novità, e concludo dicendo che non è onesto. Mi risponde in tono arrabbiato. Gli dispiaceva perdere l'amicizia che aveva con me (dopo un anno e mezzo, poi quale amicizia?) che del resto è fidanzato se intendevo questo con onestà e che voleva sapere solo come stavo, ma non vuole disturbare...La mia domanda è: ma sono io che vedo la mala fede ovunque e sono all'antica, o è giusto pensare che se uno vive una storia non dovrebbe cercare di riallacciare con qualcuno con cui c'è stata una storia (finita con l'amaro in bocca)? Per non avete screzi con nessuno gli ho risposto che sono contenta per lui e che per i saluti non deve mandarmi messaggi perché ce li facciamo se ci vediamo in giro. Ha risposto secco che andava bene così... Però in questi giorni ho avuto una gran rabbia, astio, pensieri cattivi di augurio che gli andasse male con lei, ecc...uno sfogo interiore da paura, con un 'non è giusto' grande come una casa...perché lui che si è sempre comportato da stronzo è fidanzato ed io invece mi trovo a difendermi da certi soggetti? E all'orizzonte ancora nessuno? Momenti tristi che mi hanno succhiato energie...ma non ho potuto evitare di passarci, adesso sono fuori... Qualcuno può dare una spiegazione a questo atteggiamento egocentrico così dannoso? Grazie
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 3 giorni fa (21 gennaio 2017 20:35)

      Sono bambini ai quali la mamma e tutti gli altri non hanno mai detto di no e ai quali non hanno insegnato un cavolo della vita, perché se scrivevano "a" senza l'"h" e la maestra si azzardava a farlo notare, papà e mamma andavano minacciosi dalla preside e dalla maestra dicendo che avrebbero denunciato tutti per razzismo discriminazione e abuso di minore, perché uno "a" lo scrive come vuole, perché c'è libertà di pensiero e di parola e di espressione e il bimbo sa benissimo come scrivere, solo è creativo e usa il pensiero laterale.Comunque sai qual è la vera questione? Sei tu che non gli dici di "no". Veramente basta con 'sta interminabile menata dei messaggini ai quali tu rispondi molto secca (?!) o tagli corto (?!) e stai lì a rimuginare. Lui è uno stronzo e ha un'altra? Le donne prive di dignità, di gusto e di rispetto di sé e di capacità di fare selezione sono tantissime. Questo è. Punto. Per uno stronzo che circola, ci sono cinque donne che si attaccano a un suo sms. Che ciascuna dica di no per sé, coltivando il proprio giardino e cercando per sé quei pochi uomini che davvero valgono. Che ciascuna si prenda la responsabilità dei nomi e dei numeri di telefono che ha nella sua rubrica.
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    • Avatar di Claudine

      Claudine 3 giorni fa (21 gennaio 2017 20:52)

      Grazie Ilaria! Sei molto gentile a rispondermi subito. Mi tocca sul vivo che l'altra è la fidanzata, mentre con me faceva il tira e molla, ma è solo orgoglio il mio, perché di fatto non mi convinceva per cui non poteva andare. Lo sapevo che dovevo dire no ignorando il suo messaggio e non rispondere...ero in un momento di fermo mentale e ho sbagliato. Poco, male, è passata. Adesso che so come mi fa sentire, non si ripeterà. Grazie ancora
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    • Avatar di Gea

      Gea 3 giorni fa (21 gennaio 2017 21:35)

      Cara Claudine, innanzitutto auguri di buon anno! Credo tu abbia fatto molti passi avanti, ma, al tempo stesso, quando racconti con dovizia di particolari le piccinerie degli uomini deludenti che incontri, questo dedicar tempo ed energie a scrivere di costoro finisce per sottrarre tempo ed energie a te e ti mette momentaneamente "in pausa", cioe' arresta il tuo cammino. Se é un tizio che ti ha già delusa, sentiti libera di non rispondergli... sii educata con chi lo merita! Lascia perdere le foto e le indagini se sta con una o no... non servono a niente. Finisci per focalizzarti sul nulla. Idem per un nuovo incontro deludente: volta pagina e non pensarci più. Con tipi simili non c'è niente di meglio che la "damnatio memoriae". Ancora auguri e un grande abbraccio!
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    • Avatar di Claudine

      Claudine 3 giorni fa (21 gennaio 2017 22:54)

      Grazie Gea! Hai pienamente ragione! Buon anno!
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    • Avatar di Gea

      Gea 2 giorni fa (22 gennaio 2017 10:47)

      Grazie Claudine! :-)
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    • Avatar di Anna

      Anna 2 giorni fa (22 gennaio 2017 0:50)

      Fra parentesi graffe quadre e tonde: non è che se dice di essere fidanzato, vuol dire che sia fidanzato. Non ha alcuna importanza, ma è bene ricordarsi che i manipolatori usano principalmente le parole. Quanto scrivono, quanto parlano, quanto poco fanno
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  8. Avatar di Ilenia

    Ilenia 2 settimane fa (9 gennaio 2017 10:21)

    Ciao Ilaria bellissimo e giustissimo l'articolo ma come si fa a non schifarsi quando tutti e dico tutti ti schifano per una disabilità evidente, nel mio caso?
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    • Avatar di Ilaria Cardani

      Ilaria Cardani 2 settimane fa (9 gennaio 2017 16:11)

      Ciao Ilenia, mi hai scritto anche un messaggio in privato e ti ho risposto. Tu parli di "tutti" ed è una generalizzazione davvero esagerata. Io credo che determinate persone semplicemente non vadano frequentate (questo è un mio ritornello molto noto) e che si debba fare selezione e che spesso certe condizioni, ancorché sfavorevoli, siano favorevoli a fare selezione. Inoltre credo sia utile lasciare andare la rabbia, anche se si hanno buoni motivi per essere arrabbiati e partire da dove si è e da quel che si ha. Questo in qualsiasi condizione ci si trovi.
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    • Avatar di minou

      minou 2 settimane fa (10 gennaio 2017 9:45)

      Ciao Ilaria, buon anno e grazie per il tuo costante impegno. Condivido in pieno tutto ciò che hai scritto ma non sono molto d’accordo sul fatto che certe condizioni oggettivamente sfavorevoli aiutino in potenza la selezione. Anzi. Il rischio è quello di essere maggiormente depredate, proprio perché viste come più vulnerabili, proprio perché in effetti più vulnerabili. La soluzione sarebbe non essere mai in debito d’amore, ma io, per esempio, non ci riesco. Un grande abbraccio
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    • Avatar di Gea

      Gea 2 giorni fa (22 gennaio 2017 10:52)

      Ciao e buon anno Minou, la vulnerabilità é qualcosa che non é per forza legata a condizioni sfavorevoli. Spesso sono le convinzioni limitanti a creare condizioni sfavorevoli laddove non ce ne sarebbero.
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