Come ottenere ciò che si vuole. L’arte di lasciar andare

come ottenere ciò che si vuoleCome ottenere ciò che si vuole senza sforzo e senza rovinarsi la vita?

Viviamo in un mondo pervaso dalla mediocrità e allo stesso tempo ossessionato dai risultati.

Risultati scolastici, nello sport, nella carriera e nelle finanze, nei beni materiali e in tutto quello che dovrebbe essere simbolo evidente di successo.

Un partner ammirabile, una vita di coppia e una famiglia felice.

Una bella casa, bei vestiti, una macchina lunga e via così, tutte queste baggianate, di fatto inutili e inessenziali alla vera serenità.

Un corpo magro anche quando la struttura che possediamo non è naturalmente esile (perché i tipi di corporatura sono diversi e non a caso), un aspetto giovane per sempre.

Una salute di ferro.

L’inseguimento di tutti questi “obiettivi” in realtà può diventare una dannazione perché carica le persone di ansia, senza che dall’ansia si tragga nessun vantaggio secondario.

E guarda un po’, più aumentano ansia e tensione, più diventa difficile raggiungere i risultati che ci si è prefissati e così ci si sente ancora più frustrati e sempre più bisognosi di raggiungere quel che non si riesce a raggiungere.

Entrando in un circolo vizioso.

Soprattutto vivendo una brutta vita, senza valide ragioni per vivere male.

Come ottenere ciò che si vuole.

Premesso che noi tutti abbiamo dei naturali bisogni in quanto esseri umani e premesso che il sano desiderio di crescere e di raggiungere risultati appartiene anch’esso alla nostra natura, è giusto riflettere e agire per ottenere quel che desideriamo.

Prima di tutto direi che è necessario capire che cosa si vuole davvero.

Tale è il rumore, il “chiasso” proveniente dall’esterno, troppi i “si deve”, i “si dice” e così forte l’impatto del giudizio e dell’esempio degli altri, che è facilissimo incorrere nel rischio di desiderare qualcosa che non ci interessa in modo autentico.

Che non rispecchia la nostra personalità, le nostre attitudini e che in realtà non ci gratifica realmente.

Quindi, quando insegui un sogno e vuoi trasformarlo in obiettivo – anche e soprattutto dal punto di vista sentimentale – chiediti:

è proprio quello che desidero?

Fa per me?

Mi soddisfa nel profondo?

O lo faccio per apparire, per accontentare mamma e papà e per essere allineata al pensiero e alle convinzioni delle mie amiche?

Il secondo passo per ottenere ciò che si vuole è controintuitivo ed è proprio indirizzato a vivere innanzitutto con serenità allo scopo di avere l’atteggiamento mentale (link) più utile per arrivare dove si vuole.

Oltretutto la serenità è uno scopo valido già di per sé.

È fondamentale avere distacco, lasciare andare, lasciare andare l’attaccamento eccessivo.

Evitare di vivere come se dalla realizzazione dei nostri obiettivi dipendesse la pienezza e la realizzazione della nostra esistenza.

Cioè dobbiamo avere chiaro in testa che si vive una vita degna anche se non si raggiungono gli obiettivi che ci si è prefissati.

Questo è ciò che significa evitare l’attaccamento, lasciar andare, distaccarsi.

E questo è fondamentale anche in un rapporto con un uomo e nella relazione di coppia.

Davvero: uno dei più grandi ostacoli nella realizzazione di un amore, di un guadagno o di altri obiettivi (per esempio anche quelli legati alla salute e alla forma fisica) è l’eccessivo attaccamento, il disperato desiderio di quella realizzazione.

Chiamiamola anche in certo qual modo “ossessione”, senza dare a questo termine un significato morboso.

Quando sei eccessivamente attaccata a un risultato da ottenere – anche e soprattutto in amore – è facile che tu venga colta, anche magari senza accorgertene, da:

ansia

paralisi dell’analisi (pensi troppo e rimugini, senza agire)

bisognosità

senso di competizione con gli altri

mancanza di risorse fisiche ed emotive

mancanza di forze

meno creatività

meno capacità di giocare tutte le tue carte, di esprimere il tuo pieno potenziale.

Questo solo per citare alcuni “stati emotivi” che possono frapporsi tra te e i tuoi obiettivi.

Se ti ritrovi anche solo parzialmente in questa descrizione, sappi che non sei la sola.

Come ho detto all’inizio, siamo immersi in un mondo competitivo, si compete per qualsiasi sciocchezza, e nessuno ci educa ad avere un atteggiamento di non-attaccamento.

Anzi, spesso l’eccessivo attaccamento viene percepito come “diligenza”, impegno, dedizione.

Il grande fraintendimento

Nelle consulenze personali con le mie clienti io mi trovo spessissimo di fronte a persone estremamente intelligenti e dotate, che si “intrappolano” da sole assumendo atteggiamenti di ansia e di tensione e vivono male le loro vite dal momento che investono eccessivamente su un desiderio o su un obiettivo.

Anche quello di trovare il compagno giusto.

Chiedere loro di non essere così attaccate all’obiettivo e di vivere la loro vita con più libertà sembra di chiedere di rinunciare. E non è affatto così.

È esattamente il contrario.

Lasciar andare, “distaccarsi” non è rinunciare all’obiettivo, reprimere il desiderio o essere meno determinati.

Di fatto è lasciare andare la paura di non avere quello che si desidera.

Infatti, facci caso, per esempio: non ti è mai capitato che gli uomini che non ti interessano ti cerchino e quelli che ti interessano non ti cerchino?

Considera che quando sei in una relazione con una persona e mantieni una posizione di non attaccamento hai tutte le possibilità di creare o rafforzare:

la sicurezza in te stessa

la creatività

la voglia di sperimentare

la collaborazione con gli altri, che è il contrario della competizione

la voglia di giocare e di divertirti

un fantastico equilibrio emotivo

uno stato di flusso, cioè di agio e spontaneità in ogni cosa che fai

una grande disponibilità di risorse personali

E se davvero ti sta a cuore ciò che stai costruendo, questo stato è l’ingrediente fondamentale per costruire un’esistenza piena di amore e appagante, da tutti i punti di vista.

Ora, se ti va seguimi un momento che chiariamo questo aspetto.

Che cosa significa vivere con un eccessivo attaccamento verso qualcosa o qualcuno?

Significa essere convinti che senza quel qualcosa e quel qualcuno siamo incompleti e quindi la nostra vita è incompleta.

Quando si cerca un obiettivo, anche un legame con una persona, pensando che “quando avrò ottenuto quella cosa – un lavoro, un aumento, una casa – o quando avrò un compagno, finalmente starò bene e mi sentirò bene”, ci si mette nella posizione di chi “manca” di qualcosa.

E quindi è intimamente convinto di non valere così come già è e di contare qualcosa, così come già è.

E di non avere abbastanza così come già è e rispetto a quello che già ha.

Breve ed essenziale, la guida che ti spiega i passi base e fondamentali per costruire o ricostruire la tua autostima e mantenerla. Per stare bene con te stessa e con l’uomo giusto.

Il senso di fallimento e di disprezzo di sé (sì, hai letto bene, “disprezzo di sé”) può diventare molto forte, così come la sensazione di aver buttato via o di star buttando via la propria vita.

Sono sentimenti negativi, e mi tocca dire, inappropriati, profondamente ingiusti, che comunicano all’esterno un senso di disagio e allontanano gli altri.

L’attaccamento eccessivo a un obiettivo, la sua sopravvalutazione, significa anche caricarsi di aspettative che spesso vengono deluse.

Poi si sa, per dirla con eleganza, che “l’aspettativa è la madre delle fregature”.

Proprio così.

Vivere con eccessivo attaccamento a un risultato significa costringersi a una visione miope e ristretta della vita.

È un po’ come guardare sempre attraverso un binocolo, che ci fa vedere bene un punto lontano, ma solo quel punto, senza quello che ci sta attorno.

Così si perde la visione d’insieme, il quadro generale e anche i particolari di quel quadro.

Ci si irrigidisce, si diventa egoisti e non collaborativi, spesso tradendo la propria natura di persone amabili ed equilibratamente accomodanti.

Non si riescono a cogliere le opportunità, perché sono fuori dal quadro e fuori fuoco.

Alla fine non ci si gode la vita perché “fissati” su qualcosa o su qualcuno. Essere fissati significa essere carichi, appesantiti, non liberi.

Appesantiti in partenza, cioè carichi di emozioni, di traumi, di un senso così basso della propria autostima, dall’essere convinti di poter valere qualcosa ed essere felici solo se alcune condizioni si realizzano.

Poi appesantiti lungo il percorso, perché quando si ripongono tante aspettative su una condizione da raggiungere, diventa molto difficile raggiungerla.

Una spirale in discesa insomma.

Nella quale si vive male e non si rispetta se stessi, la propria natura, le proprie risorse.

Attenzione, qual è l’aspetto peggiore di questa situazione? Che anche quando si raggiungono gli obiettivi prefissati, si rimane insoddisfatti, manchevoli, vuoti.

Che poi è quello che succede ai narcisisti patologici. Sempre infelici, malgrado i successi – talvolta eccezionali – raggiunti.

Ma come si fa a rimanere sereni e aperti agli altri, a ottenere quello che si desidera e a godersi la vita?

Praticando l’arte del distacco, del lasciar andare, di sentirsi pieni e soddisfatti per il fatto solo di esistere.

Perché la vita è nello stesso tempo fatta di pieni e di vuoti.

È piena di opportunità e presenta sfide continue per tutti.

Perché ogni stagione, ogni età, ogni fase, offrono vantaggi e svantaggi.

Perché il mondo non è perfetto ed è comunque ricchissimo di risorse e perché quello che conta non è ciò che abbiamo, ma ciò che siamo.

Se si insegue un obiettivo esterno per mettere a tacere delle sofferenze e delle mancanze interiori, si avrà successo esteriore ma non si vivrà bene, perché sempre mancanti.

Inoltre, spesso, i risultati agognati o si raggiungono a caro prezzo, cioè o venendo a patti con la propria anima – pensa appunto ai narcisisti patologici – o con un grande carico di stress e di ansia.

Oppure, come spesso accade per le relazioni amorose, si rischia di non raggiungere l’obiettivo o di raggiungere quello sbagliato.

Questo proprio perché, da una parte, le energie sono risucchiate da un atteggiamento emotivo e mentale depotenziante, dall’altra non si è ancora pienamente evoluti per “essere in possesso di quell’obiettivo”.

Che cosa vuol dire? Vuol dire che di riffa o di raffa il nostro inconscio, ci tiene lontano da quello che crediamo di desiderare, dal momento che, partendo da una posizione di mancanza e di scarsità, mettiamo in moto una serie di auto sabotaggi.

Per esempio una donna può desiderare di trovare l’uomo giusto, ma si ritrova continuamente ad avere storie sbagliate, perché inconsciamente è convinta di non meritare il meglio.

E allora, come si fa a superare questa modalità di approccio alla vita, che purtroppo è anche molto comune e quindi da molti viene considerata “normale”?

6 passi per lasciare andare e avere ciò che si vuole

In primo luogo è utile riflettere su chi sei e che cosa vuoi essere.

Stare concentrata sul concetto di “essere”, di quali sono i tuoi desideri e le tue risorse come persona e come donna.

Indipendentemente da quanto tu faccia o abbia materialmente ed esternamente.

Che cosa hai dentro?

Quali sono i tuoi valori?

Quali sono le tue potenzialità, i tuoi “superpoteri” ai quali non hai mai dato importanza e spazio?

Metti per iscritto le tue risposte, riformulale e completale di tanto in tanto.

Il secondo passo è praticare la gratitudine.

Detto più semplicemente, significa vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

Nella pratica significa fare la lista di tutto quello di buono che sei, che hai, che hai a tua disposizione o a portata di mano o a un tiro di schioppo 😊

Questo aiuta a mettersi in pace con il mondo e ad assumere una posizione di “abbondanza” e non di “scarsità”.

Il terzo passo è: se hai degli obiettivi e un piano per realizzarli, osserva e tieni traccia (un diario anche in questo caso è utilissimo) di tutti i passi anche i più piccoli che ti avvicinano all’obiettivo.

Per esempio, se vuoi raggiungere un certo peso e sai che sarebbe utile muoverti, ma ancora non è arrivato il giorno giusto, segna quando hai deciso di fare le scale a piedi anziché prendere l’ascensore.

È un piccolo, primo passo verso l’obiettivo. È qualcosa che appartiene a te e non ha risonanza esteriore ed è eccellente.

Il quarto passo è diventare tu la misura della tua vita, porti degli obiettivi che stanno a cuore a te e che hanno risonanza dentro di te, senza che ci sia il giudizio o il parere degli altri a influenzarli.

Rispondi a queste domande:

Chi sto diventando?

Quali sono i tratti della mia personalità che voglio scolpire, mettere in rilievo, scoprire, come fa lo scultore con il marmo?

Concentrati su quello che nessuno potrà mai toglierti.

E quello che nessuno potrà mai toglierti è quello che sei, il modo in cui definisci te stessa di fronte a te.

Il quinto passo è “esaminare” se davvero vale la pena essere tanto attaccata, riporre così forti aspettative su un obiettivo.

E questo puoi farlo usando delle domande che iniziano con: “é proprio vero che?”

Alcuni esempi

È proprio vero che si tratti di una grande umiliazione non ottenere quell’aumento di stipendio?

È proprio vero che non posso godermi al cento per cento le vacanze senza un compagno accanto?

È proprio vero che la fine della mia storia con il mio ex è stata una sfortuna?

Poi c’è un’altra domanda utile:

Che cosa c’è al di fuori di questo mio attaccamento, di questa mia aspettativa, che può essere molto più grande e bello e utile per me?

Il sesto passo è concentrarsi sull’istante, stare nel momento, vivere minuto per minuto assaporando ogni passo e ogni passaggio della giornata e della vita.

Dato che è il senso è nel viaggio, non nella meta.

Ecco come ottenere ciò che si vuole con l’arte di lasciar andare.

 

 

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7 Commenti

  1. Avatar di kicca

    kicca 9 mesi fa (2 Giugno 2023 12:28)

    Ciao cara, grazie come sempre
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  2. Avatar di LauraA

    LauraA 5 mesi fa (15 Settembre 2023 1:21)

    Articolo stupendo, Ilaria. Profondo, significativo, e come sempre cristallino nel far comprendere le cose e nel dare indicazioni pratiche su come utilizzare questa consapevolezza per migliorare la propria vita in modo radicale. Grazie di cuore
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  3. Avatar di Valentina66

    Valentina66 5 mesi fa (8 Settembre 2023 11:49)

    buongiorno carissimi, questo articolo mi fa riflettere sui condizionamenti che i media ci impongono, per farci credere che appunto non siamo "perfetti" e dobbiamo porci obiettivi da essi imposti. Non vi sembra che questo non finisca mai e a tutte le età e sesso? Anche adesso sfogliando riviste o leggendo qua e là, non si fa altro che dire quanto i/le over50 siano ancora in gamba, belli, in forma, articoli conditi di foto che spesso sono 30enni mascherati da 50enni o più... ti dicono che le donne non sono più quelle di una volta ma sono sicure di se stesse e hanno una consapevolezza maggiore... come se fosse un obbligo sentirti in quel modo... e tu nella tua mezza età con i tuoi chiletti e problemi vari a sentirti inferiore perchè ancora una volta, UGUALE A QUANDO ERI ADOLESCENTE, soprattutto se donna, vieni tirato dentro a confrontarti con tutto ciò. E vieni tirato dentro ad avere ancora una volta, se sei solo leggermente "debole" il desiderio di diventare come LORO vorrebbero. é ora di finirla, direi, non pensate? di giocare sulle nostre debolezze, intendo
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  4. Avatar di Alice

    Alice 4 mesi fa (27 Ottobre 2023 20:51)

    Molto interessante! "Distaccarsi non é rinunciare all'obiettivo ma è lasciare andare la paura di non avere quello che si desidera" A chi non é capitato di provare questo interesse puro e libero per qualcosa, senza paura, senza chissá che aspettative sull'ottenerlo, senza grossi dubbi riguardo a se stessi? Magari é capitato da bambini o da giovani, o anche adesso, ma per ambiti della vita verso cui abbiamo un atteggiamento piú leggero. Penso sia importante essere consapevoli che questa leggerezza é buona e giusta, anche perché puó capitare che altre persone - che invece in quell'ambito hanno tante tensioni - ci facciano sentire sbagliate o irresponsabili. Lo scrivo qua, cosí magari me ne libero: una cousellor che mi seguiva mi ha martellato per un anno chiedendomi se mi stavo muovendo per mettere su famiglia, e per farmi riflettere se questo fosse un mio obiettivo, se avessi un istinto materno etc., e di farlo in fretta perché la mia etá si inoltra nei 30. Io non ho mai chiesto di parlare di questo argomento, l'avevo contattata per altro. Capisco che l'orologio biologico é reale ed un fattore da non trascurare. Ma io questo aspetto me lo stavo vivendo con serenitá, come un'opzione aperta, nel senso se le condizioni permettono sono ben felice di figliare, ma se non é destino, la mia vita puó essere bella lo stesso. Dopo decenni di femminismo, é tanto strano approcciare la questione maternitá si o no con una certa leggerezza? Come una strada come tante, che si puó intraprendere o no a seconda del meteo e di come si incrocia con tante altre strade? Ecco, la penso cosí.
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  5. Avatar di Francesca

    Francesca 4 settimane fa (20 Gennaio 2024 0:10)

    Ciao ragazze cerco un po' di conforto. Il mio ragazzo da un po' di tempo ha fatto amicizia con un mio ex con cui avevo totalmente rotto i rapporti. Premetto che non li ho fatti conoscere io si sono incontrati tramite amici in comune. Da una parte sono felice per il mio ragazzo perché hanno fatto un gruppo musicale insieme e sono fogatissimi. Dall'altra parte anche se mi diverto quando usciamo tutti insieme (anche con la moglie di lui), mi pesa vederli perché sento che mi si riaccende sempre qualcosa dentro e continuo a ripetermi che se io sto con il mio ragazzo e lui sta con sua moglie un motivo c'è. Insomma faccio fatica a fare l' amica perché non ci siamo lasciati bene. Un po' mi fa piacere e un po' sono contenta che il mio ragazzo stia bene con lui ma sento di volermi allontanare perché mi riaccende vecchi pensieri. Vi è mai capitata una cosa simile? Voi come vi comportereste? Stamani ho pure pianto ripensando ai "vecchi tempi". Non so se sono esagerata ma in fondo quando alla fine di una relazione si da un taglio netto un motivo c'è. Il mio ex continua a invitare spesso e io sono in difficoltà
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